La famiglia non è un’isola

- Salvatore Abbruzzese

Il ministro della sanità Lorenzin annuncia l’aumento del bonus bebè, una buona misura per la famiglia, ma certamente non basta. L’editoriale di SALVATORE ABBRUZZESE

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Immagine di archivio

La recente proposta del Ministro della salute di aumentare il bonus per i futuri figli delle coppie economicamente meno favorite, va a recuperare una parte del divario presente nel nostro sistema di welfare rispetto agli altri paesi europei. La scelta di mettere al mondo dei figli è un aspetto decisivo nella vita di una coppia, ma è anche un aspetto decisivo nel futuro del Paese. Non mancano le ragioni per avvalorare una simile proposta, anche sotto l’aspetto strettamente tecnico: il calo delle nascite creerà, a lungo andare, una falla incolmabile nel nostro sistema pensionistico in quanto un numero esiguo di giovani dovrà mantenere, con il proprio lavoro, un gruppo consistente di anziani. Non sfuggono poi a nessuno le conseguenze più generali di un invecchiamento della popolazione italiana, con tutto quello che può significare per un qualsiasi futuro. 

L’intento del Ministro Beatrice Lorenzin è quindi più che lodevole, va riconosciuto e appoggiato in ogni modo possibile. Soprattutto se, come annunciato, vi si accompagnano altre due misure altrettanto importanti: l’aumento degli asili nido ed il sostegno alla maternità. 

Tuttavia è legittimo chiedersi se possa bastare. È infatti abbastanza chiaro che ci sono forti possibilità che tali provvedimenti, pur lodevoli, restino ancora insufficienti. E non ci sarebbe nulla di più mesto, qualora fossero approvati, dello scoprire, tra qualche anno, il carattere limitato dei risultati ottenuti. 

Ciò che infatti impedisce alle giovani coppie di mettere al mondo dei figli, o di limitarsi molto in una simile strada, è certamente un problema economico – che va immediatamente affrontato – ma non solo questo. La diminuzione delle nascite è infatti l’esito cumulativo di più fattori. Le ragioni che riducono la potenzialità generativa delle coppie non sono solo economiche, ma anche strutturali, culturali e infine relazionali. 

Una coppia diminuisce la propria volontà di generare dei figli non solo quando vede il futuro incerto, ma anche quando si vede preda di una società nella quale stenta a riconoscersi, dove accanto alle incertezze economiche, si affiancano quelle sociali, dove gli ambienti della vita quotidiana appaiono sempre meno affidabili e dove i percorsi di educazione e di formazione si mostrano sempre più inconsistenti da un lato o fuori portata dall’altro.

La scelta di mettere al mondo un figlio è tanto più complessa quanto più la coppia percepisce sempre di più la necessità di doverlo accompagnare, con tutte le risorse possibili sul piano relazionale prima e formativo poi, durante tutta l’infanzia, cercando di moltiplicare tutte le opportunità concretamente presenti. È allora strategicamente decisivo che anche il percorso formativo, in tutta la sua ricchezza e pluralità, sia assicurato a tutti e si imbatta il meno possibile su ostacoli economici. 

Una tale esigenza di accompagnamento è tanto più sentita quanto più i genitori avvertono la necessità di far crescere non solo fisicamente, ma anche umanamente e moralmente ogni singolo figlio. Per quanto coscienti delle difficoltà, le coppie di potenziali genitori desiderano per i propri figli un’infanzia serena, lontana dalle protervie, dalla violenza sottile delle esclusioni, dall’inciviltà assoluta delle irrisioni nelle quali si cimentano aree opache dell’universo scolastico nella più quieta indifferenza degli adulti. Non basta solo poter accedere, occorre anche che l’ambiente sia degno delle sue promesse. Se la scelta della paternità e della maternità è anche la consapevolezza di dover accompagnare, diventa allora fondamentale la qualità delle istituzioni assieme alla libertà di scelta.

Se nessun uomo è un’isola nemmeno la famiglia lo è. Ogni coppia sa che, da sola, non ce la può fare ed ha quindi bisogno di un mondo, cioè di istituzioni affidabili, assieme ad un universo di relazioni primarie umanamente riconoscibili, tra le quali sentirsi riconosciuta e, soprattutto, vedere riconosciuti i propri figli. Ogni coppia cerca per questi un mondo, una città, una compagnia, una rete di relazioni capaci di riconoscere e di accogliere, di custodire e far crescere. Ovviamente una simile città resta tutta da costruire, ma nel fondo del proprio animo, ogni coppia la desidera per i propri figli ed è in cerca di quei segni che ne assicurino la presenza. La scelta di avere un figlio è intimamente legata alla volontà di vivere e di edificare, presuppone una città ed aspira ad una civiltà.

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