Ex Ilva, ArcelorMittal Conte: “Piano così non va”/ Pd: “Azienda non tiri la corda”

- Niccolò Magnani

Ex Ilva, Conte contro piano di ArcelorMittal: “Così progetto non va bene, azienda rispetti gli impegni”. Ira Pd-Italia Viva contro multinazionale.

Stefano Patuanelli al Mise
Stefano Patuanelli al Mise (LaPresse, 2019)

Ex Ilva, continua il confronto tra ArcelorMittal e Governo. Come vi abbiamo raccontato, il premier Conte ha bocciato il piano della multinazionale franco-indiana e sono attesi sviluppi nel corso delle prossime ore. Il Pd ha invitato AM a «non tirare più la corda», queste invece le parole di Ettore Rosato (Italia Viva): «4700 esuberi in quattro anni non si può definire “nuovo Piano industriale”. Se ArcelorMittal vuole chiudere stabilimento Ilva di Taranto lo dica, il governo agirà per impedirlo. A rischio è la tenuta non solo della filiera dell’acciaio ma l’intera città di Taranto». Netta la presa di posizione di Pino Gesmundo, Segretario generale della Cgil Puglia: «Le Dichiarazioni dei vertici dell’ilva hanno palesato quanto il sindacato temeva e anticipava. È stata una operazione per mettere pressione sul governo e parti sociali e anche sui lavoratori e la città di Taranto». (Aggiornamento di Massimo Balsamo)

EX ILVA, CONTE BOCCIA PIANO ARCELORMITTAL

Arriva la bocciatura anche da parte del presidente del consiglio, Giuseppe Conte, al piano annunciato nella giornata ieri da ArcelorMittal per l’ex acciaieria Ilva. “Il progetto che è stato anticipato in un incontro non va assolutamente bene – ha spiegato il premier a Roma, a margine di un’iniziativa, parole riportate dall’edizione online di Repubblica – mi sembra sia molto simile a quello originario. Lo respingiamo e lavoreremo come durante questo negoziato agli obiettivi che ci siamo prefissati col signor Mittal e che il signor Mittal si è impegnato personalmente con me a raggiungere, e ci riusciremo”. Secondo Mittal, vi sarebbero ben 4700 esuberi fra i lavoratori del polo siderurgico, numeri che ovviamente non stanno bene all’esecutivo. Sulla questione si è espresso anche Vincenzo Boccia, numero uno di Confindustria, che ha ammesso: “Noi non amiamo l’investimento pubblico (le parole in merito ad un possibile intervento pubblico salva ex Ilva ndr) ma è chiaro che con siti strategici come questi, occorre fare una riflessione: ove dovesse emergere un piano b, è evidente che con buonsenso e pragmatismo occorre affrontare anche questo”. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

ARCELORMITTAL IL PIANO CON 4700 ESUBERI

Si rompe il tavolo di crisi al Mise sull’ex Ilva dopo che ArcelorMittal – la multinazionale che al momento ha in affitto l’azienda di Taranto dopo aver però minacciato di chiudere l’intero stabilimento laddove non venga accettato un vasto piano di tagli per il prossimo futuro – aveva appena presentato il nuovo piano industriale: l’ad di ArcelorMittal Italia Lucia Morselli ha spiegato che sono previsti 4.700 esuberi di dipendenti ex Ilva, di cui 2891 già nel 2020, con l’organico che passerebbe dai 10.789 occupati attuali del 2019 ai 6.098 del 2023. Ebbene, dopo il nuovo piano presentato – comunque migliorativo rispetto agli 8mila esuberi previsti inizialmente – il tavolo al Mise si rompe subito: i sindacati reputano «inaccettabile» la mossa di Mittal mentre il Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli commenta all’uscita «La strada è stretta e in salita. L’obiettivo sta nel garantire la continuità produttiva. Non sarà semplice ma c’è bisogno di tutti». Il Segretario della Cgil Maurizio Landini commenta a caldo «quello non è un piano industriale, ma è un progetto di chiusura»; sulla stessa scia anche le altre sigle presente al già complesso tavolo di lavoro per scongiurare la chiusura dell’ex Ilva di Taranto.

EX ILVA, SI ROMPE TAVOLO DI CRISI AL MISE

Per i sindacati resta valido l’accordo del 6 settembre 2018, ha detto la segretaria della Cisl, ovvero quello siglato da ArcelorMittal assieme ai commissari straordinari per vincere la gara di acquisizione dell’ex Ilva: «Non ci sono condizioni per aprire confronto per un accordo. Si deve ripartire dall’accordo di un anno fa, con i livelli occupazionali e investimenti indicati dal piano del 2018», spiega Annamaria Furlan parlando a nome di tutti sindacati. Patuanelli rincara la dose, «Sono molto deluso, l’azienda non ha fatto i passi avanti attesi”» e quei timidi bagliori di speranze avanzati negli scorsi giorni con i tre scenari che emergevano dal rinvio dell’udienza di Milano (sul ricorso dei commissari contro l’annuncio di stralcio del contratto d’affitto di Mittal) al 20 dicembre. Secondo quanto riportano diverse fonti sindacali a Repubblica, Patuanelli durante il tavolo di crisi avrebbe rilanciato «Tra venerdì e lunedì governo presenterà un suo piano industriale che farà diventare Ilva un esempio di impianto industriale siderurgico, con uso di tecnologie sostenibili, con forni elettrici e altri impianti ecosostenibili per arrivare a una produzione di 8 milioni per tutelare livelli occupazionali». Nel frattempo i rappresentanti dei lavoratori hanno annunciato uno sciopero con manifestazione unitaria a Roma il prossimo 10 dicembre.

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