Altre 2 chiese incendiate in Canada/ Ipotesi dolo per resti bimbi indigeni ritrovati

- Alessandro Nidi

Altre due chiese incendiate in Canada: aumentano i sospetti di un collegamento con il ritrovamento dei resti di bambini indigeni

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Incendio, immagine di repertorio

Altre due chiese cattoliche sono state incendiate in Canada, più precisamente nelle zone occidentali del Paese (British Columbia). Si tratta di quelle di Sant’Anna e Chopaka, situate proprio dove vivono le comunità indigene e questo episodio non può non richiamare alla memoria quello verificatosi esattamente una settimana fa, quando due chiese furono rase al suolo dalle fiamme proprio nel giorno in cui nella nazione ricorreva il National Indigenous People’s Day, dedicato alle popolazioni indigene.

Secondo quanto riferito dalla Bbc, gli investigatori non escludono l’ipotesi che si tratti di incendi dolosi, come ha evidenziato il sergente Jason Bayda della Royal Canadian Mounted Police, la polizia canadese, il quale ha tuttavia puntualizzato: “Per le indagini sui precedenti incendi e su questi due nuovi roghi non sono ancora stati effettuati arresti né formulate accuse. Tuttavia, è logico pensare che gli accadimenti siano in qualche modo connessi tra di loro, dal momento che la notizia giunge dopo che soltanto giovedì era emerso che gli investigatori avevano trovato 751 tombe senza nome nel sito di un’ex scuola residenziale per bambini nativi.

ALTRE DUE CHIESE INCENDIATE IN CANADA

L’aggiunta di altre due chiese all’interno del novero degli edifici sacri bruciati in Canada rafforza pertanto l’ipotesi di un collegamento con il ritrovamento dei resti di 215 bambini indigeni nella fossa comune della “Kamloops residential school”. Nel 2015, come sottolinea “Avvenire”, la commissione governativa “Truth and Reconciliation” dopo sette anni di ricerche aveva appurato che su 150mila bambini delle Prime nazioni, Inuit o Metis, oltre 4mila erano morti fra il 1890 e il 1996 nei pensionati “creati per uccidere l’indiano nel bambino”.

La commissione aveva parlato di “genocidio culturale” e aveva puntato il dito contro le condizioni spesso atroci alle quali venivano esposti i minori, in centri sovraffollati e scarsamente finanziati, dove soffrivano la fame, il freddo ed erano vittime di frequenti epidemie. “Alla richiesta di scuse da parte della Chiesa – scrive Avvenire – e di atti riparatori da parte delle autorità civili, si sono uniti pressanti inviti alla trasparenza sulla sorte delle migliaia di minori scomparsi durante il soggiorno in uno degli istituti per l’assimilazione culturale voluti dal governo di Ottawa”.

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