Giovani e disagio mentale, giocare d’anticipo si può

Nel panorama della salute mentale i Servizi di intervento precoce producono esiti clinici migliori rispetto a quelli generici e con un miglior rapporto costo/efficacia

L’impatto della pandemia sta portando alla luce, esasperandole, tendenze nell’andamento epidemiologico che già da tempo si stavano imponendo, impattando gravemente nella sofferenza delle persone e nella difficoltà dei servizi a dare risposte adeguate.

E’ infatti noto che la maggior parte dei disturbi mentali esordisce in un’età compresa tra i 14 e i 25 anni, causando spesso grave sofferenza in chi ne è affetto e nei familiari. Nel 75% dei casi l’insorgenza infatti avviene nelle prime due/tre decadi di vita, con un grave impatto anche a livello sociale: tra le prime 10 cause di anni di vita vissuti in condizioni di disabilità (Disability-Adjusted Life-Years, DALYs) per i giovani di età compresa tra 10-24 anni, ben otto sono di natura psichiatrica o comportamentale. È facilmente comprensibile, quindi, il grande interesse rivolto a questa fascia di età da parte della ricerca neurobiologica, così come l’emergere e il consolidarsi di tecniche e metodologie innovative in ambito psicoterapeutico e psicosociale.

Negli ultimi 25 anni il pensiero psichiatrico più innovativo ha identificato un’importante area clinica e di ricerca costituita da giovani all’esordio di gravi malattie o ad alto rischio di evoluzione in esse; sono sorte e si sono sviluppate iniziative o servizi rivolti all’intervento precoce con lo scopo di dare risposte tempestive, in considerazione del fatto che pressoché ovunque si registra un ritardo tra l’insorgere dei primi sintomi e l’avvio di un trattamento efficace.

Sull’impulso delle prime esperienze si è sviluppato un indirizzo che riflette su una prospettiva, quella preventiva, mai esplorata adeguatamente nel campo della salute mentale e che inizia ad essere ritenuta possibile, così come lo è stato per la medicina somatica, di cui è divenuta paradigma fondamentale. L’orientamento “early intervention” va quindi ben al di là del significato letterale e limitativo dell’espressione “intervento precoce”, ma ha contenuti più ampi e si declina in molte “dimensioni”: cliniche, nosografiche, terapeutiche, di organizzazione dei Servizi, di politiche e di economia sanitaria, di contrasto ai pregiudizi e allo sigma eccetera.

Professionisti preparati in collaborazione con famiglie informate possono individuare i fattori di rischio o i segnali di un disturbo psicotico allo stato nascente, spesso presenti, gli uni e gli altri, già dall’età di 12/14 anni, ed avviare percorsi protettivi o trattamenti efficaci e sicuri.

L’individuazione precoce e un trattamento adeguato dei primi episodi sono una priorità poiché l’impatto psicosociale e probabilmente anche quello biologico della malattia può essere minimizzato e l’esito migliorato. Si è aperta una sfida scientifica e clinica, di alto spessore etico, giocata anche su un terreno culturale che dovrebbe essere meno improntato alla rassegnazione e più alla speranza e all’ottimismo.

Oltre ai ben noti e collaudati trattamenti farmacologici, costituiscono un ricco e convincente bagaglio quelli psicologici e psicosociali, rivolti anche alla famiglia. I Servizi deputati agli interventi precoci sembrano essere in grado di produrre importanti benefici clinici, con esiti migliori rispetto ai “trattamenti standard”; si tratta di una combinazione di trattamenti scelti su misura per la singola situazione psicopatologica e in sintonia con il progetto di vita di ciascun individuo.

È importante progettare e implementare in un’ottica preventiva azioni anche a livello della popolazione; la mobilitazione della comunità a scopo di prevenzione dei disturbi mentali e la promozione della salute è stata declinata in diversi modelli di intervento sociale ed educativo. Tra questi ricordiamo il modello della Community Coalition: si tratta di alleanze di lavoro tra molteplici soggetti, singole persone e organizzazioni di varia natura, che condividono un obiettivo e sono dotate di una struttura definita in cui si coalizzano su un obiettivo comune esterno e di solito diverso dall’obiettivo specifico di ciascuna organizzazione. La risposta infatti migliora se si abbassa lo stigma che grava sui comportamenti anomali, si incrementa la capacità di inclusione delle persone che presentano queste caratteristiche e si rendono noti, accessibili e accettabili i servizi di salute mentale in grado di accogliere e valutare in modo rapido e poco medicalizzato.

L’organizzazione dei Servizi di salute mentale italiani, calati nel contesto naturale di vita e articolati in una pluralità di presìdi, dovrebbe facilitare modalità di lavoro e approcci permeabili ai cambiamenti della società e all’evoluzione delle conoscenze. Gli adolescenti e i giovani adulti necessitano di servizi e di modalità di approccio e di intervento adatti a loro, amichevoli, convincenti e incoraggianti; ciò è indispensabile a chi sta vivendo l’incomprensibile e drammatica esperienza dell’insorgenza di gravi disturbi. Non è pensabile che i giovani possano accettare, per le loro difficoltà, estensioni di Servizi per bambini/adolescenti, o quelli per  gli adulti, spesso connotati da cronicità; sono necessari servizi a loro dedicati, ove esperti di età evolutiva e di giovani adulti condividono progetti e risorse, includendo gli operatori  per le dipendenze, e lavorando in connessione e in rete con i consultori e tutta quella rete di “sentinelle territoriali” (nelle scuole, nei comuni eccetera) che più facilmente viene in contatto con i primi segni di disagio o franca patologia. Occorre agire tempestivamente in un’ottica preventiva, superando incomprensibili separazioni di competenze e considerando la persona nella sua continuità di esperienze e di relazioni, superando l’innaturale e spesso dannoso “passaggio dei casi” al compimento dei 18 anni.

Tutto questo deve essere voluto e perseguito con l’allocazione di risorse adeguate, così da invertire la tendenza degli ultimi anni di investimenti sempre più ridotti nell’ambito della salute mentale, e con la scelta di privilegiare il potenziamento dell’intervento territoriale.

I Servizi di intervento precoce producono esiti clinici migliori rispetto a quelli generici e hanno un rapporto costo efficacia più favorevole. Nel panorama della salute mentale necessitano innovazioni coraggiose e decisive che investano il modo di concepire la malattia, la cura, l’organizzazione stessa dei Servizi.

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