Una storia (in)finita

- Marco Pozza

Cristo non teme di mostrare cos’è per Lui l’amore, forza arcana che entra senza bussare, arriva senza permesso, se ne va senza manco salutare

Giuda e Cristo
Giuda ne la “Cattura di Cristo” di Caravaggio (Wikipedia, 2020)

Quanto pagherei, certe sere, poter scambiare due parole con fratel Giuda, noto come Il traditore. Però, fatti bene tutti i conti, non nacque così: capitò che, impiccatosi, la storia l’accusò a posteriori del reato (morale) di tradimento. Non è la stessa cosa: un conto è l’errore, altra cosa è chi lo compie quell’errore. Pagherei con l’oro poter disquisire assieme a lui, esattamente con l’Iscariota, sul tema capitale della sua storia micidiale, la storia più micidiale della storia: l’amore, per l’appunto. Perché di amore, con l’amore, si soffocò Giuda: “Ho commesso una colpa così grande – bisbigliò tra sé col cappio già attorno al collo – che l’amore di Dio non potrà mai cancellarmi”. Peccato d’orgoglio, dunque: io più forte di Te, Maestro. Poi, alla fine, se ne andò per i cavoli suoi quando capì di avere fallito in pieno la sua impresa. 

Ecco cosa mi piacerebbe sentirmi dire da Lui, un po’ quello che i mistici tramandano: che Cristo mica aveva amato di meno Giuda, nemmeno mollato per strada. Bastava (ri)tornare, pentirsi, rimettersi in scia a Lui. Non ho la certezza, il sospetto però è forte: che Giuda mi dica che il Rabbì, quando s’annusarono con gli sguardi l’ultima volta, gli abbia detto parole letali. Tipo: “Giuda, amico mio, tra noi è infinita, mi dispiace dirtelo”, per rispondere al cuore di Giuda che Gli aveva appena detto, baciandolo, “Rabbì, mi dispiace, ma tra noi due è finita”. Una storia finita contro una infinita, Giuda a duello con Gesù. Vinse quest’ultimo: “Non voi avete scelto me – sia chiaro! -, ma io ho scelto voi. E vi ho chiamato amici, perché ciò che ho udito dal Padre mio ve l’ho fatto conoscere“. Non è potere di Giuda, non è potere del sottoscritto, dire ch’è finita: la parola (in)finita spetta a chi ha fatto il primo passo. E in una storia d’amore ci si innamora infinite volte.

L’amare di Cristo, per l’appunto. Che ansia da prestazione se solo avesse detto di amarci quanto Lui ci ha amati. Troppo onesto anche solo per pensarlo: avrebbe schiacciato gli uomini come lo schiaccianoci una noce. Ha detto di più, ha detto di meglio: “Che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi“. Quella sorta di misura, come, è il mio avverbio-di-salvataggio: il quanto sarebbe stato il rullo compressore mortale del mio cuore, il come è avverbio-di-stimolazione. Mi provoca, pur infastidendomi, mi urta: non mi parla di quantità, ma di qualità. Lui sa bene che, origliando dietro la porta di una storia d’amore, il “Ti amo” è teoria”, il “Ti voglio” è pratica, il “Ci sono” è amore. 

Esserci, dunque. Non tanto per esserci, ma perché “la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia pienaRoba grossa: anche perché è amore quando chi ti rende la persona più felice al mondo è anche quella che ti rende la più triste al mondo. Con lei ci litighi e poi fai pace senza nemmeno parlarti: vero, Giuda? “Meglio perdere con il cuore tra le mani che vincere con il cervello al suo posto”, mi potresti pure rispondere infastidito. Come darti torto? Il Maestro (di)mostrò a te e agli amici tuoi, ch’erano amici vostri, che per come lo intende Lui, l’amore è continuare a ballare anche quando finisce la musica: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici“.

A una fermata dell’autobus un giorno ho visto una coppia correr forte per non perdere l’autobus: sarebbe stato più facile lasciarsi la mano, ma capita che lo si voglia perdere assieme, “perché la gioia sia piena” (cfr Gv 15,9-17). Quando affronto il Vangelo – una pagina intricata di Vangelo come questa – tendo a immaginare Cristo come uno che ti presta il suo libro preferito, libro sull’amore, senza l’apprensione che tu veda cos’ha sottolineato. Non teme di mostrare cos’è per Lui l’amore, forza arcana che entra senza bussare, arriva senza permesso, se ne va senza manco salutare. Peccato l’uomo (di chiesa) colleghi spesso l’amare solamente al fare l’amore, sporcandolo di peccaminosità. Il fatto è più vasto, concerne il cuore, un’organo di riproduzione pure esso. Amarsi come (Lui) è la più grande condanna: non ti permetterà mai di dire d’averle provate tutte. Anche perché cerchiamo sempre l’equilibrio, ma poi ci innamoriamo pazzamente di chi ce lo sposta.

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