40 ANNI DI MEETING/ Dalla Sicilia a Rimini per un giudizio sul quotidiano

- Francesco Inguanti

Era il 23 agosto del 1980 quando prendeva il via la prima edizione del Meeting per l’amicizia tra i popoli. Il racconto di chi c’era

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Un dettaglio del manifesto del Meeting di Rimini del 1980

Sabato 23 agosto 1980 aveva inizio la prima edizione del “Meeting per l’Amicizia tra i popoli”. Il Sussidiario vuole ricordare quell’evento facendo parlare chi ha partecipato alla prima edizione, dai promotori ai visitatori. Iniziamo con la testimonianza di due allora giovani che fecero certamente il percorso più lungo. Venivano infatti da Termini Imerese in provincia di Palermo. I loro ricordi sono un po’ sbiaditi, come vedremo insieme a quelli di tanti altri, ma le sensazioni e i giudizi ancora vivi e attuali.

 

Mi ritrovai insieme a due amici, in una calda giornata di fine agosto del 1980, nei padiglioni, scarsamente refrigerati, della vecchia fiera di Rimini per visitare le mostre e partecipare a qualche incontro (non avevo nessun programma della manifestazione) della prima edizione del Meeting. Ero stato informato della kermesse da Don Ciccio Ventorino, responsabile di Comunione e Liberazione della Sicilia, che mi aveva consigliato di fare una capatina a Rimini, portando con me qualche foto dei miei quadri (allora mi dilettano a dipingere) per sottoporli al giudizio di Congdon, che era presente alla manifestazione. Ero in giro per l’Italia settentrionale con questi due amici, che volentieri mi accompagnarono a Rimini per una giornata intera.

Ricordo di avere visitato solamente le mostre di pittori dell’avanguardia russa, di Pastro e di Congdon e di avere partecipato a un incontro, forse di un dissidente russo, ma la memoria si è completamente sbiadita.

Ebbi la percezione che si trattasse di un gesto molto importante, rivolto non solo ai vacanzieri della riviera adriatica di fine estate, ma meritevole di essere vissuto da quanti avessero a cuore un giudizio più vero e non conforme alla posizione culturale dominante in quegli anni, a tal punto che, ritornato a Termini, ne parlai con tanto entusiasmo ai miei amici e ci organizziamo per partecipare all’edizione dell’anno successivo con un gruppo più numeroso e pensammo anche di fare conoscere l’iniziativa alla cittadinanza, invitando i coniugi Sacchini, a pubblicizzarla.

Certo l’edizione di quell’anno e dei primi anni successivi nulla faceva pensare a quello che sarebbe diventato poi il Meeting e al contributo notevole che esso avrebbe dato al dialogo tra le diverse anime della società italiana, europea e mondiale.

Nino Balsamo, Termini Imerese (PA)

 

Come apprendesti della iniziativa del Meeting?

Nell’ambito della esperienza comunitaria del movimento di Comunione e Liberazione di Termini Imerese e leggendo il settimanale Il Sabato.

Andasti solo o con qualcuno?

Ho avuto la fortuna di condividere questo viaggio con un carissimo amico e maestro Nino Balsamo e Angela Palmisano che si unì a noi l’ultimo giorno.

Dalla Sicilia il viaggio era certamente lungo e faticoso. Cosa ricordi?

Allora avevamo pochi soldi: siamo partiti in treno, con un biglietto circolare, con sacco a pelo e nessuna prenotazione in albergo.

E della permanenza a Rimini?

A Rimini siamo rimasti solo due giorni: è stata una esperienza bellissima.

In particolare cosa ricordi degli incontri e delle testimonianze?

Abbiamo visitato diverse mostre e ascoltato due conferenze, una con don Giussani e una con Roby Ronza.

Alla fine che percezione avesti dell’avvenimento?

La percezione inconsapevole per allora è stata di un luogo dove si cercava di dare un giudizio e nello stesso tempo una chiave di lettura per affrontare il quotidiano (Lavoro, Università, Scuola, Politica e Famiglia).

E adesso a 40 anni di distanza pensi che si poteva giungere a questo traguardo?

No, devo essere sincero. Come ho detto prima percepivo che era una grande intuizione, frutto dell’esperienza del Movimento, ma non che potesse raggiungere questo successo e rimanere nell’ambito della testimonianza di fede con un dialogo aperto a tutti.

A tuo avviso che contributo ha dato il Meeting alla cultura italiana in questi 40 anni?

Il contributo del Meeting alla cultura italiana è stato importante per chi ha seguito o letto i momenti proposti in quella settimana. Come sempre sono gli uomini a portare avanti le idee, le proposte ripeto per chi è stato attento ai temi affrontati ci sono state e come.

Giovanni Lo Bello, Termini Imerese (PA)

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