Rouhani smaschera l’Italia politically correct

- Giuseppe Frangi

La vicenda delle statue coperte con dei box ai Musei capitolini di Roma, in occasione della visita del presidente iraniano Hassan Rouhani. Editoriale di GIUSEPPE FRANGI

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Hassan Rouhani, presidente dell'Iran (Infophoto)

C’è un aspetto parossistico nella polemica scoppiata attorno alla vicenda delle statue coperte con dei box ai Musei capitolini di Roma, in occasione della visita del presidente iraniano Hassan Rouhani. Una polemica un po’ surreale scaturita dalla scelta sfortunata di qualche funzionario troppo zelante. Una cosa oggettivamente da poco, vagamente umoristica, è stata trasformata in un caso internazionale, con titoli roboanti su giornali (“Un caso mondiale”, apriva ieri il Corriere della Sera) e siti, e ha scatenato il furore di tutti i gazzettieri del “corretto pensiero”. Riportata la cosa nelle giuste dimensioni di una stupidata per eccesso di zelo, che si spera non venga punita con la lapidazione del responsabile (sempre che nella palude della burocrazia statale un responsabile lo si trovi mai), qualche riflessione la si può fare. 

Il presidente Rouhani, che è il volto di un Iran moderato e moderno, molto diverso da quello oscurantista del suo predecessore Mahmoud Ahmadinejad, non ha avuto problemi ad affrontare nel corso della conferenza stampa la questione. Lo ha fatto con eleganza e con una scaltrezza molto andreottiana. «È una questione giornalistica», ha detto. «Non ci sono stati contatti a questo proposito. Posso dire solo che gli italiani sono molto ospitali, cercano di fare di tutto per mettere a proprio agio gli ospiti, e li ringrazio per questo». Dunque ha fatto capire che il caso interessa solo un’informazione che perde la dimensione dei problemi e che va in paranoia quando si sfiorano questioni che hanno a che vedere con le libertà sessuali (le statue erano a quanto pare dei nudi). In secondo luogo Rouhani ha precisato che quella di coprire le statue è stata un’attenzione non richiesta, ma che è stata comunque un’attenzione notata: infatti ne ha ricavato ulteriore conferma del carattere ospitale degli italiani. 

Certamente Rouhani non potrà dire la stessa cosa dei francesi, che hanno preannunciato l’indisponibilità a togliere il vino dal menu del pranzo di gala. Il vino per l’islam è proibito e già a novembre, nel corso di un’altra visita a Parigi ne era nato un caso, con pranzo annullato e incontro all’Eliseo solo per una prima colazione. Il menu italiano invece aveva previsto una rispettosa rinuncia al vino. «Gli italiani cercano di fare di tutto per mettere a loro agio gli ospiti», ha sottolineato non a caso Rouhani. Dobbiamo farcene una colpa? Dobbiamo per questo subire accuse di calabraghismo?

Le cose stanno diversamente. E più che mettere in croce questa Italia, è il caso di chiedersi quali danni faccia quel fondamentalismo culturale che ammantandosi di belle parole, non perde occasione di guardare alle civiltà diverse dalla nostra come a civiltà inferiori, reclamando imperiosamente un allineamento ai nostri “valori”. 

Infatti, a parte l’infierire sui poveri e ignoti funzionari, tutti i commenti alla fine non riuscivano a trattenere un vero disprezzo nei confronti di una cultura e di una civiltà “arretrata” che non si adegua ai parametri di libertà e di emancipazione dell’Occidente. Libertà ed emancipazione che alla fine toccano sempre e solo la sfera del costume e dei diritti privati. E non toccano ad esempio quello del diritto al lavoro, che invece proprio Rouhani ha sottolineato come cruciale: perché, ha detto, è la mancanza di lavoro per i giovani la causa di tante derive, non ultima quella del terrorismo.

Coprire le statue con quei box (che per la verità sembravano un po’ una riedizione dei vespasiani…) è stata una scelta indubbiamente fuori luogo. Ma alla fine è meglio l’istintivo e un po’ goffo senso di rispetto che ha mosso quei funzionari (non c’è solo prudenza e ossequio…), che non la sicurezza un po’ proterva di chi ne ha approfittato per sbandierare ancora una volta la superiorità di questi “valori occidentali” in faccia all’ospite Rouhani e al popolo che rappresentava. La realtà è che dobbiamo liberarci da una cultura vecchia e fondamentalmente dogmatica, incapace di aprirsi all’altro, e soprattutto di accettare la diversità dell’altro. Accettare questa diversità, non subirla: cioè conoscerla, e imparare a rispettarla per essere poi rispettati. Ed essere tutti più ricchi, in ogni senso.

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