Afghanistan, tutto quello che non torna/ Biden, Ghani, Emirati: “troppe stranezze”

- Niccolò Magnani

Cosa potrebbe esserci dietro al caos in Afghanistan: i dubbi di Biden, l’eredità di Trump, il ruolo di Emirati e Qatar e la figura di Ghani

Blinken e Biden
Joe BIden e Antony Blinken accolgono le bare delle vittime Usa nell'attentato di Kabul (LaPresse, 2021)

Questa sera il Presidente americano Joe Biden terrà un ultimo discorso alla nazione su cosa sarà il futuro dell’Afghanistan dopo che ieri anche gli ultimi soldati americani hanno lasciato l’aeroporto internazionale di Kabul. Davanti alle minacce di nuovi attentati dell’Isis-k e con i reduci ex compagni di Osama Bin Laden (Al Qaeda) che tornano nuovamente in patria con l’avvento dei talebani al potere, il fallimento dell’Occidente che arrivò in pompa magna in Afghanistan nel 2001 dopo l’attacco alle Torri Gemelle è ormai davanti agli occhi di tutti.

In particolare la presidenza Biden viene contestata anche pesantemente in patria (e nella Nato) per la scarsa prevenzione dei fatti avvenuti nelle ultime settimane, con una pessima gestione dell’evacuazione da Kabul: alcuni rumors d’Oltreoceano raccolti da Dagospia offrono però un “quid” in più di mistero attorno agli ultimi eventi capitati in Afghanistan, con molto di sotterraneo e nascosto che non fa tornare in calcoli di una pur pessima gestione generale della fuga da Kabul. Fonti di intelligence – riporta lo “spiffero” di Dago – si chiedono come mai il presidente uscente afghano Ashraf Ghani, considerato da tutti in primis i talebani, un “fantoccio” in mano americana, «è stato il primo a scappare da Kabul per rifugiarsi ad Abu Dhabi, dove l’attendeva, reverentissimo ospite, lo sceicco degli Emirati Arabi, Mohammed Bin Zayed?».

IL RUOLO DI EMIRATI E QATAR NELLA CRISI AFGHANA

Ora, occorre fare un passo indietro per capire la dietrologia possibile all’insolito fatto: non scorre affatto buon sangue tra il Qatar e gli Emirati Arabi, in particolare tra Tamim bin Hamad al-Thani e l’emiratino Bin Zayed. Ecco che l’intero caos afghano “nasce” dall’accordo tra Usa e talebani siglato a Doha dal sottosegretario di Trump, Mike Pompeo, nel regno del Qatar. Di quegli accordi, il presidente Ghani si è sempre detto contrario e parecchio irritato per esser stato sostanzialmente tagliato fuori: da qui, la fuga ad Abu Dhabi sembrerebbe essere una “vendetta” contro Washington con non ben precisate conseguenze nell’immediato futuro. Altra “stranezza” notata dagli 007: «come mai all’indomani della fuga dell’ex presidente afghano Ashraf Ghani, il di lui fratello Hashamt Ghani Ahmadzai, ha giurato fedeltà ai talebani durante una cerimonia che si è tenuta nella capitale Kabul, davanti a Jalil al Rahman Haqqani, un esponente dei Talebani associato alla rete Haqqani?». La sensazione che filtra dalla Casa Bianca – in particolare dall’attuale segretario di Stato Blinken – è che nel passaggio di consegne tra Trump e Biden non sia andato di traverso solo i fattacci di Capitol Hill ma anche parte degli importanti dossier di politica estera. I repubblicani però controbattono spiegando come sia stata proprio la debolezza e fragilità del nuovo Presidente nel non capire – assieme alla sua intelligence – l’incendiaria situazione che si sarebbe potuta creare con il ritorno dei talebani al potere in così poco tempo e con risvolti così drammatici.



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