Alice Scagni/ Mamma Antonella “Dissi ai poliziotti che non volevo finire come Benno”

- Davide Giancristofaro Alberti

Alice Scagni, la mamma della donna uccisa dal fratello, ha rilasciato una lunga intervista a Mattino 5: ecco le sue dichiarazioni sulla figlia e il fratello Alberto

alice scagni mattino5 640x300 Alice Scagni, la mamma a Mattino Cinque

Lunga intervista della signora Antonella, la mamma di Alice Scagni, a Mattino 5. La ragazza venne uccisa lo scorso maggio a Genova dal fratello Alberto, persona mentalmente instabile, una tragedia annunciata da tempo secondo la madre della vittima. A Mattino 5 viene mandata in onda una telefonata che la donna ha commentato così: “Ci focalizziamo sulla seconda chiamata che è quella che io ho registrato ma è conseguenza di un’altra chiamata che Alberto aveva fatto precedentemente e nella quale avevo detto a suo padre ti taglio gola, pancia e ammazzo tutti”.

E ancora: “Abbiamo pensato di registrare la seconda telefonata per avere una prova per le forze dell’ordine; avevamo avuto 10 giorni di contatti giornalieri con le forze dell’ordine in cui avevamo evidenziato l’escalation di pericolosità e il delirio psichiatrico, quindi le due telefonate sono state l’apice in cui noi abbiamo detto che era il momento di fare tutto ciò che ci avrebbero garantito che doveva succedere, ovvero, chiamare il 112 e Alberto sarebbe stato fermato per via del suo delirio psicotico, quindi noi la consideriamo un’omissione di soccorso”.

ALICE SCAGNI, LA MAMMA: “QUANDO CHIAMAI LA POLIZIA…”

La famiglia di Alice Scagni ha recentemente denunciato le forze dell’ordine proprio per il mancato intervento: “Noi ci siamo messi veramente a nudo per avere chiarezza per Alice – ha aggiunto – ha diritto ad avere chiarezza sul perchè nessuno si è mosso, soprattutto dopo quella telefonata a un numero di emergenza”. Federica Panicucci ha ricordato l’episodio della porta della nonna bruciata: “Il 30 aprile, 24 ore prima dell’aggressione, c’è stato un incendio, sapevamo che era stato Alberto, chiunque avrebbe intuito che lui era l’unico che aveva la possibilità di farlo. La pattuglia che venne in casa mia mi chiese dettagli sulla porta bruciata, percepivo che non c’era attenzione sulla mia segnalazione di pellicola, dissi che avevamo paura di nostro figlio chiedendo di non fare la fine di Benno (Benno Neumair, in carcere per aver ucciso i genitori ndr), uno dei poliziotti si è girato con aria di irrisione e mi ha detto ‘signò non famola tragica’”.

Quindi la mamma di Alice Scagni ha ricordato il giorno dell’aggressione mortale alla figlia: “Dissi ad Alice se fosse sicura di voler scendere con il cane, lei disse che Alberto era sua fratello, le voleva bene e non le avrebbe fatto mai del male…. Alberto era completamente dissociato, una persona malata, non era in grado di comprendere il bene e il male e dove portassero le conseguenze di determinati atti, non era più lui, per questo si era parlato di un tso, non c’era più possibilità di colloquio senza dover intervenire fisiologicamente”.

ALICE SCAGNI, MAMMA: “ALBERTO HA DISTRUTTO LA SUA VITA E…”

La mamma di Alice Scagni lamenta il fatto che Alberto non è ancora sotto cura: “Alberto ha distrutto la sua vita e quando si renderà conto che ha perso l’unico baricentro affettivo che gli era rimasto, Alice, credo che ne avrà un ritorno psichiatrico veramente importante. Il discorso di vederlo in carcere è molto complicato, noi siamo persone spaccate in due e non è semplice. Alberto continua a non essere curato visto che non si comporta in modo pericolosa in carcere”.

E ancora: “Alberto avrebbe ucciso altri? La carica aggressiva era verso il mondo, lui odiava il mondo e tutt’ora è convinto di essere perseguitato dal mondo e lo dice lo psichiatra del carcere, era una bomba che stava per scoppiare e che non è stata fermata ne nella filiera di salute mentale ne in quella delle forze dell’ordine”. Poi la mamma di Alice Scagni ha concluso dicendo: “Avevamo davanti 30 poliziotti che ci impedivano di dare una carezza ad Alice mentre era tiepida. sette ore prima abbiamo sentito dal 112 che non avevano una pattuglia da mandare qui o degli agenti, avevamo la presunzione che almeno questo l’avrebbero fatto. Quando venne bruciata la porta io chiamali la vigilanza privata che fece dei passaggi e in quei giorni Alberto non fece nulla; bastava una volante, che magari l’avrebbe visto e fermato. Alice non si merita di essere stata dimenticata in questo modo, una battaglia anche nei confronti del bimbo di Alice che vorrà sapere cosa è successo”.







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