17enne a Villa Inferno e in attico Genovese/ Stessa vittima per i 2 party: collegati?

- Davide Giancristofaro Alberti

Stando a quanto raccolto da Storie Italiane, una 17enne avrebbe partecipato ai festini privati organizzati a Villa Inferno, in provincia di Bologna, e nell’attico milanese

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Il programma di Rai Uno, Storie Italiane, è tornata ad occuparsi della vicenda di Alberto Genovese, l’imprenditore arrestato con l’accusa di aver abusato di una ragazza di 18 anni durante una festa nel suo attico di Milano, accuse che lo stesso rimanda al mittente. Oggi lo show condotto da Eleonora Daniele ha scoperto che una giovane frequentante la casa di Milano del Genovese, ha frequentato in passato anche la cosiddetta “Villa Inferno”, la casa della provincia di Bologna dove sono stati scoperti dei festini hard a base di droga, e per cui sono state arrestate tre persone al momento ai domiciliari, con le accuse di spaccio, induzione e favoreggiamento della prostituzione, fino alla pornografia minorile. “C’era una persona che risulta nelle due inchieste – le parole di Maurizio Ricordari, l’inviato di Storie Italiane in diretta tv – colpisce la circostanza che questo nome ricorre in più fascicoli, sia a Milano che a Bologna, e gli inquirenti cercheranno di fare luce per capire se vi sia un collegamento fra queste due storie, un fatto sicuramente curioso”.

VILLA INFERNO E ATTICO MILANESE, PARTY COLLEGATI? “LEGAME SCONVOLGENTE”

In studio, a commentare la vicenda, Vladimir Luxuria: “Non è che c’è un contatto fra questi proprietari di casa che si scambiano informazioni su queste giovani? – domanda alla conduttrice Eleonora Daniele – e poi non si può mai parlare di rapporto consenziente; quando tu dai della droga crei quel rapporto di dipendenza per cui la ragazza alla fine associa l’organizzatore del festino allo spacciatore di droga, per cui si crea un doppio legame psicologico e fisico per cui queste persone devono essere punite”. Così invece Vittoriana, inviata di Porta a Porta: “E’ sconvolgente questo legame fra le due ville, ma a questo punto si può parlare di vere e proprio organizzazioni. Importante sottolineare se la droga venisse usata, come è chiaro ed evidente ormai, per attuare queste violenze sessuali”. La pensa nello stesso modo la criminologa Roberta Bruzzone: “Esiste una sorta di sistema dove girano gli stessi nomi, gli stessi imprenditori. Non capisco perchè abbiamo una fetta così enorme di giovanissimi ancorata agli stupefacenti e che vanno in pasto a questi mostri con la cravatta senza alcuna esitazione. Noi abbiamo una ragazza che era a Villa Inferno e che va tranquillamente ad un’altra festa, ma dove sono i genitori di questa ragazza?”.



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