Contro l’astensione serve buona politica (economica)

- Gianni Credit

Fisco, lavoro, Pmi, Europa: nel confronto al Circolo del Sussidiario si sono fatti largo i i temi concreti di politica economica. Antidoto all’apatia astensionistica. GIANNI CREDIT   

Palazzo_Chigi_Lapresse
Palazzo Chigi (Lapresse)

La Buona Politica — anche e soprattutto in campo economico — è quella che cerca il merito (cioè il premio a un impegno) e per questo per entra nel merito: di problemi, scelte, programmi. Una politica che spezza definitivamente le radici ideologiche ma resiste alle derive demagogiche. Che non parla per slogan, ma si sforza di salvare il valore della competenza nell’attività legislativa e amministrativa. Che riesce così a scuotere la sfiducia declinista e astensionista.

Abbassare le tasse? “Se c’è un euro disponibile nelle finanze pubbliche, io oggi lo punto sulle imprese perché  è lì che si gioca la ripresa, che è produzione di reddito e di occupazione”, ha detto Maurizio Lupi, ricandidato alla Camera per Noi per l’Italia, durante l’ultimo incontro del Circolo del Sussidiario, in collaborazione con M’Impegno, per esplorare le proposte delle forze politiche in vista del voto.

Creare posti di lavoro? “In Italia gli iscritti a Its sono solo 8mila, in Germania i giovani orientati a percorsi formativi analoghi, non a rischio mismatching, sono cento volte di più”, ha sottolineato Mariastella Gelmini, ricandidata deputata per Forza Italia, che ha aggiunto: “L’apprendistato va utilizzato senza abusi, ma è necessario farne una via maestra di accesso al lavoro”. E comunque: “Io non ho mai visto il Parlamento o il Governo creare posti di lavoro: ho visto buone leggi aiutare le imprese ad assumere e supportare la scuola nel formare giovani pronti di fronte all’offerta occupazionale”.

Sostenere le piccole imprese? “La burocrazia continua a imporre oneri esterni troppo alti a quel 95 per cento delle imprese italiane che ha dimensione minore. Parlamento e Governo devono porre fra le loro priorità l’adozione effettiva dello Small Business Act della Ue: le regole devono essere fatte a partire dalle Pmi, non viceversa. Ed è ora di passare ai fatti con l’Agenda Digitale”. La notazione è stata di Fabio Pizzul, consigliere regionale uscente e ricandidato per il Pd in Lombardia.

Dalla Lombardia in Europa e viceversa: è questa una fast track alla quale l’Azienda-Italia non può rinunciare se vuole agganciare i ritmi più accelerati della ripresa. Non la Ue di Bruxelles, ma quella con cui l’Italia (la Lombardia) possono e devono interloquire con i linguaggi più corretti ed efficienti. Un macro-orientamento condiviso fra i politici lombardi verso gli appuntamenti elettorali. Lo pensa Gelmini: “Alla Bce c’è Mario Draghi, la resilienza italiana gli deve moltissimo, bisogna continuare ad ascoltarlo”. Ad alcuni modelli europei che però somigliano tanto ad alcune esperienze lombarde guarda Lupi per la riforma del welfare: “Il reddito di cittadinanza non è una risposta ai problemi di un giovane senza lavoro o di un cinquantenne che il lavoro lo ha perso. Il welfare parte dalle persone: quelle che hanno bisogno, quelle che possono mobilitarsi, quelle che hanno la responsabilità politica e amministrativa di dare risposte”. Ma anche la Lombardia deve saper rinnovare ogni giorno il suo passaporto europeo: “Ci sono ancora bandi Ue che il sistema-Lombardia non riesce a valorizzare appieno”, sollecita Pizzul. L’agenda della buona politica economica è già piena.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Ultimi Editoriali