TraceTogether, app tracciamento Covid usata da polizia/ Singapore controlla cittadini

- Raffaele Graziano Flore

TraceTogether, app tracciamento Covid usata a Singapore dalla polizia per controllare i cittadini: dati per indagini penali e…

TraceTogether, l'app di contact tracing di Singapore
TraceTogether, l'app di contact tracing di Singapore (Web, 2021)

TraceTogether, l’app lanciata nei mesi scorsi a Singapore per il contact tracing (tracciamento) dei cittadini positivi al Covid-19, sarà ora utilizzata anche per condurre indagini penali: insomma la piccola Repubblica nonché città-Stato dell’Estremo Oriente torna sui suoi passi e dopo che il Governo, in un primo momento, aveva negato che i dati dell’applicativo potessero essere utilizzati dalle forze dell’ordine per condurre delle indagini, ha fatto sostanzialmente marcia indietro.

Dunque TraceTogether, che comunque è sviluppata ricorrendo a un protocollo diverso dalle app di contact tracing lanciate ad esempio in Europa e nel resto degli Stati occidentali, diverrà anche un importante ‘archivio’ di dati per finalità che nulla avranno a che fare con il contenimento della pandemia da Coronavirus, ovvero ad esempio le indagini penali e non solo. Non si tratta di un fatto di scarsa rilevanza anche perché, a differenza di quanto accaduto alle nostre latitudini per Immuni, l’app pare sia stata scaricata da oltre l’80% della popolazione locale.

SINGAPORE, APP DI CONTACT TRACING  USATA PURE PER INDAGINI PENALI

Non si tratta, va detto, della prima ‘inversione a U’ delle autorità di Singapore in merito all’utilizzo di TraceTogether: in un primo momento infatti scaricare l’applicativo sviluppato per iOS e Android era assolutamente facoltativo, prima che la richiesta di installarlo sul proprio device mobile diventasse necessaria per avere accesso ad alcuni luoghi pubblici suscettibili di assembramenti come ad esempio alcuni uffici, aziende e supermercati. Inoltre dubbi su TraceTogether erano stati espressi inoltre in merito pure alla tipologia di raccolta dei dati.

Infatti se, come avviene in Italia, Immuni garantisce una raccolta ‘decentralizzata’ che tutela anche la privacy mediante l’invio di codici anonimi mediante la tecnologia Bluetooth e con i protocolli ad hoc approntati da Google ed Apple, l’app di Singapore invia invece tali informazioni a un server gestito centralmente e sui cui è legittimo, anche alla luce di questa nuova decisione, nutrire qualche legittimo dubbio in merito. Insomma, quello che in passato era considerato un modello da seguire, oltre che il vero e proprio apripista nel campo del contact tracing, pare sia diventato ora uno strumento che travalica il mero utilizzo in ambito sanitario e in chiave anti-pandemica

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