Il Pnrr non si ferma

- Pietro Marzano

La verifica semestrale sullo stato di attuazione del Pnrr è positiva. E questa è una buona notizia anche per il Sud e sullo stato di salute dell’Europa

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LaPresse

La verifica semestrale sullo stato di attuazione del Pnrr è positiva. Il Governo sta dando seguito agli impegni presi e ha emanato circa un migliaio di decreti attuativi per rendere il Piano presentato a Bruxelles concreto. Manca ancora molto per vedere le ripercussioni più visibili, per intenderci i cantieri aperti, ma molta parte del lavoro preliminare è stata avviata. A partire dal reclutamento di nuove risorse umane che, purtroppo, sembrano essere lo scoglio più difficile da superare. 

Molti enti locali sono a corto di personale, nel Mezzogiorno soprattutto, e questo si traduce in una carenza di progetti e personale che rischia di diventare un imbuto molto stretto. Molti bandi di reclutamento si sono chiusi da poco e altri sono in scadenza, entro settembre si avrà un primo bilancio e si potrà decidere se serve intervenire con altre misure straordinarie. Il tutto è certificato dalle erogazioni delle varie tranches di finanziamento che l’Europa sta inviando regolarmente, monitorando gli impegni assunti dall’Italia.

Ulteriore notizia è la conferma del Pnrr nella sua consistenza e nei suoi obbiettivi, conferma che in questi giorni arriva a valle del Consiglio europeo che non ha rimodulato le risorse per il nostro Paese in senso sfavorevole. Anzi, ha aperto a politiche espansive della spesa (il 2% del Pil all’anno) come ulteriore volano degli investimenti.

Questo scenario conferma che il Pnrr mantiene la sua forza politica nonostante la crisi ucraina sia scoppiata all’improvviso portando con sé un’accelerazione delle dinamiche macroeconomiche e politiche che già minacciavano l’Europa. Energia e meccanismi di governance dell’Unione erano già temi difficili prima dell’aggressione russa e gli eventi di questi mesi hanno obbligato tutti (cittadini, forze politiche e Governi) a occuparsi di problemi veri e complessi invece che avvilupparsi nella calda coperta del populismo di pancia che è evaporato in Parlamento e sta segnando il passo nel Paese. 

Il dibattito politico è improvvisamente divenuto più drammatico e serio e la bontà delle scelte si vedrà solo quando e se potremmo dire di aver attraversato il deserto di solitudine in cui l’Europa oggi si trova, sempre più esperimento unico al mondo e sempre più aggredita da est e da ovest, per il suo essere anomala. Quel che ci attende è una fase di rilancio della spesa europea, nonostante i timori, o le speranze, di alcuni populisti, con progetti sempre più mirati a tenere assieme le economie, prima di ogni altra cosa, e il benessere dei cittadini.

In questo il Pnrr è stato il punto di svolta politico. E ha segnato un passaggio essenziale dalla comunità di stati tenuti assieme a forza da trattati a un sistema più coeso che tenta di accelerare su diversi fronti verso la coesione.

Lo spettro inflazionistico, infatti, causato dalla crisi energetica, in massima parte, non può essere abbattuto da un singolo Stato così come il mercato dell’energia dovrà per forza di cosa tendere a unificarsi. Solo in questo modo le imprese potranno avere un accesso sostenibile all’energia e competere nel mondo e i cittadini mantenere il loro diritto a case calde e a muoversi liberamente. Non sarà semplice, ma la strada è quella di un nucleo forte che traini lasciando indietro, senza mai dirlo, chi non avrà compreso la grandezza della sfida che l’Europa ha davanti.

Le politiche di coesione sono in questo scenario essenziali. Riportare la crescita entro i confini europei significa far andare a velocità maggiore i territori con maggiore potenzialità di recupero del Pil, che in Italia è il Mezzogiorno. Il che rende oltremodo illegittimo, se non già lo fosse sul piano costituzionale come argomentato da autorevolissimi giuristi, ogni progetto di autonomia regionale che miri a spaccare il Paese sul piano economico invece che unirlo. Chiunque ha in mente questo sappia che ha contro le politiche europee e gli interessi dello Stato italiano.

Ora che le politiche economiche degli Stati europei stanno facendo la loro parte, seppur con qualche difficoltà innegabile, lo sforzo spetta soprattutto allo Stato italiano che deve eradicare il freno della criminalità organizzata e spingere per una ricostruzione etica in larga parte di quei territori, a partire da una cultura del lavoro inclusiva che consenta di recuperare all’attività le centinaia di migliaia di percettori del Reddito di cittadinanza in modo intelligente, consentendo, anche se per un periodo ridotto, che si possa cumulare reddito e lavoro tramite la mediazione delle imprese che assumono.

Al netto di quanto accaduto perciò, il Pnrr mantiene la sua stesura e procede nella sua attuazione, il che già di per sé è una ottima notizia. Molti temevano, alcuni speravano, che la crisi in Ucraina avrebbe dissolto l’Unione europea e con essa le risorse destinate al Mezzogiorno e alla coesione. Così non è stato, anzi. La conversione di alcuni caduti da cavallo sulla via di Damasco e pronti oggi a rinnegare populismo e anti-europeismo con una fitta folla di proseliti, almeno in Parlamento, testimonia quanto fosse giusto e corretto credere nell’Europa di Ventotene di Spinelli e Rossi che proprio in questi  giorni vengono celebrati su quell’isola e ci ricorda  che gli ideali vanno sostenuti nei tempi difficili, perché possano sopravvivere ed essere accolti sopratutto da chi ne era lontano. 

Accogliere, includere e tutelare le diversità è la missione dell’Europa, un’unione di cui il nostro Paese è oggi protagonista grazie alla guida di Draghi.

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