Francesco e il nostro cuore corrotto

- Federico Pichetto

All’Angelus di ieri il Papa è tornato a parlare di guerra e lo ha fatto a proposito delle terribili notizie che giungono dalla Siria, da Aleppo. Il commento di FEDERICO PICHETTO

papafrancesco_abbraccioR439
Papa Francesco (LaPresse)

All’Angelus di ieri il Papa è tornato a parlare di guerra e lo ha fatto a proposito delle terribili notizie che giungono dalla Siria, da Aleppo. Anche questa volta il pontefice ha collegato il conflitto bellico alla chiusura di cuore e alla mancanza di volontà di pace dei potenti. Il suo è un richiamo continuo e approfondisce in maniera precisa le posizioni forti espresse in merito da san Giovanni Paolo II radicandole in una cornice teologica ben definita. Circa un anno fa, infatti, Francesco fu ancora più esplicito andando in visita al Sacrario di Redipuglia in occasione dell’anniversario dell’inizio della prima guerra mondiale. “La cupidigia, l’intolleranza, l’ambizione al potere — disse il Papa — sono motivi che spingono avanti la decisione bellica e questi motivi sono spesso giustificati da un’ideologia; ma prima c’è la passione, c’è un impulso distorto. L’ideologia è una giustificazione”.
Dunque per il Successore di Pietro la radice di tutto è un cuore corrotto, un cuore vittima di quella che i Padri della Chiesa chiamerebbero “concupiscenza”, ossia un desiderio smodato di possesso che diventa dominante e che cerca la sua giustificazione razionale in un’idea che lo renda accettabile e — addirittura — da qualcuno condivisibile. Si capisce bene come Francesco, in questo quadro, escluda qualunque assonanza tra questo atteggiamento ingordo del cuore — l’uomo corrotto considera la realtà come una risposta convincente, plausibile, per saziare l’appetito del proprio bisogno umano — e la religiosità autentica che, invece, muove proprio i suoi passi dalla sproporzione ultima che l’uomo avverte tra sé e la realtà. Senza questa sproporzione non ci può essere religiosità, ma solo il tentativo di usare un dio per legittimare una bramosia che rifiuta Dio stesso come compimento, come tutto, a vantaggio di un potere o di una conquista che appaiono come risolutivi per il dramma umano.
I carnefici di Aleppo sono anzitutto uomini ridotti, omuncoli che — al pari di molti altri che vediamo agire nella nostra Europa — hanno fatto fuori quel livello di umanità dove l’uomo prende coscienza di sé e della propria sproporzione, ossia la ragione. In balia dei propri istinti, senza una ragione capace di renderli consapevoli del proprio dramma, le “bestie” di Aleppo si aggirano per la città affamate dell’ennesima violenza che possa ulteriormente anestetizzare il loro dolore. È evidente che, fatte le debite proporzioni, una dinamica simile attraversa tutta la nostra società occidentale: facciamo incetta di anestetici pensando che un affetto, un potere, un denaro, possano davvero portare quiete al nostro cuore. Vogliamo metterci al sicuro, ma non comprendiamo che il dramma è dentro noi stessi.

Che cosa può, dunque, farci tornare uomini? Che cosa ci può restituire la nostra ampiezza umana? Possiamo dirlo in mille modi e con mille parole, ma alla fine è solo lo sguardo di Cristo che può davvero operare il miracolo. In uno sguardo, in un incontro, la nostra umanità riceve la sua “grande occasione” per tornare ad essere vera, autentica, libera. Tutto si gioca tra le viuzze di Aleppo. Nella speranza che un cuore avido e ribelle, un cuore che ha smesso da tempo di piangere, possa incontrare il cuore di un bambino, di un Io toccato dall’amore di Cristo, e cambiare.
È la grande partita della storia che, a ben vedere, si gioca anche tra i nostri monti, sulle nostre spiagge, nelle nostre case, attraverso le fibre del nostro cuore. Tutto si decide in un istante di Misericordia. Che può essere accolto fino a lasciarsi travolgere e conquistare. Oppure che può essere rifiutato nella speranza che la prossima conquista porti un po’ di bene a questo cuore che grida nel cuore della notte. È il Mistero nostro quello di essere liberi. È il Mistero di cui sono fatti anche i tagliagole di Aleppo. Ed è per loro, per ciascuno di noi, che il Figlio dell’Uomo è venuto e ha portato la pace sulla terra: perché tutti cedessimo al gesto gratuito della Sua Misericordia. E ricominciassimo ad essere umani.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Ultimi Editoriali

Vedi tutti