Bisogno di salvezza

- Vincent Nagle

La salvezza è l’unica cosa che davvero conta nella vita, ben più del ripensare agli errori commessi. Nessun errore definisce il nostro desiderio originale. VINCENT NAGLE

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Luna - Infophoto

Stavo a tavola con una dozzina di adulti malati di Aids. C’era anche un’operatrice della residenza per questi malati che ad un certo punto,rivolta a tutti, ha fatto la domanda: “se tu potessi tornare indietro nella tua vita, a che punto della vita, a quale momento della tua storia torneresti?”.

Il primo a rispondere ha detto che tornerebbe all’età di otto anni e quando gli abbiamo chiesto il perché ha addotto questa spiegazione: “perché ero molto felice in quel periodo”. Successivamente ognuno ha risposto nello stesso modo, dicendo che tornerebbe all’età che gli avrebbe permesso di evitare gli errori che a quell’età ha cominciato a commettere. Poi anche il primo ha cambiato la sua risposta, per dire che anche lui tornerebbe indietro per evitare la direzione che la sua vita ha preso.

Ero impressionato dal fatto che la coscienza di ciascuno di questi adulti era dominata dalla convinzione di aver sbagliato nella vita. Questo, pensavo, non è il mio modo di vedere la vita. Mentre è vero che provo molto dolore per gli errori commessi, la coscienza che ho della mia vita non è dominata da questi ma dai passi di grazia, maturazione e responsabilità che mi sono stati concessi. Ma per me la mia strada non è stato un errore. Come conseguenza mi sono posto allora la domanda: “che cos’è allora che mi lega a questi uomini? Che cosa abbiamo in comune? Come posso io dire che sto camminando con loro, come uno di loro?”. 

La risposta che più fortemente mi viene dentro la mente e il cuore è: la salvezza! Quello che condivido fino in fondo con questi uomini è il bisogno di essere salvato, e la coscienza crescente che questa salvezza è l’unica cosa che davvero conta.

Mi viene in mente un’immagine che mi fa capire di più quello che condivido con queste persone e con tutta l’umanità. Vedo due astronauti arrivati sulla Luna. Dopo un paio di giorni di lavoro è ora di riprendere la nave spaziale per tornare sulla Terra. Ma quando premono il pulsante che deve far partire la loro navetta non succede niente. Sono bloccati. Uno di loro prende subito in mano il manuale con la procedura da adottare in casi come questi e comincia a mettere in pratica i passi per far sopravvivere gli astronauti fino a un possibile salvataggio. L’altro astronauta invece perde le staffe e va in panico: “moriremo! Moriremo!”. Non segue le regole e mette tutti e due in pericolo, addirittura rubando delle bombole di ossigeno per nascondersi in una caverna. 

Se poi sono ancora vivi quando arriva il salvataggio, chi dei due verrà salvato? Entrambi! Se il bravo astronauta comincia a pensare che ha meno bisogno della salvezza perché non ha fatto gli stessi sbagli del suo collega, allora è davvero matto. In fondo quei due stanno nella medesima condizione.

E io con loro. Dunque stiamo insieme per l’unico motivo vero che c’è di stare insieme: domandare la salvezza, gridare “Vieni, Signore Gesù!”.  

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