Amedeo Pagani, marito Barbara Alberti/ Un amore nato grazie alla scrittura!

- Morgan K. Barraco

Amedeo Pagani, marito Barbara Alberti: l’amore per la coppia è nato grazie alla passione per la scrittura. Un percorso che li ha legati nella vita e nella professione.

barbara alberti
Barbara Alberti

Amedeo Pagani è il marito di Barbara Alberti, nota scrittrice italiana e ora concorrente del Gf Vip 4. I due condividono la passione per la sceneggiatura, anche se Amedeo, con cui la donna ha avuto due figli, Malcom e Gloria Samuela, è ancora produttore cinematografico. Fra i suoi ultimi lavori troviamo Rimetti a noi i nostri debiti di Antonio Morabiti, di cui ha curato la sceneggiatura, e il film L’uomo che comprò la Luna di Paolo Zucca, dove lo troviamo con il ruolo di produttore. Forse della sua vita privata conosciamo molto poco, visto che sia lui che la moglie tengono molto alla riservatezza del loro nucleo familiare. “Tornavo dagli Stati Uniti dove avevo vinto una borsa di studio, lei [Barbara Alberti, ndr] già scriveva. Un giorno ci guardiamo: ‘Il nostro prossimo passo?’. Silenzio per lungo tempo. Poi scopriamo I fiori blu di Raymond Queneau con traduzione di Italo Calvino: decidiamo di realizzarne una sceneggiatura, ma appena finito quel lavoro volontario, non sapevamo come utilizzarlo”, ha raccontato Pagani a Il Fatto Quotidiano. Così i due si procurano un po’ di gettoni e chiamano Parigi per proporre il loro lavoro a Queneau. “Torniamo a Roma con i diritti sull’ opera, e appena rientrati scoppia la riffa, con i produttori e i registi scatenati per acquistarlo, e non persone qualunque, i nomi più alti dell’epoca: da Monicelli a Fellini, con Marlon Brando protagonista. Noi intanto incassiamo 150mila lire, per i tempi una cifra colossale”, dice ancora. Il film non verrà mai realizzato, ma tutto questo iter darà la possibilità a Pagani e la Alberti di entrare nel mondo del cinema.

Amedeo Pagani, marito Barbara Alberti: il volto dietro Bud Spencer e Terence Hill

Amedeo Pagani è il volto segreto che sta dietro al successo di Bud Spencer e Terence Hill. Il marito di Barbara Alberti ha contribuito alla fama della celebre coppia di spaghetti western: “Grazie a Italo Zingarelli, un uomo particolare dal fisico simile a quello di Carlo [Pedersoli, ndr], con uno humour sfrenato e una enorme capacità di trasmettere il suo sapere. Per noi rappresenta la ‘bottega del Verrocchio’. È stato lui a creare il filone Bud e Terence in chiave comica e a partire da Più forte ragazzi. E poi Io sto con gli ippopotami”. Il produttore assisterà inoltre alla nascita della love story fra Marcello Mastroianni e Catherine Deneuve, nel corso del set de La cagna di Marco Ferreri (1972). “Quando se n’è andata l’ho visto piangere come pochi altri in vita mia. Poi prese una casa a Parigi e tutti i giorni si piazzava in un baretto, tanto che i proprietari dell’esercizio gli dedicarono il nome di sanwich”, svela a Il Fatto Quotidiano. Il bar a quanto pare si trovava di fronte alla casa dell’attrice e Mastroianni poteva così controllare l’eventuale via vai. Per quanto riguarda il mondo della regia, Pagani svela di essere molto legato a Theo Angelopoulos, che gli ha insegnato la tecnica di girare i film in tre fasi: inizio, riflessione, calibratura. “Tutti dicono che così spendo di più ed è vero, ma è il metodo giusto, a volte obbligatorio. Come quando è morto Volontè [Gian Maria, ndr] sul set de Lo sguardo d’Ulisse. Era il protagonista. Un disastro totale, una perdita assurda”, racconta. Pagani sarà anche fra coloro che organizzeranno il funerale all’attore, facendo foderare di rosso una cappella e dando precise istruzioni sul fatto che nell’aria dovesse infondersi la musica di Mozart. Dato che le riprese erano ancora in ballo, Angelopoulos gli suggerirà poi di chiamare Mastroianni, che però gli volterà le spalle per via del film Sostiene Pereira (1995). Il ruolo verrà affidato quindi a Erland Josephson. “Una volta mi ha salvato indirettamente dalla Polizia”, dice invece di Ornella Muti, con cui ha avuto modo di lavorare spesso nel corso degli anni. “Mi fermano per un controllo ed ero senza patente. Viaggiavo con le sue foto autografate nel bagagliaio, erano un passe-partout per molte occasioni”, rivela. Nel cinema di oggi forse non ci saranno più le star di una volta, ma secondo Pagani Toni Servillo è il più bravo di tutti, sia come attore che come uomo, colto e consapevole del lavoro di attore: “eravamo insieme sul set quando è morto Theo [Angelopoulos, ndr] e da quel giorno siamo legati per la vita”.



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