L’ingordigia della folla

- Marco Pozza

La guarigione di Bartimeo insegna che non si può fare scudo a Cristo cercando di controllare il flusso del suo amore. È l’ingordigia di chi non condivide con i poveri

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Immagine dal web

Com’è difficile per chi va dietro a Cristo – e, magari, ha strappato un cenno di grazia, attenzione, simpatia -, accettare che, strada facendo, altri rimpolpino la compagnia. Non è tanto la gelosia di appartenere a Cristo, è l’esatto opposto: ridurre Cristo a casa privata, con tanto di cancello e vigilanza. Capiscono, capiamo, poco-nulla, non capiamo che stiamo progettando il peggior crimine che possano architettare coloro che di Cristo si spacciano come seguaci: «La gelosia, quand’è arrabbiata, commette più crimini rispetto all’interesse e all’ambizione» scrisse Voltaire.

Questo, appena fuori Gerico, tenta la folla (che son io): fare da scudo al Cristo, cercando d’anestetizzare i suoi movimenti, di controllare il flusso del suo amore. Tipo: “Quando presta attenzione ad altri, è attenzione rubata a noi. Cerchiamo di tener lontani gli altri, senza che s’accorga!” avranno pensato i furbetti della parrocchia, pensiamo noi. Eccoli, di fronte ad uno che grida tutto il suo patimento: «Abbi pietà di me (…) Molti lo rimproveravano perché tacesse». Gli amichetti di Gesù, invece che dirgli: “Siccome lo conosciamo, cerchiamo di fare in modo che ti guarisca”, preferiscono l’ingordigia, imponendogli il silenzio: “Taci, è impegnato. Lascia detto a noi, poi glielo diciamo appena è tranquillo”. Potrebbe anche apparire amore, non fosse altro che poi, quando si richiama, si dice sempre di riprovare un’altra volta: la persona cercata è ancora impegnata. La folla è pazza, mette in attesa l’attesa, l’attesa più micidiale: il dolore.

Loro, quelli che han trovato un biglietto per andar in gita a Gerusalemme con Cristo, fanno orecchie da mercanti coi poveri: “Pancia mia fatti capanna”. Cristoddio, invece, tiene le orecchie ben aperte, e Bartimeo lo sa: ha il fiuto d’un cane per il tartufo. Gli basta sentire il profumo di Cristo perché la vergogna se ne vada a spasso altrove: «Egli gridava ancora più forte: “Figlio di Davide, abbi pietà di me!» Staziona ai bordi della strada, sul ciglio: forse, non è difficile da immaginare, qualcuno l’avrà pure spostato con un tocco di scarpe, reso ridicolo sbeffeggiandolo (“Tanto è cieco, non vede!”), qualcuno avrà pure pensato di rubargli gli spiccioli raccapezzati.

Bartimeo, nel frattempo, teneva allenati i sensi al passaggio di Cristo. Cristo, da parte sua, badava bene che la folla non gli ostruisse il canale uditivo. Lo sente, le orecchie sono il freno a mano dei piedi: «Gesù si fermò e disse: “Chiamatelo!”» L’imbarazzo si fece di carne e venne ad abitare in mezzo alla folla: coloro che lo minacciarono di tacere sono costretti a chiamarlo, per portarlo da Lui. C’è gente che va dietro a Cristo da anni, senza avere ancora capito che Cristo non vuole ammiratori ma discepoli. Se non lo capiscono, lo capiranno: «Chiamatelo (voi)!» E lo scocciatore, portato da loro, si farà ancor più vicino a Cristo di loro stessi: l’amore fa nascere la gelosia, ma la gelosia fa morire l’amore! E il Nazareno, in materia di gelosia, non ha bisogno d’andare a scuola: la gelosia scatta quando qualcuno fa rider la persona amata meglio di quanto ci riesca tu. Le operazioni di salvataggio della Grazia scattano quando qualcuno fa batter il cuore di Cristo più di quanto ci riesca la folla intera.

Uno, proprio quello, sta sotto gli occhi di tutti: «Gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù». Scatta dopo che la folla è costretta a dire ciò che avrebbe voluto sentire dire solo a lei: «Alzati, ti chiama!» Fanno buon viso a cattivo gioco: ti immagini il subbuglio di quei cuori? Tutti zitti, condannati a quel vis-a-vis che non abbisogna di chiarimenti. «Che cosa vuoi che io faccia per te? (…) Rabbunì, che io veda di nuovo» (cfr Mc 10,46-52). Gli accese le luci negli occhi, lui imboccò la strada giusta: «Lo seguiva». E’ festa: «Si accendono le luci qui sul palco / ma quanti amici intorno / e viene voglia di cantare / Forse cambiati / certo un po’ diversi /ma con la voglia ancora di cambiare /Se l’amore è amore» (A. Venditti).

L’ape e la mosca volano entrambe: a fare la differenza è dove si posano.

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