Alluminio: la carbon tax UE può essere aggirata/ Allarme: “Greenwashing dall’estero”

- Lorenzo Drigo

Alluminio: i produttori europei hanno evidenziato una falla nella carbon tax CBAM che permetterà un diffuso greenwashing, spacciando per verdi prodotti, in realtà, estremamente inquinanti

Industria e alluminio (Pixabay)

I produttori europei di alluminio hanno lanciato un preoccupante allarme alla Commissione Europea, sottolineando come la carbon tax inclusa nel regolamento (in via d’approvazione) chiamato CBAM può essere facilmente aggirata dai paesi più inquinanti. Di fatto il materiale è considerato tra i più energivori in termini produttivi, oltre che implicare una quantità importante di emissioni di Co2, che secondo il regolamento europeo dovrebbero essere compensate. Secondo le aziende europee di alluminio, però, ci sarebbe una scappatoia che permette, facilmente, ai produttori esteri di far passare il materiale come “carbon free”, aggirando la compensazione e vendendo a costi minori dei competitors interni al blocco europeo.

L’allarme sull’alluminio: “Carbon tax aggirabile, verrà fatto greenwashing”

Insomma, l’alluminio, se non venisse corretta la falla che evidenziano i produttori europei, potrebbe essere venduto come un prodotto completamente neutro dal punto di vista delle emissioni, a prezzi minori di quelli che si trovano sul mercato UE. Secondo l’allarme, infatti, all’estero si potrà continuare a produrre senza preoccuparsi delle emissioni, creando anche parecchi scarti che poi saranno fusi e rivenduti (forse da aziende terze) per passare come neutrali dal punto di vista carbonico.

“Questa scappatoia”, sottolinea sulle pagine del Financial Times l’AD dell’azienda norvegese Norsk Hydro, “consente un diffuso greenwashing dei prodotti di alluminio importati e mina l’efficacia del CBAM nel prevenire la rilocalizzazione delle emissioni di carbonio”. Il regolamento citato presupporrà, infatti, che per i prodotti maggiormente inquinanti importati in Europa, le aziende dovranno dichiarare le emissioni di Co2, pagando un eventuale dazio aggiuntivo prima di immetterlo sul mercato nel caso sforino gli obiettivi climatici europei. Di fatto, dunque, i prodotti come l’alluminio su cui vi sono state forti emissioni di Co2 dovranno essere venduti a prezzi maggiori per compensare i dazi, portando potenzialmente maggiore mercato alle produzioni (controllate e meno inquinanti) interne all’Europa. Con la scappatoia, però, le aziende europee si troveranno, nuovamente, in un mercato sleale, vendendo a Alluminio, mentre quelli inquinanti sono spacciati per neutrali.





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