Scoprire (anche) nell’arte una passione per l’uomo

- Giuseppe Frangi

Al Meeting di Rimini 2022 sarà allestita una piazza popolata dai lavori di sei protagonisti dell’arte italiana del secolo passato che spiegheranno il titolo della kermesse, “Una passione per l’uomo”

Il Figliol Prodigo
Il Figliol Prodigo

Mettere in immagini un titolo. Anzi di più, dargli un “corpo”. Il titolo è quello, bellissimo, del prossimo Meeting che sabato 20 agosto apre i battenti: “Una passione per l’uomo”. La sfida tentata dall’équipe di Casa Testori è quella di trovare nell’arte del 900 italiano dei corrispettivi di quel titolo. Occorrevano grandi artisti e grandi opere (anche nel senso fisico delle dimensioni). Così, grazie ad un grande sforzo organizzativo da parte del Meeting che ha permesso di portare in Fiera opere di altissimo livello, al centro del padiglione A1 sarà allestita una piazza popolata dai lavori di sei protagonisti dell’arte italiana del secolo passato. Attraverso i loro lavori documentano l’impeto e la commozione di un’arte che è riuscita a porsi come presidio dell’umano. In una stagione storica attraversata dalle grandi ideologie, questi artisti a volte partono da posizioni opposte, come nel caso di Mario Sironi e di Renato Guttuso, uno vicino al fascismo, l’altro iscritto al Partito Comunista: eppure le differenze sfumano nella coscienza che li accomuna, quella di una centralità della presenza umana, con la sua irriducibile corporeità, le sue aspirazioni, le sue ansie e anche le sue malinconie.

Due nomi li abbiamo detti. Gli altri quattro sono Arturo Martini, Leoncillo, Marino Marini e Titina Maselli. Attraversano il secolo, a partire dal Figliol Prodigo di Martini, forse la più importante scultura del 900 italiano, realizzata nel 1926, per arrivare fino a Spes contra Spem, l’immensa tela dipinta da Guttuso nel 1982. La passione per l’uomo vibra nel grande bronzo di Martini, un prestito straordinario ottenuto grazie alla collaborazione della Fondazione Ottolenghi di Acqui Terme che lo custodisce: il figlio con le gambe tremanti e la schiena nuda come un nuovo Adamo, si piega verso il padre. Non ci sono parole tra di loro, c’è solo quel guardarsi, in modo così intenso ed esclusivo nella tensione di un abbraccio che sta per avverarsi.

Anche in Guttuso, una tela che per arrivare al Meeting è stata tolta da una mostra in corso a Varese, per gentile concessione degli organizzatori e del collezionista, l’umano straborda dalla tela. I 3 metri e 50 di superficie sono popolati da amici che non ci sono più, ma che continuano a essere “presenti” in forza di una passione, dalle due donne destinatarie dei suoi amori, da una bambina vestita di giallo che attraversa la tela correndo con un garofano rosso in mano: una dichiarazione di amore e di speranza nella vita. Leoncillo è l’artista che più da conto delle ferite subite dall’uomo sul suo corpo e sulla sua coscienza, con un San Sebastiano intagliato nella durissima terracotta refrattaria: la passione è quella letterale del corpo mutilato dalla storia. Marino Marini invece mette nel bronzo l’aspirazione al miracolo (“Miracolo” è proprio il titolo dell’opera) a cui è teso il cuore dell’uomo. Sironi lavora per il commovente tentativo di dare corpo ad una figura umana, bandiera di una nuova possibile moralità. Infine in Titina Maselli vibra la passione per un uomo che sta dietro le quinte, quello quotidiano, quello che popola con le sue attese e il suo respiro i treni di una metropolitana in corsa.

Cosa insegna questa mostra? Che il tema del Meeting, scaturito da un’intuizione di don Giussani, è un tema così importante e così reale da aver investito la coscienza di tanti grandi artisti del 900, che ne hanno fatto il centro del loro lavoro. In secondo luogo la mostra conferma come gli artisti siano dei sorprendenti compagni di viaggio, capaci di portarci al cuore delle cose e di dare davvero “corpo” ad un titolo.

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