AIR ITALY/ Le “anomalie” (compresa Alitalia) che hanno portato alla liquidazione

- Roberto Zucchetti

I soci hanno decretato ieri la messa in liquidazione di Air Italy. Si possono individuare almeno quattro principali cause per questa situazione

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(CC foto di Simone Previdi)

Una compagnia con “Italy” nel nome è da oggi in liquidazione; un’altra, Alitalia, è da anni tecnicamente fallita anche se continua a volare: perché il trasporto aereo è così incompatibile con il nostro Paese? Nessuna pretesa di dare risposte esaurienti: solo alcuni spunti di riflessione, che possono servire per un ragionamento che vada anche oltre il settore dell’aeronautica. Air Italy, la compagnia aerea che da poco più di due anni ha cercato di rilanciare la storica presenza di Meridiana, ha annunciato la liquidazione “in bonis”: con grande correttezza gli azionisti, vista l’impossibilità di riportare in equilibrio la società, hanno deciso di pagare i debiti e chiudere.
Com’è possibile, si chiederanno tutti coloro che, ancora oggi, hanno visto le affissioni pubblicitarie in metropolitana o sugli autobus? Come sempre le cause sono molte: proviamo ad elencare almeno le principali.

1) Un mercato difficilissimo: chi opera in questo settore è stretto tra la forza delle grandi compagnie, che operano in stretta sinergia con i propri aeroporti di riferimento, e le low cost, veri corsari del cielo che colgono tutte le opportunità offerte da un mercato dove molti aeroporti, con soldi pubblici, le foraggiano, pur di avere un traffico che altrimenti non avrebbero.

2) Un mercato in cui funziona una strana liberalizzazione. Operiamo come in un recinto, che è l’Unione europea: al suo interno vige piena libertà di concorrenza, mentre nessun operatore esterno può entrarvi. Come nel caso di Alitalia, investitori extracomunitari sarebbero disposti a investire, ma non possono agire se non ci sono investitori comunitari che forniscano almeno il 51% del capitale.

3) Un passato che continua a pesare; il settore cambia ad un ritmo impressionante, ma nel nostro Paese la resistenza al cambiamento è fortissima: così, rapidamente, le imprese si trovano con una struttura di costi incompatibile con i nuovi assetti di mercato. Solo per fare alcuni numeri: su 1.200 dipendenti di Air Italy 200 sono addetti alla manutenzione, 120 sono impiegati nel call center e circa 100 sono amministrativi! Eppure, Air Italy era nata con grandi obiettivi: 50 aerei in cinque anni, dieci milioni di passeggeri, di cui otto su Malpensa, 1.500 assunzioni e nuove rotte intercontinentali per fare perno (“hub”) sull’aeroporto di Malpensa, servendo il ricco mercato di Milano e del Nord Ovest. Tutto questo si è tradotto, purtroppo, in gravi perdite: 164 milioni nel 2018 e si dice oltre 200 nel 2019. Il motivo principale è che non si possono sostenere le rotte intercontinentali senza una rete di alimentazione fatta da molte tratte di breve raggio, capaci di concentrare sull’aeroporto Hub la domanda necessaria a sostenere gli altissimi costi di questi servizi.

4) La gravissima mancanza di governo di questo settore: non solo il “Piano degli aeroporti” è praticamente un elenco senza alcuna indicazione di policy, ma continuiamo a mantenere con enormi quantità di denaro pubblico un vettore, Alitalia, in violazione delle più elementari regole di concorrenza. Meridiana, poi Air Italy, con base ad Olbia, ha sempre avuto come “zoccolo duro” i
collegamenti da e per la Sardegna, sovvenzionati dalla Regione per garantire la continuità territoriale. All’inizio del 2019 Alitalia ha vinto la gara indetta dalla Regione Sardegna, battendo Air Italy e assicurandosi tutte le tratte per i prossimi tre anni, con ribassi incredibili, fino al 31%! Sconti resi possibili da grande efficienza o dalla possibilità di perdere senza remore soldi dei contribuenti?

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