La “giustizia” che non ci piace

Dio ha un metodo tutto suo per stabilire la giustizia del lavoro, dell’economia, e non solo. Ma è distante in modo evidente da come lo intende l’uomo di oggi. PRIMO SOLDI

20.09.2014 - Primo Soldi
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“I miei pensieri non sono i vostri pensieri”. Peggio degli atei siamo noi cristiani quando ci arroghiamo il diritto di giudicare l’operato di Dio nella nostra vita, quando diciamo che Dio dovrebbe fare così, è ingiusto che permetta questa cosa e quest’altra. “Le mie vie non sono le vostre vie”, dice il profeta Isaia. Noi abbiamo i pensieri umani, ma i pensieri di Dio sono molto diversi; per comprendere il pensiero di Dio dobbiamo uscire dalla nostra misura che il più delle volte è una misura gretta. 

Nella società dei diritti siamo tutti pronti a gridare: questo non è giusto! Non è giusto trattare allo stesso modo chi ha lavorato dieci ore e chi ha lavorato un’ora. Nella parabola di Matteo che leggiamo nella Domenica 25esima del tempo ordinario è evidente che Cristo sceglie un altro criterio oltre a quello della giustizia distributiva; è il criterio della gratuità, della generosità, della carità verso chi è nel bisogno, si tratti di disoccupato, cassa integrato, dell’emigrante da aiutare. 

Il criterio inaugurato da Cristo ha allargato il criterio più ovvio della giustizia distributiva che poi tanto distributiva non è. Pensiamo a quanto l’occidente ha rapinato in Africa, in Asia, in genere nel sud del mondo. Oggi tutti questi popoli si riprendono quanto loro è stato derubato e così le grandi ricchezze continuano ad essere sempre nelle mani di pochi. Hanno imparato bene la lezione dell’egoismo, i popoli del terzo mondo.

Il grande Papa Paolo VI, che tra poche settimane sarà proclamato beato, il 26 marzo 1967 scriveva nell’enciclica Populorum Progressio: “Abbiamo bisogno di crescere in una solidarietà che deve permettere a tutti i popoli di giungere con le loro forze ad essere artefici del proprio destino, così come ciascun essere umano è chiamato a svilupparsi”. E più di recente nel 2002 i vescovi del Brasile citati nella Esortazione apostolica Evangelii Gaudium: “Desideriamo assumere ogni giorno le gioie e le speranze, le angosce e le tristezze del popolo brasiliano, specialmente delle popolazioni delle periferie urbane e delle zone rurali senza terra, senza tetto, senza pane, senza salute, violate nei loro diritti. Vedendo le loro miserie, ascoltando le loro grida e conoscendo la loro sofferenza, ci scandalizza il fatto di sapere che esiste cibo sufficiente per tutti e che la fame si deve alla cattiva distribuzione dei beni e del reddito”. 

La parabola del Vangelo esprime tutto il cuore di Cristo e quello che deve diventare il nostro cuore.

Un padrone assume a più riprese lavoratori per la sua vigna. Esce al mattino presto e assume alcuni lavoratori accordandosi con loro per il salario di un denaro per il lavoro di tutta una giornata. Poi esce verso le nove del mattino; vede altri che sono disoccupati e li assume. 

Esce ancora verso mezzogiorno e verso le tre di pomeriggio fa lo stesso. Infine esce verso le cinque; vede altre persone disoccupate e dice loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi?”. Gli rispondono: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Alla fine dice al suo fattore: “Chiama gli operai, dà loro la paga incominciando dagli ultimi fino ai primi”.

Il modo del pagamento è sconcertante: gli operai assunti alle cinque del pomeriggio ricevono ciascuno un denaro cioè il salario che era stato concordato con gli operai della prima ora. Di qui la protesta: come mai tratti allo stesso modo noi che lavoriamo dalle cinque del mattino e abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo? Ma il padrone spiega: “Io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro?”. Evidentemente il padrone sa che gli ultimi hanno bisogno dello stesso salario dei primi per vivere. 

L’invidia della grazia altrui è uno dei più grandi peccati in cui possiamo cadere. Questa malapianta può mettere radici anche nel nostro cuore. Ogni uomo nel piano della salvezza di Dio è considerato necessario e riceve da Dio un compito che è un frammento insostituibile nel piano della redenzione. Non conta il compito che ci viene assegnato, alcuni di grande importanza e altri nascosti agli occhi del mondo. Spesso alle persone più umili e sconosciute vengono affidati compiti importantissimi per il futuro del mondo e la salvezza delle anime (P. Livio Fanzaga, Le vie del cuore, p. 203). 

Pensiamo ai pastorelli di Fatima, pensiamo a S. Bernardetta a Lourdes, il Signore sa che cosa chiederci e come ripagarci. Ci siano di esempio le persone che lavorano volentieri nell’ombra per lasciare che il mondo sia illuminato dalla luce di Cristo e solo dalla sua luce. Se entriamo in questa prospettiva, invece di soffrire e di tormentarci con l’invidia, impareremo a rallegrarci e a ringraziare per la sinfonia meravigliosa della grazia operata da Dio. Impareremo così ad avere i pensieri di Dio.

Lo imparino anche i grandi del mondo, oggi più che mai aiutando i poveri a diventare ricchi con il loro lavoro.

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