Anarchici, blitz a Malpensa per bloccare il rimpatrio di un immigrato/ L’uomo era però in partenza da Bologna

- Giulia Lia Mastrominuta

Anarchici in pista a Malpensa per chiedere lo stop del volo che avrebbe dovuto rimpatriare un immigrato: l'aereo era però già partito ma da Bologna

Cpr Roma Cpr Roma a Ponte Galeria, disordini con la Polizia (Ansa, Fabio Frustaci)

Un gruppo di anarchici della rete No Cpr (Centri di Permanenza per il Rimpatrio) ha tentato di bloccare un aereo all’aeroporto di Malpensa. Nel pomeriggio del 20 marzo, gli attivisti del centro sociale milanese Galipettes, hanno eluso i controlli di sicurezza per poi arrivare in pista davanti ad un volo della Royal Air Maroc in partenza per Casablanca con lo scopo di liberare un uomo che stava per essere espulso dal Paese. Si tratterebbe, come spiega Libero, di Jamal, cittadino marocchino condannato per 13 diversi reati compreso uno stupro di gruppo. Sarebbe lo stesso che a Torino, poche settimane fa, era stato difeso sempre da un gruppo di anarchici, con un blitz davanti alla Questura.

“Venuti a conoscenza dell’imminente deportazione di Jamal, compagno torinese trattenuto nel CPR di Gradisca d’Isonzo, alcuni compagni e compagne si sono mossi verso l’aeroporto di Milano Malpensa dove i solidali sono riusciti ad accedere alle piste e mettersi davanti all’aereo della Royal Air Maroc diretto a Casablanca” ha spiegato il centro sociale Galipettes sui social. L’uomo, però, non era in partenza da Milano bensì dall’aeroporto di Bologna. Il volo con a bordo l’uomo, tra l’altro, era già partito. Gli anarchici milanesi sostengono però che “sull’aereo bloccato a Malpensa era comunque presente una persona la cui espulsione è stata probabilmente impedita grazie al blocco dell’aereo e al successivo rifiuto del pilota di eseguire la deportazione”.

Anarchici dei centri sociali contro i Cpr

Il centro sociale Galipettes si schiera sia contro la destra che contro la sinistra. “Se l’internamento degli stranieri e più in generale il razzismo di Stato sono tornati sotto i riflettori con l’avvento della destra al governo, non dobbiamo dimenticare che questi centri sono stati aperti in Italia da un governo di centro-sinistra e che negli anni successivi nessuno dei partiti politici salito al governo ne ha perseguito la chiusura” si legge ancora nel post pubblicato sui social e riportato da Libero. Dunque, una protesta che non risparmia nessuno e che anzi, si infiamma sempre più. Sabato 6 aprile, a Milano, il gruppo (insieme ad altri) ha organizzato una grande mobilitazione per la “chiusura di tutti i Cpr” a partire da quello di via Corelli.

Dopo i fatti di Malpensa, con gli anarchici in pista, ci si chiede però come sia possibile che il gruppo sia riuscito ad eludere ogni controllo. Cosa non ha funzionato nella sicurezza? Secondo quanto ricostruito, il collettivo avrebbe iniziato a protestare e a farsi notare all’interno del Terminal 1. Approfittando dei momenti di caos dopo la chiamata della polizia di frontiera, gli attivisti sono fuggiti tramite una porta allarmata che conduce ad un’area di evacuazione con porte che conducono direttamente all’esterno, nell’area partenze, come spiega Libero. Una volta in pista, il gruppo ha spiegato le proprie motivazioni in un video: “Vogliamo che il nostro compagno venga rilasciato immediatamente, perché è impossibile che la vita delle persone valga meno di 4 regole di sicurezza del ca*zo in aeroporto”. A quel punto è intervenuta la sicurezza con gli addetti di rampa a bloccarli prima di salire sull’aereo.





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