Settembre e la tentazione di barare

- Federico Pichetto

Settembre ha un fascino particolare. Con settembre tutto ciò che si è vissuto è destinato a trasformarsi. Occorre fidarsi di questo strano dono che inizia

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Giovanni Segantini, Mezzogiorno sulle Alpi (1891), particolare

Nel capitolo 10 del vangelo di Giovanni, mentre Gesù passeggia sotto il portico del tempio di Gerusalemme, alcuni farisei gli si avvicinano per chiedergli di non tenerli più sulle spine e di rivelare loro la sua vera identità. L’evangelista contestualizza questo fatto, questa sfida che si presenta come una vera e propria supplica, con un dato apparentemente marginale: era inverno.

Poche cose nello scorrere del tempo sono così suggestive come l’arrivo di settembre: la potenza evocativa spesso accostata a questo mese è enorme, al punto che non a torto il primo settembre è sovente celebrato come una sorta di capodanno della società occidentale. Settembre è sinonimo dunque di inizio, ma anche di fine: con settembre tutto ciò che si è vissuto – e che ha scaldato il cuore per giorni o settimane – è destinato a mutare, a trasformarsi, forse a sparire.

Si ricomincia, quindi. E si lascia, si volta pagina. Ciò che riparte a settembre non sono le forme convenzionali del vivere civile, certamente anche quelle ma non solo quelle: ciò che riparte, a settembre, è la sfida della realtà, è il rapporto con la realtà, che ci provoca e ci fa crescere.

È come se arrivasse un momento in cui il cuore vuole e pretende di sapere che cosa dunque sia il dolore che stiamo vivendo, l’amore che ci ha preso, la paura che ci ha invaso, la letizia che ci ha toccato il cuore. Non tenerci più sulle spine: dicci chi sei! La supplica malevola di quegli uomini di Gerusalemme diventa la nostra domanda, la domanda che giorno dopo giorno si fa strada man mano che il tempo passa e la realtà ricomincia ad incalzarci, a metterci nuovamente con le spalle al muro.

Non si bara con l’esperienza, non si bara con la vita. È questo l’inverno di cui parla l’evangelista: l’attesa trepidante del cuore di dare un nome, di scoprire l’identità, per tutto ciò che ci è capitato. Come si chiama questa mia vita? Che nome hanno queste mie lacrime? Che cos’è questo mio peccato? Da dove arriva tutta questa confusione? Chi sei tu che mi ami, mi abbracci, mi baci, mi parli, mi sfidi, mi incalzi? Troppo facile sarebbe rispondere, troppo scontato. Meglio lasciar fare al tempo e fidarsi di questo strano dono che inizia. E che si chiama Settembre.

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