ABORTO USA E CORTE SUPREMA/ Tocca ai giudici o al legislatore fare le leggi?

- Luca Pirola

La Corte suprema degli Usa potrebbe dichiarare illegittimo il diritto all'aborto. Sarebbe una decisione che rimette al centro il legislatore

america aborto 2 lapresse1280 640x300 Pro choice davanti alla Corte Suprema Usa (LaPresse)

La pubblicazione nei giorni scorsi da parte del sito web Politico di una bozza di memoria predisposta dal giudice della Corte suprema Usa Samuel Alito che sembra superare il concetto di diritto all’aborto espresso dalla sentenza Roe vs. Wade (1973) ha rialzato i toni nel già vivace dibattito politico-culturale americano.

Va sottolineato che negli Stati Uniti l’aborto è stato liberalizzato nel 1973 da una sentenza della Corte suprema, che, interpretando in maniera estensiva il quattordicesimo emendamento della costituzione americana (“Nessuno Stato farà o metterà in esecuzione una qualsiasi legge che limiti i privilegi o le immunità dei cittadini degli Stati Uniti”), ha riconosciuto, in un’ottica di divieto di ingerenza statale su scelte private relative alla salute e alla vita personale di una donna, il diritto all’aborto, vietando qualsiasi limitazione allo stesso prima del momento in cui il feto possa sopravvivere al di fuori del grembo materno. Tale decisione, molto discussa negli ambienti accademici, è stata sostanzialmente confermata fino ai nostri giorni.

Da quanto si evince dalla bozza di memoria preparata dal giudice Alito, di cui il presidente Roberts ha confermato l’autenticità, sembra invece che l’attuale maggioranza di giudici della Corte possa opporsi all’interpretazione finora maggioritaria, dando un’interpretazione della costituzione in senso originalista. Tale dottrina richiede al giudice di dare al testo da interpretare il significato originale dello stesso, ovvero, il significato che chi lo ha scritto ha immaginato per quelle parole. Sembra quindi (la sentenza sarà pubblicata entro fine giugno) che la Corte possa considerare costituzionale la legge dello Stato del Missouri che vieta l’aborto oltre la quindicesima settimana, aprendo quindi il varco alla legittimità di altre norme simili (e in alcuni casi ancora più restrittive) approvate o in corso di approvazione in molti Stati americani.

È interessante soffermarsi sull’importanza che una decisione simile, se confermata, potrebbe avere. Infatti, è ben diverso considerare l’aborto un oggetto di legittime valutazioni politiche, in cui il legislatore magari contempera una supposta libertà di scelta della donna con il diritto alla vita del nascituro, oppure un diritto intoccabile, nemmeno contemperabile da altri diritti e interessi.

La sentenza delle Corte, se le indiscrezioni saranno confermate, porterà nel breve termine all’approvazioni in diversi stati a guida repubblicana di norme limitatrici dell’aborto, alcune, come quella proposta in Florida, simili alla normativa attualmente vigente in Italia, altre, come quelle già approvate in Texas o in Oklahoma, ancora più restrittive.

È però un altro il nocciolo della questione: questa decisione potrebbe essere storica perché riporta al centro del dibattito il legislatore. È nei parlamenti che si fanno le leggi, non nelle aule dei tribunali. È il legislatore che deve valutare se limitare o meno l’aborto e risponderà delle sue scelte al popolo che lo ha eletto e che potrà riconfermarlo o non rieleggerlo. Questa decisione è, insomma, una grande opportunità per rimettere la politica al centro, per aprire sul tema dell’aborto, ma anche su tanti altri temi etici e bioetici, un dibattito serio, con argomentazioni scientifiche, filosofiche e giuridiche. Questa sentenza potrebbe essere la prima di molte altre, considerando l’influenza che la Corte suprema esercita anche al di fuori dei confini americani, che riporteranno sul piano politico problematiche che fino ad oggi sono state affrontate e risolte dai giudici.

Purtroppo, diversi politici, soprattutto della sinistra radicale, non sembrano in grado di cogliere questa opportunità. Se alcuni fomentano le piazze e minacciano di togliere finanziamenti federali agli Stati pro life, altri (tra i vari, Elizabeth Warren, senatrice democratica già candidata alle primarie per la presidenza) arrivano a chiedere di approvare una legge che ampli il numero di componenti della Corte suprema per permettere al presidente Biden di nominare nuovi giudici e spostare a sinistra gli equilibri della Corte. Le accuse di estremismo, fascismo, e oscurantismo religioso nei confronti di politici e giudici non espressamente pro-aborto si stanno negli ultimi giorni sprecando e il fronte dem si sta ricompattando attorno alla bandiera del diritto all’aborto senza se e senza ma. È quindi difficile che in questo clima si possa instaurare un confronto franco ma leale, improntato alla ricerca di una soluzione migliore per la donna e per il nascituro.

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