AGENZIE PER IL LAVORO/ Ferrario (e-work): la nostra sfida è diventare “consulenti” Hr

- int. Paolo Ferrario

Il decreto Dignità ha creato disparità sociali e il Rdc non è una politica attiva. Eppure e-work è riuscita a crescere del 6%

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(Pixabay)

Gli effetti del decreto Dignità, il primo anno di applicazione del reddito di cittadinanza, un mercato del lavoro caratterizzato da numeri e trend sempre in chiaroscuro. Il 2019 sta per chiudersi e per le Agenzie per il lavoro, che hanno dovuto affrontare un contesto normativo non facile, “è stato un anno strano”. Così almeno lo definisce Paolo Ferrario, presidente e amministratore delegato di e-work, una delle agenzie più dinamiche e innovative del panorama italiano ed europeo, con 20 anni di esperienza alle spalle, un’offerta di servizi a 360 gradi e oltre 1.200 imprese servite. Con Ferrario abbiamo voluto tracciare un bilancio dell’attività di e-work e individuare le prospettive e le sfide del 2020.

Il 2019 sta per finire, è tempo di bilanci. Guardando al mercato del lavoro italiano, che eredità lascia quest’anno?

Il 2019 è stato un anno strano, tra parti politiche, sindacali e istituzionali che hanno più volte fatto a gara a fornire “indici” di andamento del mercato del lavoro discordanti. Chi ha inneggiato alla crescita, chi alla discesa della disoccupazione giovanile, chi all’aumento dei tempi indeterminati. La realtà dei fatti è che questo fine 2019 paga lo scotto dell’effetto lungo del cosiddetto decreto Dignità.

Perché?

Stiamo toccando con mano solo adesso l’effetto del termine dei 24 mesi del tempo determinato introdotto dal decreto stesso e che sta generando disparità sociali soprattutto nelle mansioni più semplici, dove è più facile sostituire il lavoratore anziché assumere a tempo indeterminato.

Come valuta in questi 12 mesi le risposte che il settore delle agenzie ha saputo dare alle sollecitazioni che arrivavano dal mercato?

Il nostro settore nasce in risposta alle esigenze di flessibilità di un sistema produttivo e dei servizi che nell’ultimo ventennio si è trasformato radicalmente. Una sempre minore possibilità di pianificazione pluriennale, commesse brevi o incerte, picchi di lavoro, nuovi prodotti o servizi. Per rispondere a ciò, prima in gran parte d’Europa e poi in Italia è nato il settore delle Agenzie.

Perché ne ripercorre la storia?

Per rispondere alla domanda in modo completo. In un mercato che esige flessibilità, dove diviene centrale la “professione” e non “dove la svolgi”, il nostro settore viene messo in condizione di poter essere meno utile. Viene ricondotto a livello normativo alla medesima stregua del tempo determinato diretto tra azienda e lavoratore. Tutto ciò per dire che come settore avremmo potuto fare di più, ma che il contesto normativo non ci ha favorito. Il 2019 di e-work ha comunque segnato una crescita del 6% circa.

Come valuta i numeri relativi all’attività e i risultati raggiunti da e-work nel 2019?

I numeri non sono certo entusiasmanti, ma comunque positivi rispetto a un mercato che flette per la prima volta dopo tre anni. Quasi 15mila persone si sono affidate a e-work per almeno un contratto di somministrazione e questo credo sia un grande segnale di fiducia e di successo.

Il 2019 è stato il primo anno di applicazione del reddito di cittadinanza. Come misura assistenziale ha interessato più di un milione di famiglie. Ma il RdC doveva anche trasformarsi in una misura di politica attiva: ha funzionato?

Preferisco rispondere brevemente. E’ chiaro che ogni forma di sussidio e sostegno alle fasce deboli è in linea di principio condivisibile, ma definire il reddito di cittadinanza una misura di politica attiva è davvero lontano dalla realtà. Lo strumento in sé, la funzione dei famosi “navigator” e dei Centri per l’impiego, il metodo: tutto troppo lontano dalla realtà del nostro Paese, tutto molto lontano da ciò che le imprese chiedono e di cui hanno bisogno.

Che ruolo possono giocare le agenzie per il lavoro su questo fronte?

Io parlo per e-work, non certo per il settore. Abbiamo continuato a fare ciò che facevamo in precedenza: orientare, formare, selezionare e avviare al lavoro migliaia di persone. senza cambiamenti rispetto a prima. Collaborando, come accadeva da anni, con Centri per l’impiego lungimiranti e non collaborando con territori non organizzati.

Giovani e lavoro. In Italia è un rapporto difficile che ha due facce: i Neet e i cervelli in fuga. Come si può spezzare questa tenaglia? Questione di investimenti, di regole o che altro?

Direi sicuramente questione di regole e di dialogo, tra scuola e mondo del lavoro. L’alternanza scuola lavoro deve crescere e non essere ridotta nelle disponibilità e nei metodi come invece rischia di accadere. Ma il vero punto cardine è aprirsi al mondo e smettere di lamentarsi della fuga di cervelli. Piuttosto dobbiamo individuare nel nostro paese le eccellenze e le opportunità da valorizzare non solo per convincere un giovane talento italiano a restare, ma – perché no? – per convincere un giovane talento straniero a venire in Italia.

Come si può fare?

Il nostro gruppo è presente in Polonia con una propria Agenzia per il lavoro. La comunità di giovani italiani, dagli ingegneri informatici ai camerieri, è numerosissima. E non per il clima, il divertimento o le retribuzioni folli. Ma per le prospettive che il mercato del lavoro offre.

John F. Kennedy diceva che “il cambiamento è la legge della vita. Quelli che guardano solo al passato o al presente, sicuramente perderanno il futuro”. Quali saranno le sfide di e-work per il 2020?

Forse una sola sfida, che non vogliamo e non possiamo perdere. Dobbiamo proseguire il cammino per essere sempre più una Hr Company, non più vista come Agenzia per il lavoro che si occupa di somministrazione e basta. Oggi il nostro mercato si riferisce alla ricerca e selezione, all’head hunting, alla formazione manageriale e motivazionale, alle analisi di clima, alla consulenza sul disability e il sociale. Ci affianchiamo sempre più alle funzioni aziendali come “consulenti” Hr. Questa è la nostra sfida. Finire un cammino di valorizzazione del settore, e ovviamente di e-work.

Ha accennato al sociale, un campo dove e-work è molto impegnata…

Sì, il nostro impegno – ma io preferisco definirlo “tempo dedicato” – nel sociale è notevole. Non posso non ricordare la nostra Fondazione Pino Cova, la sua mission di aiutare i giovani con difficoltà a inserirsi nel mondo del lavoro o l’impresa sociale del Gruppo e-work, Impresa Sociale Continua, che nel 2020 realizzerà una biblioteca inclusiva presso la sede di Fondazione Pino Cova in via Caroli a Milano. Ma nemmeno realtà importanti con le quali collaboriamo ormai da anni come I Bambini delle Fate, Fondazione Asphi e Fondazione Costruiamo il Futuro. Bambini, cultura, sport e lavoro: nel nostro piccolo proviamo a dare un contributo all’equilibrio dei punti cardine della vita quotidiana.

Sono in arrivo nuove iniziative?

Novità spero proprio che ne arriveranno. La prima è che non abbandoneremo nessuno dei percorsi iniziati, perché le cose serie si portano avanti. E poi, chissà, speriamo di innamorarci di altri splendidi progetti.

(Marco Biscella)

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