La tragica rivoluzione di Elliot

- Pierluigi Colognesi

In California un giovane di 22 anni ha ucciso sei persone sparando nella folla. Ha lasciato un video messaggio in cui spiega il suo gesto. Il commento di PIGI COLOGNESI

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Elliot Rodger (Immagine d'archivio)

Elliot Rodger è un normale ragazzo californiano di 22 anni. Ha alle spalle una normale – oramai, purtroppo, è così – vicenda familiare segnata dal divorzio dei due genitori quando aveva 7 anni e dalla difficile convivenza con la nuova compagna di suo padre. Frequenta un normale college a Santa Barbara, dove i suoi coetanei, oltre a una normale esistenza di studi e divertimenti, hanno una normale pratica di rapporti sessuali più o meno frequenti. Lui no. 

Pur essendo di bell’aspetto e di condizione agiata non è mai riuscito a conquistare una donna. È un tarlo che lo rode dentro e a poco a poco distrugge tutta quella apparente normalità, fino a condurlo alla follia. Scrive un lungo “manifesto” nel quale racconta la sua storia, fa esplodere tutto il suo odio per ogni essere umano, specialmente le donne, e minaccia: «Voi non avete avuto compassione con me e io non la mostrerò con voi. Vi annienterò». Non era la prima volta; i genitori avevano già intercettato messaggi simili a avevano provveduto ad avvisare la polizia e a sottoporre il figlio a cure psichiatriche. Ma questa volta Elliot ha fatto sul serio: ha postato su YouTube un videomessaggio carico di odio, poi ha preso la sua BMW nera è andato nella zona del college, ha ucciso tre compagni, sparato per strada – altri tre morti – per poi suicidarsi durante lo scontro a fuoco con la polizia. 

Non c’è dubbio che si tratti del gesto di un pazzo. Subito sono divampate le polemiche sulle responsabilità di chi avrebbe potuto accorgersi prima – la polizia, avvisata, non ha neanche perquisito la sua camera, dove avrebbe trovato le armi – delle sue malsane intenzioni. Ma chiuderla lì come un puro atto di follia non è sufficiente.

Il “manifesto” di Elliot contiene un disegno: nella prima colonna ci sono a sinistra tante donnine rosa stilizzate e a destra tanti maschietti verdi: una riga li unisce a due a due; sopra c’è scritto: «Prima della rivoluzione sessuale». Nella colonna centrale ci sono le stesse figurine, ma ora le frecce vanno dalle donne a pochi, fortunati uomini; scritta: «Dopo la rivoluzione sessuale». Terza colonna intitolata: «Dopo la rivoluzione di Elliot Rodger»: i maschi sono ancora lì, ma al posto delle donne ci sono solo croci cimiteriali. 

È chiaro: Elliot non cercava solo sesso, sebbene lui stesso si lamenti nel video di essere ancora vergine a 22 anni e di aver mai ricevuto neppure un bacio. Se questo fosse il problema, non è difficile immaginare che con le sue disponibilità economiche avrebbe potuto comperarlo; non necessariamente in termini di prostituzione, ma semplicemente sfruttando la leggera disponibilità delle ragazze del college, da lui stesso denunciata. Lui desiderava la coppia – prima colonna -, che è molto di più dell’accoppiamento. 

È questo che la «rivoluzione sessuale» ha distrutto: ha fatto credere che libertà significasse potersi accoppiare a piacimento, mentre il desiderio autentico, anche nel sesso, è quello di una compagnia duratura. Elliot non è l’impazzita vittima di una libertà che non ha saputo conquistarsi, lo sfigato che non è stato in grado adattarsi ai tempo post rivoluzione sessuale. Elliot è l’inconsapevole, tragico, testimone di un desiderio che è stato schiacciato e la sua «contro rivoluzione» ha prodotto solo morte.

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