Avere tutti contro

Cristo a Gerusalemme. Era scoccata l’ora esatta: la sua ora. La faccenda che pochi capirono, quand’era in vita, era che Lui era nato proprio per quest’ora. MARCO POZZA

08.04.2017 - Marco Pozza
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Gerusalemme (Lapresse)

Di traverso: è andato giusto di traverso all’intera città di Gerusalemme. Lui si è messo contro tutto, ha messo tutti contro Lui: il passato al presente, il fuoco alla cenere, il Vangelo alla Torah. Il Tempio, con tutti i suoi chierichetti in pompa magna, lo spia da lontano. Che la casa di Dio fosse diventata un bazar orientale alla mercé di Mammona, questo non l’ha mai sopportato: salterà per aria, come è vero che esiste Dio. L’ha giurato: è parola di Dio. Dalla quale discende quella degli uomini: “Salterai per aria anche tu”. Tutti d’accordo: il potere, se il nemico è Dio, è disposto anche a far da parte le inimicizie pur di irridere Dio. A morte!

A Gerusalemme c’era già stato: più corretto sarebbe dire che in quella città la sorte già altre volte l’aveva condotto. Stavolta, però, è diverso: “Andiamo a comandare!” sembrò confidare Cristo per aizzare la fiamma della passione in quella marmaglia di discepoli. A Gerusalemme da condottiero, stavolta. Tant’è che a Giuda sembrò quasi d’essere profeta: lo sterminatore, il caposquadra di una legione armata, cappuccio in testa a far saltare le teste. Era esattamente il Dio-di-Giuda. Della città che l’accolse: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore” (Mc 11,10). 

E’ tutto grande, la città è drogata di notiziari, la folla impazzisce per tutto ciò che è gigantesco. Le chiamano Osanna queste laudi popolari, ma somigliano moltissimo a sfottò da ultras della squadra avversaria. Cristo non fa caso: guarda, passa. Attraversa quei fraintendimenti: attraversa la città del grande fraintendimento. Solo attraversandola dritta al cuore, Gli riuscirà di mostrarle cosa le manca per essere felice: “Ti manco io, città mia”. E dopo il suo attraversamento, inizia la fase-di-conquista. Scoccò l’ora esatta: quella che fa di un giorno qualsiasi un giorno che mai più nessuno scorderà. La sua ora: la faccenda che pochi capirono, quand’era in vita, era che Lui era nato proprio per quest’ora. Tutta la sua fatica quaggiù — più di trent’anni di povere giornate passate a non far nulla di straordinario, se non addestrarsi a diventare uomo — a null’altro Gli servirono che per farsi trovare pronto da quest’ora.

Le cose grandi più che apparecchiare sparecchiano, distraggono. Le cose piccole, così piccole d’apparire persino inutili, fanno saltare in aria l’intera città. In tre giorni — che da allora sono diventati un unico giorno, l’immenso giorno del mistero cristiano — ha ribaltato Gerusalemme come fosse un carro di fieno. E’ partito dal basso, basso-profilo, così basso d’apparire quasi irriverente per chi diceva d’essere esattamente il Dio tanto desiderato: lavando i piedi, che sono lo scantinato di casa, il pavimento del corpo. Nessun’altra parola del Cristo, quand’era in vita, ha mai trattenuto così tanto amore come quell’ultimo gesto, dissacrante, profondo: “(Tu, a me) non mi laverai mai i piedi” (Gv 13,8). I piedi di Pietro, di Giuda, i piedi miei: fa rabbrividire un Dio-lavapiedi. Anche là, ebbe ragione: per animi grezzi come quelli di noi discepoli, il gesto vale ben più delle parole. “L’ho fatto io, lo farete anche voi domattina. Me lo promettete?” Lì, a due passi dalla miseria, c’è nascosto il primo Credo apostolico: “Io Credo in Dio, Padre onnipotente, nel suo Figlio, Lavapiedi di Gerusalemme”. Dal basso verso l’alto: dal pavimento del Cenacolo alla cima del Golgota. Di giovedì con le braccia strette, le mani a mo’ di scodella, a travasare l’acqua dal catino all’alluce degli amici. Di venerdì a braccia spalancate: “Li amò sino alla fine” (Gv 13,1). Il pavimento è il basamento del Cielo, il Cielo è la copertura del pavimento: il più piccolo, di fronte al più grande, più che oscurarsi s’accenderà. Nel frattempo, dal giovedì al sabato, Dio fu troppo grande per essere capito, troppo santo per non essere scartavetrato. Per questo volle apparisse presto domenica: perché il mondo s’accertasse che amare è una cosa seria, mica una faccenda romantica.

Resta il fatto che l’unico “apostolo” rimastogli fedele fino-alla-fine fu Satana.

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