Arcuri “4 terapie intensive mobili”/ 300 posti: ma Ospedale Fiera Milano era spreco…

- Niccolò Magnani

Piano Arcuri sulle terapie intensive: 4 strutture mobili da 300 posti totali. Il giusto aumento di posti per ricoveri: ma allora perché polemizzare con l’ospedale Fiera Milano?

Ospedale fiera rianimazione
Ospedale Fiera Milano (LaPresse)

Il commissario all’emergenza coronavirus Domenico Arcuri negli scorsi mesi aveva pubblicato un bando per la manifestazione di interesse a partecipare alla procedura negoziata per la disponibilità temporanea di quattro strutture mobili da adibire a terapia intensiva: in vista dell’autunno e di una si spera non realizzata “seconda ondata” di emergenza Covid-19, il Governo e il Ministero della Salute – attraverso il commissario Arcuri – vogliono rendere l’impatto delle terapie intensive a livello nazionale ancor più efficiente di quanto già non sia a livello attuale (quasi 6.500 terapie totali, numero decisamente più alto della disponibilità delle prime settimane di pandemia esplosa in Italia tra febbraio e marzo). E così il piano di riorganizzazione della rete ospedaliera del Ministero della Sanità prevede la concreta disponibilità di strutture da poter spostare da una parte all’altra d’Italia per intervenire laddove necessario: per dire, in questi giorni serviranno nuovi posti a Cagliari dove i soli 8 posti di rianimazione dell’ospedale Covid sono tutti occupati. Si tratta di 4 strutture mobili da 75 posti ciascuna (dunque 300 totali) che si possa in rapido tempo trasportare, smontare e montare nelle aree che le Regioni dovranno individuare per l’emergenza Covid. La spesa complessiva prevista dal bando è di 54 milioni di euro.

LA POLEMICA SULL’OSPEDALE FIERA MILANO

Il progetto per 300 posti “mobili” di terapie intensive messo in campo da Arcuri, si legge nel bando, è «una preliminare consultazione di mercato per l’acquisizione di una relazione e altra documentazione tecnica nonché per l’individuazione di operatori economici interessati a presentare offerte per acquisire la disponibilità sino al 31 dicembre (salvo proroghe) di un numero di strutture movimentabili». La manifestazione d’interesse è scaduta il 2 settembre scorso, ma il progetto verrà realizzato nelle prossime settimane, nella speranza che davvero non debbano servire realmente per la tenuta completa del sistema sanitario (elemento, al momento, confermato da tutti gli esperti del Cts e non). Dagli attuali 6.500 si vuole intanto portare a 8.500 nei prossimi due mesi i posti “fissi” di rianimazione, cui aggiungere le strutture mobili: dagli ospedali Covid esclusivamente dedicati a posti di terapie intensive e ricoveri per gravi sintomi, fino alle strutture mobili, il Ministero della Salute si muove di concerto con le Regioni per realizzare il più alto numero di terapie intensive possibili per fronteggiare l’eventuale “picco” di emergenza. È così che però torna d’attualità la polemica sugli ospedali Covid “vuoti” in quasi tutta Italia, in particolare quello di Fiera Milano costruito con fonti privati da Regione Lombardia: dal Governo alle associazioni, passando per i sindacati, il progetto realizzato in piena fase 1 è stato contestato per il di fatto mai pieno funzionamento a livello operativo. Il motivo è però molto semplice, i posti occupati erano pochi perché l’emergenza – per fortuna – è andata scemando tra fine aprile, maggio e giugno: si tratta di un impianto però fondamentale perché, laddove vi sia una seconda ondata, sono centinaia di posti e terapie intensive utili per evitare di disperdere pazienti in più ospedali lombardi. Il piano Arcuri sulle terapie intensive mobili conferma il medesimo “intento”, ovvero prevenire un’ondata di ricoveri: e allora perché in un caso bisognava polemizzare e bollare come “spreco” l’ospedale Fiera Milano e nell’altro invece – giustamente – lodare il progetto del Governo?



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