Cattolici e ortodossi, mendicanti di Grazia

- Giovanna Parravicini

La visita al Meeting di Rimini del metropolita Ilarion Alfeev si è intrecciata con la visita in Russia del cardinale Pietro Parolin. Un altro segno di unità. GIOVANNA PARRAVICINI

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Il metropolita Hilarion Alfeev (Foto Meeting di Rimini)

La visita al Meeting di Rimini del metropolita Ilarion, una delle personalità più rilevanti della Chiesa ortodossa russa, si è intrecciata con la visita in Russia del cardinal Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede, che a sua volta verrà a chiudere l’edizione 2017 del Meeting sabato mattina. Si cominciava già ad avere l’impressione che lo storico incontro del 12 febbraio 2016 a Cuba tra papa Francesco e il patriarca Kirill fosse destinato a rimanere un episodio isolato, quando all’improvviso i giochi si sono rimessi in movimento. “In realtà, negli ultimi due mesi è avvenuto il gesto di amicizia cattolico-ortodossa più massiccio, rilevante — sottolinea il metropolita Ilarion poco dopo aver messo piede al Meeting —. A venerare le reliquie di san Nicola giunte da Bari ed esposte a Mosca e Pietroburgo per alcune settimane sono stati circa due milioni e mezzo di fedeli russi”. 

Un gesto di amicizia da parte della Chiesa cattolica, resasi disponibile a “prestare” ai fratelli ortodossi russi una parte delle reliquie del santo patrono di Bari, che costituisce una sorta di risposta indiretta, forse imprevista ma efficacissima, alla diffidenza e ai timori con cui una parte del clero e degli stessi fedeli ortodossi avevano guardato all’abbraccio tra i due primati all’Avana. L’ha constatato lo stesso Parolin: ” Si può dire che una delle conseguenze dell’arrivo della reliquia è il nuovo clima, la nuova atmosfera positiva che aiuta a comunicare tra noi, un piccolo mattone nella costruzione di un rapporto nuovo”. Si intrecciano processi, si stringono amicizie, si superano barriere psicologiche e pregiudiziali; si capisce che la presenza, l’incontro, sono importanti come fatti al di là delle parole e dei comunicati che vengono formulati in queste occasioni.

Potrebbe diventare emblematica, sia per gli incontri avuti nei giorni scorsi dal cardinal Parolin a Mosca e a Soci con il patriarca Kirill, il metropolita Ilarion e il presidente Putin, sia per l’incontro del metropolita Ilarion con il popolo del Meeting, una frase del rabbino David Rosen, anch’egli relatore al Meeting: non è vero che abbiamo in comune ciò che ci è più caro, perché al contrario proprio l’appartenenza di ciascuno alla propria fede particolare è ciò che ci divide. Ma in forza della nostra stessa identità, dell’amore a ciò che apparteniamo e a cui teniamo più di ogni cosa al mondo, è possibile dialogare guardando con rispetto e interesse all’altro, che vediamo determinato dall’amore alla sua fede, alla sua tradizione, e di cui vogliamo scoprire il bene.

Dagli incontri tra Mosca e la Russia dell’ultima settimana emerge la consapevolezza di una responsabilità che non unisce semplicemente i cristiani in “alleanze strategiche”, ma li affratella nella mendicanza della grazia divina, come ha concluso il metropolita Ilarion il suo intervento al Meeting. Lo stesso giudizio espresso dalla Chiesa ortodossa russa nei drammatici giorni della rivoluzione del 1917, documentato dalla mostra di Russia Cristiana e illustrato nella relazione del metropolita Ilarion — “costruire la Chiesa è il compito patriottico, culturale, sociale, oltre che spirituale, più importante” — ritorna nei colloqui di questi giorni. Tra i temi trattati, la situazione in Medio Oriente, Africa, Ucraina. E una conclusione impegnativa, se la si prende sul serio: l’appello alle Chiese ad essere un “potenziale di riconciliazione — sono parole del patriarca Kirill, che Ilarion ha fatto sue al Meeting — e in tal modo un fattore importante per la comprensione tra gli uomini”.

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