L’innovazione dal basso che crea ricchezza

L'economista americano Edmund Phelps la scorsa settimana ha tenuto una lectio magistralis in cui ha espresso concetti affini alla cultura sussidiaria

In un mondo in cui l’economia sembra sempre più dominata da gruppi e decisioni calate dall’alto, al di fuori del controllo dei Governi dei singoli Stati, è possibile tornare a un modello economico che parte dal basso, dove l’innovazione e il dinamismo economico scaturiscono dall’iniziativa individuale e dalla creatività umana, anziché da fattori esterni o interventi statali? Questa visione coraggiosa, affine alla cultura sussidiaria, era già presente nelle motivazioni che portarono l’economista americano Edmund Phelps, a lungo considerato capostipite dei neo-keynesiani e fondatore della macroeconomia moderna, a ricevere il Premio Nobel per l’economia nel 2006. Visione che ha continuato a sviluppare anche dopo quell’onorificenza.

Phelps è intervenuto recentemente al Festival dell’economia di Trento, dove ha tenuto una lectio magistralis da cui emergono diversi spunti che meritano di essere esplorati per approfondire un approccio sussidiario all’economia. È noto come le teorie di Phelps abbiano trasformato la macroeconomia, influenzando sia il pensiero accademico che le politiche economiche, colmando diverse lacune del pensiero keynesiano e superandolo con un “neo-umanesimo” basato su “individualismo” (da non confondere con egoismo), “vitalismo” (la ricerca di una vita lavorativa che dia soddisfazione e non solo uno stipendio) ed “espressione di sé”, come ha spiegato a Trento.

Se le sue idee hanno contribuito a una maggiore comprensione delle dinamiche inflazionistiche e della disoccupazione, portando a politiche economiche più efficaci e orientate al lungo periodo, nella sua lectio ha colpito il riferimento a esperienze storiche come l’Olivetti e l’imprenditorialità diffusa nell’Italia del dopoguerra, operanti al di fuori dei centri di ricerca ufficiali.

Edmund Phelps ha sottolineato come la crescita economica e la produttività, attualmente stagnanti in Italia e in gran parte d’Europa, non possano essere rilanciate semplicemente attraverso l’intelligenza artificiale. Al contrario, la chiave risiede nella creatività umana e nel “desiderio di una completa espressione di sé” che è la base dell’innovazione diffusa e della soddisfazione personale, elementi cruciali per una crescita economica duratura.

“Per avere una ‘fioritura di massa’ (‘mass flourishing’) della società e dei sistemi economici – ha detto Phelps – serve una diffusa innovazione dal basso, quella delle persone comuni che hanno idee per lavorare meglio od ottenere maggiore soddisfazione e risultati. Tuttavia, occorrono anche stipendi più alti per lavori più gratificanti e coinvolgenti, catene gerarchiche scalabili per chi ha una buona idea da portare al top management, e libero spazio per l’immaginazione e la creatività. Quando ciò si realizza su larga scala, si favorisce una solida crescita economica e sociale”. In altre parole, se l’arricchimento generale della società non garantisce automaticamente un arricchimento di ogni singolo individuo, è molto probabile che la completa realizzazione di ogni persona determini la fioritura dell’intera società.

“Come economisti – ha concluso il premio Nobel – dobbiamo aiutare a progettare un’economia che abbracci la dimensione della fioritura personale e non soltanto la produttività. Così potremo aiutare tutti a vivere una vita bella”.

È interessante notare quanto le sue parole coincidano con i principi della cultura sussidiaria. È utile dunque approfondire quanto detto per cogliere ulteriori punti di contatto, valutarne la fattibilità, capire come muoversi e quali strategie adottare. Già nel 2009, nel pieno della crisi economica, Phelps scriveva che al centro dello sviluppo non c’è l’homo economicus, guidato da istinti egoistici, ma l’homo innovaticus, mosso dalla creatività e dal desiderio di una completa espressione di sé.

In che modo le istituzioni possono incentivare l’innovazione dal basso promossa da Phelps? Quali esempi concreti di successo possono essere trovati nell’applicazione della creatività umana per la crescita economica? Come si possono bilanciare le esigenze di regolamentazione con la necessità di promuovere la creatività imprenditoriale? Che ruolo potrebbe avere l’educazione nel coltivare la creatività e l’innovazione tra i giovani? In che modo il concetto di “neo-umanesimo” di Phelps può influenzare le politiche economiche contemporanee? Sono solo alcune delle domande che potrebbero alimentare un interessante dibattito.

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