La trappola delle porte aperte

- Federico Pichetto

Non c’è niente che aiuti a comprendere meglio il mistero dell’Ascensione delle chiamate che riceviamo continuamente dai call center con offerte e promozioni per tutti. FEDERICO PICHETTO

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Il volto di Michelangelo nella pelle scuoiata di San Bartolomeo

Non c’è niente che aiuti a comprendere meglio il mistero dell’Ascensione delle chiamate che riceviamo continuamente dai call center con offerte e promozioni per tutti. Attraverso mail, messaggi e telefonate le grandi aziende ci propongono di aumentare le nostre possibilità di scelta in materia di intrattenimento, di comunicazione e di tempo libero. Il loro obiettivo è sì vendere, ma facendo leva su un sentimento collettivo che identifica la libertà e la soddisfazione della vita nell’avere infinite opzioni, infiniti contenuti e infinite decisioni. Tenere più porte aperte possibili sembra essere oggi l’unica condizione, per tanti miei coetanei ma anche per tante persone già più di esperienza, di respirare e di godere della vita, senza l’ansia di un qualcosa di definitivo che opprime e che sembra portarsi via il nostro desiderio di felicità. 

Il dramma del diventare adulti oggi è tutto qui: ritrovarsi da una vita con mille vie di fuga ad una vita con un unico rapporto, un unico lavoro, un unico progetto di vita con cui confrontarsi e andare a fondo. Più in generale il nostro tempo sembra aumentare a dismisura la materialità del vivere, la quantità di cose a nostra disposizione, per impedirci di prenderne sul serio una e di accedere così ad un altro livello di realtà, un livello in cui — proprio a causa della definitività — siamo costretti a scendere in profondità e a fare i conti con il Mistero dell’esistenza. Quando ci si sposa, quando ci si ammala, quando si intravede la morte o quando ci si decide per un lavoro e un certo modo di lavorare, è vero che si chiudono tante porte, ma è soprattutto vero che si accede ad un nuovo livello di esperienza in cui è più difficile svicolare o avere alibi dalla necessità di fare i conti con se stessi e con la domanda che si porta appresso ogni circostanza della vita. 

Nell’Ascensione Gesù pone fine ad un certo modo di rapportarsi con la realtà e sceglie il rapporto col Padre, l’ingresso appunto nelle profondità del vivere, come strada per rimanere attaccato alla vita, presente per sempre. Tutto quello che non scegliamo alla fine ci sfugge, si disperde, ci illude di farci rimanere giovani e aperti a tutto, ma in realtà ci restituisce all’esistenza più aridi, più tristi, più arrabbiati. Non c’è niente che descriva meglio il nostro tempo che le chiamate dei call center: essi cercano di ampliare i nostri orizzonti per impedirci di ascendere al Cielo, di entrare in contatto con l’urgenza e la forza della realtà. 

È per questo che Cristo ci appare veramente uomo: Egli non indugia nelle sterminate opzioni dell’esistenza, ma sceglie con decisione il rapporto col Padre. Perché nella vita tu le scelte le puoi rimandare in eterno. Ma alla fine scopri che questo tuo rimandare è stata, in fondo, la tua scelta. Quella di preferire le chiamate dei call center alla sfida che il Mistero dell’Ascensione lancia a ciascuno di noi. 

Tutto si gioca lì: nella tua libertà di agganciare il telefono e di dar credito all’unica offerta veramente speciale, quella che il Signore ci propone per sperimentare un altro livello dell’esistenza, una profondità che non ti imprigiona, ma che ti libera.

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