Anticorpi monoclonali per affrontare seconda ondata/ Vaccino non prima di gennaio

- Alessandro Nidi

Sono ancora in corso le fasi di sperimentazione dei vaccini candidati, così si accelera sul fronte anticorpi monoclonali: ecco perché

coronavirus militari usa
Coronavirus al microscopio, elaborazione grafica (Web, 2020)

L’allarme lanciato nei giorni scorsi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (“La pandemia è tutt’altro che finita, il peggio deve ancora arrivare”) ha riportato in auge la tematica relativa all’importanza di arrivare quanto prima allo sviluppo di un vaccino o, eventualmente, di un rimedio alternativo, quali gli anticorpi monoclonali. Per quanto concerne il primo, rivela “Il Messaggero”, il colosso cinese biofarmaceutico CanSino ha annunciato che “la fase due della sperimentazione del vaccino per Sars-CoV-2 su cui sta lavorando, Ad5-nCoV, è completata”. Ora c’è il via libera delle autorità cinesi all’utilizzo, dai prossimi giorni, da parte dei militari per un anno. Per quanto riguarda l’Italia, il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha ricordato che il nostro Paese vanta un’opzione sul vaccino studiato dall’Università di Oxford, in collaborazione con “AstraZeneca”: se il prodotto si rivelerà efficace durante la sperimentazione, 60 milioni di dosi a fine anno saranno somministrati al personale sanitario e ai soggetti più fragili. Anche se, va detto, il virologo Guido Silvestri (Emory University di Atlanta), frena: “Difficilmente potremo contare su un vaccino per contrastare un’eventuale seconda ondata a dicembre-gennaio”.

ANTICORPI MONOCLONALI AL POSTO DEL VACCINO?

Senza vaccino, come fare dunque a fronteggiare un’eventuale seconda ondata di Coronavirus, qualora le misure anti-contagio si rivelassero inefficaci? La risposta potrebbe essere quella di ricorrere agli anticorpi monoclonali, che non possono sostituire il vaccino, ma rappresentano un’arma importante nella lotta contro il Covid-19. Lo sostiene la task force statunitense guidata da Anthony Fauci, ma anche lo stesso professor Silvestri; si tratta di molecole prodotte in laboratorio che neutralizzano il virus disinnescandone la proteina che aggredisce le cellule. E, aspetto affatto trascurabile, potrebbero/dovrebbero essere disponibili prima dei vaccini. “Il Messaggero” spiega : “Qualche settimana fa il gruppo Eli Lilly ha annunciato che il suo partner Junshi Biosciences ha somministrato un potenziale trattamento con un anticorpo neutralizzante sviluppato contro il Covid-19 al primo volontario”. Tuttavia, vi è anche uno studio dell’Università di Tor Vergata in collaborazione con l’istituto “Spallanzani” di Roma e guidato dal genetista Giuseppe Novelli che avvalora questa tesi: “Ci sarà bisogno dell’anticorpo monoclonale anche quando avremo il vaccino. La ragione è molto semplice: supponendo che funzioni, quando tu ti vaccini passa del tempo e la reazione non è immediata. Se c’è una epidemia in corso come fai?”.

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