ALLUVIONE ROMAGNA/ “Il nostro ‘quasi’ Paradiso era una meraviglia fragile. E ora?”

- Davide Rondoni

Quasi tutti d'accordo che la Romagna "è quasi un paradiso". Appunto: quasi. E ora deve fare i conti con l'alluvione. Non sarà per ricordarci qualcosa?

20989838 small 640x300 Elicottero della guardia costiera interviene nella campagna di Faenza allagata (LaPresse)

La Romagna sott’acqua è un’ingiustizia di cui Dio dovrà rispondere. Ed è però un segno per tutti. Se pur è vero che, come diceva Il Passatore, di romagnoli in paradiso ce ne sarà forse nessuno eccetto i santi (tra anticlericali, comunisti, sciupafemmine e bestemmiatori da briscola e marafone) qualcuno tra quei santi dovrà comunque avvicinarsi al Padreterno e dire: “be’, questa, vigliacca miseria, ce la potevi risparmiare… Eravamo già lì che tiravamo fuori le sdraio e le infradito per goderci le spiagge, o le griglie e il sangiovese, per darci dentro su nelle nostre belle colline, e hai lasciato che venisse giù il finimondo di acqua (neanche di vino). Già si vedevano i fidanzatini felici camminare sul lungomare e le signore contente di svestirsi un po’, e già i bagnini, gli albergatori, i b&b darci dentro con lavori e prenotazioni, su lungomari e valli e, vigliacca magrona, son venute delle ondate di acqua e fango che neanche quando un romagnolo si incavola gli vien su un lavoro del genere”.

Qualcuno dovrà chiederglielo, e già lo chiede, sotto le stelle dei mosaici di Ravenna o nel silenzio dinanzi alla Madonna del Fuoco di Forlì. Perché non è giusto. Certo, sono cose che succedono ovunque. Certe immagini delle nostre strade sembravano quelle che si vedono ogni tanto di poveri cristi in acqua con magri buoi e pochi pacchi di roba in India o quando in America arriva un ciclone.

Però che a patire di ’ste cose sia la Romagna, che è il posto che per tutti è “quasi un paradiso” (così ho titolato un libro dedicato alla mia madrepatria) sembra ancora più ingiusto. Proprio perché il contrasto è forte. È più stridente. È uno scandalo. Non ho idea di cosa il Padreterno, che sicuramente è anche un po’ romagnolo come ho dimostrato in quel libretto, risponderà alla Benedetta Bianchi Porro, o a San Pellegrino, o a don Ricci, o alla Annalena Tonelli…

So che però essere persone vive significa non evitare lo scandalo, mai, non girare gli occhi altrove dalla nostra condizione “scandalosa”. In cosa consiste tale scandalo? Nel fatto che gli esseri umani sono meravigliosi, capaci di trasformare luoghi inospitali in un luogo quasi paradisiaco come il bagno Mario, o nel belvedere di Bertinoro, o di illuminare la tenebra con i mosaici del mausoleo di Galla Placidia o con lo sguardo al cielo dell’Icaro di Forlì.

Sì, siamo esseri meravigliosi. Ci siamo pure inventati la piadina con prosciutto e squaquerone, roba che tuona di bontà ed esperienza quasi mistica, nonché le tagliatelle spesse come quelle Santarcangelo o di Predappio. Eppure, tutta questa meraviglia è fragile, è esposta alla furia della natura, è meno forte di ciò che è più forte di noi, fosse pure un fiumiciattolo che si guardava fino a ieri quasi con commiserazione e invece ha spazzato via vite e beni. Noi tendiamo a dimenticare questo scandalo, specie in posti dove, come si dice, “si sta da Dio”.

Ma appunto non siamo Dio e non siamo in paradiso. Quasi, ma non lì. E allora si può vivere tutta la vita incavolati per questo, o scoprire in questo scandalo un motivo di umiltà e di allegra compagnia e accoglienza l’un dell’altro. Cosa che appunto in Romagna non mancano. Nessuna dolcezza autentica, nessuna allegria vera può sorgere dalla dimenticanza dello scandalo della nostra piccolezza. Nessuna accoglienza, virtù romagnola, può fingere che siamo dei.

No, appunto, siamo povera gente che cerca di star bene, anche con poco, una piada, una sdraio, un bicchiere, un sorriso e cantando “Tu sei la mia allegria”. “Stàca e sburador, tàca la pompa” si diceva per dire a qualcuno di non tirarsela troppo e fare un po’ marcia indietro. Mai come oggi è vero. In Romagna si saprà farlo. E di questa “ingiustizia” comunque speriamo che lassù ne parli chi di dovere e i santi romagnoli trovino il modo di consolare e ricompensare.

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