Andrea Orlando/ “Se la Lega esce dal governo non mi strappo i capelli. Sul rdc…”

- Carmine Massimo Balsamo

Il ministro del Lavoro Andrea Orlando a La Stampa: “Green pass lavoro? Ci sono tutti i presupposti giuridici perché venga utilizzato”

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Andrea Orlando (Lapresse)

Nessun timore sul green pass per entrare nei luoghi di lavoro, Andrea Orlando non è spaventato dai possibili ricorsi. Intervenuto ai microfoni de La Stampa, il ministro del Lavoro ha spiegato che ci sono tutti i presupposti giuridici perché venga utilizzato: «Abbiamo chiarito con nettezza che l’obbligo non può essere collegato a procedure disciplinari o rappresentare un rischio di licenziamento».

Chi non vuole vaccinarsi per andare a lavoro dovrà fare il tampone e Andrea Orlando ha evidenziato che sono stati calmierati i prezzi dei test anti-Covid: «Se poi non vuoi vaccinarti e non vuoi fare il tampone, allora è un problema, perché non consenti agli altri di sapere se puoi diffondere il virus e se rappresenti un pericolo». L’esponente dem ha poi sottolineato che l’ipotesi obbligo vaccinale non è esclusa: «Mi auguro di non arrivare a quel punto, per non scavare una trincea ancora più profonda nella nostra società, tra vaccinati e non».

ANDREA ORLANDO, STOCCATA A SALVINI

Nel corso della lunga intervista al quotidiano torinese, Andrea Orlando ha parlato anche della Lega e di Matteo Salvini, riservando una frecciatina degna di nota: «Credo che il lavoro impostato vada portato avanti e che i colleghi della Lega abbiano dato il loro contributo. Ma è chiaro che la convivenza, dal punto di vista politico, è imbarazzante. E, se la Lega decidesse di muoversi diversamente, non mi metterei a piangere e non mi strapperei i capelli».

Tensione negli ultimi giorni all’interno della maggioranza per la diversità di vedute su Quota 100 e reddito di cittadinanza, soffermandosi sul sussidio bandiera del Movimento 5 Stelle Andrea Orlando ha aperto a modifiche, ma anche bacchettato chi invoca l’abrogazione immediata: «Diciamo no alle crociate contro i poveri imbastite in queste settimane, la povertà non è una colpa».



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