Annalisa Minetti/ “Oggi la disabilità è spettacolarizzata. Non siamo eroi, fa male”

- Anna Montesano

Annalisa Minetti si racconta ai microfoni de I Lunatici. Da Sanremo alla cecità, ammette: “Noi disabili non siamo eroi, è un gran dolore”

Annalisa Minetti, Vieni da me
Annalisa Minetti (Rai)
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È Annalisa Minetti la protagonista della nuova intervista del format “I Lunatici”, condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, in diretta su Rai Radio2 dal lunedì al venerdì dalla mezzanotte e trenta alle sei del mattino. La Minetti parla della sua carriera, nata dalla moda e arrivata al Festival di Sanremo: “L’esperienza di Miss Italia? Ricordo Mirigliani, ha creduto tantissimo in me, mi fece cantare con Fabrizio Frizzi – racconta – Frizzi era una persona molto intensa, profonda, onesta, leale, quando lo incontravi sentivi di poterti davvero fidare ed affidare. Era meraviglioso. Ho fatto Miss Italia nel 1997 e il Festival di Sanremo nel 1998. L’ho vissuto con incoscienza e sfacciataggine.” Annalisa parla poi della vittoria a Sanremo: “Per me sarebbe stato meglio vincere solo tra le nuove proposte, così non avrei bruciato le tappe”.

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Annalisa Minetti: “La disabilità oggi molto spesso viene spettacolarizzata”

Annalisa Minetti continua dichiarando che la grande notorietà nata da quella vittoria così importante le cambiò la vita ma non solo in meglio. “Poi c’erano le aspettative. Mi dicevano che ero la nuova Laura Pausini o la nuova Celine Dion. Ero peggiorata caratterialmente, non mi piaceva l’attenzione che c’era nei miei confronti.” racconta. La Minetti parla poi del rapporto con la sua disabilità: “La cecità mi ha donato tantissime virtù che probabilmente non avrei scoperto da normodotata e quindi da vedente. – dichiara, anche se c’è qualcosa che la infastidisce molto – La disabilità oggi molto spesso viene spettacolarizzata e questo a me un po’ infastidisce.” Così spiega perché: “I media raccontano noi disabili come se fossimo dei supereroi. Non è così. La disabilità è un grande dolore, però è un disagio che fa crescere. – e conclude – Al mio dolore ho dato una responsabilità: mi fa male, ma deve anche aiutarmi a far capire alle persone a saper gestire il dolore, che ti forma, che ti dà tantissimo se riesci a superarlo”.

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