ALEX ZANARDI INCIDENTE HANDBIKE/ La forza di sfidare il male e continuare a vivere

- Roberto Perrone

Alex Zanardi ha subìto un grave incidente schiantandosi con la sua handbike contro un camion. Tornando a rivivere lo stesso calvario del 2001. Ma ha ancora molto da insegnarci

Alex Zanardi
Alex Zanardi (foto da Facebook)

Alex Zanardi è uno dei pochi atleti riusciti a essere, contemporaneamente, storia e narratore di Storie, da bravissimo conduttore della fortunata trasmissione su Raitre. Ora il dramma per questo ex pilota automobilistico capace di rivoltare il senso di un destino avverso, la perdita delle gambe nel terribile incidente in corsa del 15 settembre 2001, in una spinta per rinascere come uomo e come sportivo, tanto da diventare campione paralimpico di handbike (quattro medaglie d’oro a Londra 2012 e Rio 2016), è proprio di dover rivivere lo stesso calvario. Cioè rimanere gravemente ferito mentre sta facendo quello che ama. Sui colli senesi, durante la staffetta “Obbiettivo tricolore”, lungo la statale 146 fra Pienza e San Quirico d’Orcia, ha perso il controllo della sua handbike e si è schiantato contro un camion che procedeva nell’altra direzione. E’ gravissimo.

Però, nella tragedia che sta vivendo, c’è una consolazione per i suoi familiari, i suoi amici e per chi si è affezionato a questo ironman, gentile, scanzonato, capace di raccontare, con lievità e attenzione, la sua e altre storie. Il web è pieno di messaggi di affetto. I principali siti di informazione seguono la vicenda con i titoli d’apertura. E’ la notizia del giorno. Ed è proprio questo il senso di una vita vissuta due volte e che preghiamo viva anche una terza. La testimonianza.

Quando Zanardi ebbe il suo primo terribile incidente, non ebbe questa copertura mediatica. Perché non era ancora storia e racconto di storie. Lo è diventato sfidando giorno dopo giorno il male di vivere, riempiendo la mancanza con un valore che non è servito solo a lui, ma è stato ed è utile a migliaia di persone che, nei passaggi delle loro vite, si trovano a dover convivere con una rottura, con la scomparsa delle “cose” che facevano prima. Spesso, sentiamo giustificare la ricerca della morte con questa espressione: “la mia non è più vita”.

La testimonianza di Alex Zanardi è che c’è sempre vita, magari non con i gesti, con le azioni, con i comportamenti di prima. Con altri, diversi, ma anche questi importanti, veri. Una lezione fondamentale in cui Alex Zanardi ha molto ancora da insegnarci.

Vogliamo, speriamo che ritorni a farlo.





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