Appiccò incendio a casa del compagno violento e causò morte del coinquilino/ Nasrin Akter assolta da omicidio

- Chiara Ferrara

Appiccò un incendio a casa del compagno violento e causò la morte del coinquilino, ma Nasrin Akter viene assolta dall'accusa di omicidio: ridotta la pena

accuse Pixabay

Nasrin Akter, il 5 giugno 2019, appiccò un incendio nella casa del compagno violento in via Lo Surdo a Roma e causò la morte del coinquilino di quest’ultimo. La corte d’assise d’Appello, tuttavia, come riportato da Repubblica, l’ha assolta dall’accusa di omicidio volontario, attribuendole soltanto quella di morte come conseguenza di altro reato. La condanna è stata di conseguenza ridotta da 21 anni a 4 anni.

Il motivo è da ricondurre al fatto che la donna non aveva intenzione di uccidere la vittima. L’obiettivo, secondo il parere dei giudici, era quello di vendicarsi. Con l’ex compagno per i maltrattamenti subiti, con il coinquilino per un presunto furto. Non avrebbe mai immaginato però che nell’incendio il secondo avrebbe perso la vita quando, di notte, lanciò nella loro abitazione un involucro contenente un liquido infiammabile con un innesco, allontanandosi pochi istanti più tardi. I due furono avvolti dalle fiamme e, nonostante i tentativi di darsi alla fuga, le ferite riportate dalla vittima erano state troppo gravi. È per questo motivo che l’uomo morì nelle ore successive all’ospedale Sant’Eugenio, dove era stato ricoverato con ustioni di terzo grado.

Appiccò incendio a casa del compagno violento e causò morte del coinquilino: la sentenza

Le indagini della Procura di Roma si concentrarono subito su Nasrin Akter: le immagini delle telecamere di sorveglianza l’avevano immortalata mentre si dirigeva nella casa del compagno violento in via Lo Surdo per appiccare l’incendio che avrebbe causato la morte del coinquilino. La donna aveva il volto coperto con un velo. Nella sua abitazione sono stati ritrovati inoltre dei vestiti simili a quelli che indossava quella sera la persona che si vede nei video.

L’avvocato difensore Claudia Serafini, tuttavia, continua a ribadire che la sua assistita è innocente, anche dopo lo sconto di pena. “Non ci sono prove che i vestiti siano i suoi. Per Akter era stato anche attivato il codice rosso, aveva lasciato casa nel 2018 dopo essere stata massacrata. Non è lei dentro il palazzo. È possibile che impugneremo anche questa sentenza perché crediamo che il verdetto giusto sia un’assoluzione”, ha affermato.







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