Attratti da Gesù

- Massimo Camisasca

Riportiamo il testo integrale dell’omelia di monsignor MASSIMO CAMISASCA, vescovo di Reggio Emilia- Guastalla, in occasione della Domenica delle Palme

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Tiepolo, Caduta di Cristo sulla via del Calvario (1772) (Immagine d'archivio)

Per gentile concessione dell’autore, pubblichiamo l’omelia che mons. Massimo Camisasca, vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, tiene oggi in occasione della Domenica delle Palme.

Cari fratelli e sorelle,
la liturgia di questa domenica delle Palme ci permette di vivere in modo anticipato l’esperienza della Settimana Santa. In una sola celebrazione troviamo raccolto il mistero di luce e di gioia, di dolore e di sangue che si dispiegherà nei giorni che da oggi ci conducono alla Pasqua. Quel mistero è il cuore della vita di Gesù sulla terra, sono le ore in cui appare con grande evidenza perché egli abbia accettato liberamente di obbedire al Padre che gli ha chiesto di assumere la condizione di servo, di diventare uomo, di umiliarsi facendosi obbediente fino alla morte di croce (cfr. Fil 2,7-8).

Lo ha fatto perché Dio ama l’uomo. Fino al punto di caricarsi del suo peccato, per cancellarlo, per perdonarlo. Per aprirci così le porte della vita.

Tutta l’esistenza di Gesù è un cammino verso Gerusalemme. Fin dall’infanzia, poi durante la vita pubblica Gesù era già stato a Gerusalemme. Lì, in quella città, la città del gran Re (cfr. Mt 5,35), c’era il Tempio. Nel Tempio, spazio del sacrificio e della preghiera, c’era il luogo della Dimora, della Presenza. Lì tendeva tutto il corso della sua vita che era adorazione del Padre e disvelamento della sua figliolanza, della sua divinità.

La folla che era salita a Gerusalemme per le feste della Pasqua, la folla che aveva sentito parlare dei suoi miracoli, della sua autorità ed era affascinata dalla sua umanità, saputo del suo ingresso nella città santa, accorre per festeggiarlo.

Non sappiamo quante persone fossero e neppure quale parte rappresentassero dell’intero mondo dei pellegrini che frequentavano la capitale o degli abitanti della città. Certo, una folla significativa, tanto da rimanere impressa nel cuore e nella mente dei discepoli. Si realizzava così l’antica profezia di Zaccaria: viene il tuo Re, mite (cfr. Zc 9,9). Un re che non si interessa di un potere fatto di terre e di denari, ma che vuole entrare nei cuori per liberarli dalle catene del male.

Tra pochi giorni forse proprio una parte di questa folla contribuirà alla condanna a morte di Gesù. Mistero della psicologia delle folle che tanto è stato oggetto di studio nel secolo passato.

In questa folla oggi siamo anche noi. Anche noi siamo qui perché attratti dalla persona di Gesù, colpiti dalle sue parole, dalle sue azioni, calamitati dal fascino del suo sguardo assieme autorevole e misericordioso.

Anche noi vogliamo conoscere di più Gesù, desideriamo entrare più profondamente nella realtà della sua vita, delle sue promesse, dei suoi comandamenti per poter meglio comprendere la nostra esistenza e meglio vivere, attraversando le diverse sfide e responsabilità che ci sono affidate.

Ma dove e come possiamo conoscere Gesù? Dove incontrarlo? Dove farci suoi discepoli per crescere, come lui, davanti a Dio e agli uomini?

Proprio la settimana che oggi si apre, ci offre la risposta a queste domande così decisive per ogni uomo.

Gesù si incontra nella realtà di uomini che ne continua la vita: la Chiesa. Tra sette giorni saremo qui a celebrare la sua Resurrezione. Egli è dunque vivo. È vivo e prosegue la sua missione sulla terra attraverso i doni che ci ha lasciato.

È vivo attraverso il suo Spirito che Egli ci trasmette nel Battesimo. È vivo attraverso l’Eucarestia e il sacramento della Penitenza che rinnovano e fanno crescere in noi la sua vita. È vivo attraverso la sua Parola che risuona nella liturgia. È vivo nella Chiesa, nelle piccole e grandi comunità che la compongono.

Per trovare Gesù dobbiamo incontrare il suo Corpo che ci accoglie e ci manda. Ci accoglie per farci partecipare della sua divino-umanità, ci manda a incontrare gli uomini, nostri fratelli, per portare loro l’annuncio che Gesù, colui che attendono senza saperlo, ha in serbo anche per loro il suo dono. Anche per loro ha subito la passione, è morto ed è risuscitato.

Come i bambini ebrei che oggi accolgono Gesù alle porte della città santa, facciamo festa al Signore che viene. Il modo migliore per festeggiarlo è parlare di lui alle persone che lo aspettano: parlare di lui attraverso le parole nostre e attraverso la nostra vita, attraverso la bellezza e la gioia dei nostri volti, attraverso la pace dei cuori, il perdono, la speranza.

Amen.

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