ARTE/ De Nittis, tra Napoli e Parigi il successo di una rivoluzione dello sguardo

- Chiara Pajetta

A 4 anni dal successo della mostra a Ferrara, torna lo splendore di Giuseppe De Nittis a palazzo Reale di Milano. Stregò la Parigi di fine Ottocento

denittis piccadilly 1875arte1280 640x300 G. De Nittis, Piccadilly (1875, particolare)

Nella sua breve vita Giuseppe De Nittis (1846-1884) ha avuto un successo strepitoso, tanto che sulla sua lapide, nel famoso cimitero parigino di Père-Lachaise, Alexandre Dumas figlio fece incidere parole di assoluto riconoscimento per lui, che proveniva dalla piccola Barletta: “Qui giace Joséph de Nittis /1846-1884/ morto a 38 anni nella piena giovinezza, in piena gloria come gli eroi e i semidei”. Un artista unico dunque, che seppe confrontarsi con la contemporanea pittura impressionista, inaugurando però una personalissima avventura dello sguardo. “L’unicità della sua pittura sta proprio nella straordinaria capacità di osservazione che gli ha consentito di rendere, come pochi altri, l’inafferrabile dinamicità della città moderna, caratterizzata dall’imprevisto, il mutevole, ciò che è in fuga, fermandolo nell’attimo, come i fotografi, senza irrigidirlo”.

De Nittis espose a neppure 30 anni nei Saloni parigini, compresa la prima mostra degli Impressionisti del 1874, riconosciuto subito tra i protagonisti della pittura dell’Ottocento europeo. Eppure, dopo la sua prematura scomparsa, cadde a lungo nell’oblio. Solo di recente è stato riscoperto, grazie alle mostre nel 2013 a Padova a Palazzo Zabarella e negli sfortunati anni del Covid 2019-2020 a Ferrara, a Palazzo dei Diamanti: quest’ultima dall’azzeccatissimo titolo De Nittis e la rivoluzione dello sguardo. La nuova esposizione De Nittis. Pittore della vita moderna, aperta fino al 30 giugno a Palazzo Reale di Milano, ci permette di ammirare opere straordinarie come Piccadilly (Giornata invernale a Londra), che ci immergono con immediatezza nella folla moderna, affaccendata e in movimento. Il taglio fotografico e le pennellate vibranti fanno scorgere in primo piano un indiano col turbante rosso che, con assoluta dignità, pulisce una brulicante strada di Londra, controllato da un bobby severo, mentre sulla panchina un compito gentiluomo con bombetta legge il giornale, e un’elegante signora con l’ombrellino attraversa quasi di corsa la strada fangosa tenendo per mano una bambina che, come lei, si muove  in punta di piedi per non sporcarsi. Scene di vita urbana a Londra, dove il nostro si recò più volte da Parigi alla ricerca di stimoli e finanziamenti, che confermano il suo interesse per la vita delle capitali, così lontana dai paesaggi del suo amato Sud.

Si era trasferito nella capitale francese dalla Puglia a 21 anni, senza un soldo ma determinato a farsi valere, forte del suo talento e dell’apprendistato da autodidatta con la pittura en plein air, praticata con entusiasmo nelle campagne del Napoletano. Ora è folgorato e ammaliato dalla città modernissima e brillante dell’Esposizione Universale con le sue masse caotiche mai ferme. Non sa una parola di francese, ma sarà Léontine Gruvelle, che nel 1869 diventerà sua moglie, ad aprirgli le porte del mondo artistico parigino, che lo sedurrà totalmente. A parte i viaggi in Italia e a Londra passerà la sua vita nella capitale francese, dichiarando con convinzione che “nessun francese ama la Francia con una passione più alta e disinteressata di me”. Amore pienamente corrisposto dai salotti mondani, da artisti come Degas, Manet e Caillebotte e dal pubblico, che riconoscono il suo genio. Del resto il suo stesso salotto, grazie alla disinvoltura e abilità di  Léontine (Titine), organizzava serate memorabili con personaggi come Oscar Wilde, Zola, Maupassant. De Nittis vivrà la sua partecipazione alla scoppiettante vita parigina in modo profondo e non senza un velo di malinconia, che emerge discreto ma deciso nelle opere più famose, in cui spesso compare Titine, per lui “compagna, amica, modella e moglie”.

Quanto alla tecnica pittorica, sono le appassionate sperimentazioni en plein air che avevano caratterizzato gli sfolgoranti inizi napoletani e il fascino terroso delle eruzioni del Vesuvio a suggerirgli il metodo originale ma fedelissimo alla realtà per dipingere anche le strade accalcate della febbricitante Parigi. E così nascono quei tagli visivi che rispecchiano, grazie a “inquadrature fotografiche”, l’essenza della modernità. Così come in patria correva lungo le strade di campagna o sulle falde vesuviane, ora dall’alto di una carrozza si immerge nel caos variopinto della città. E guarda, osserva con attenzione e nel dettaglio come si vive nel turbinio della Ville des lumières.

In mostra ammiriamo così scorci sulle rive della Senna, i boulevards, i nuovi ippodromi parigini. Eccezionale La place des Pyramides, con quelle impalcature che svettano nella frenesia della costruzione della nuova Parigi. Notevole anche Westminster, dove dalla nebbia emerge il Palazzo del Parlamento mentre alcuni lavoratori fumano affacciati sul Tamigi: l’artista di Barletta aveva colto le contraddizioni di Londra. Aveva visto la povertà e il triste degrado sociale, ma dipingeva per lo più le signore dagli abiti elegantissimi e dalle movenze sinuose, protagoniste ad esempio della tela Alle corse di Auteuil, dove la ricca borghesia segue le gare ippiche: la dama raffinata non disdegna di salire su una seggiola per vedere meglio, accanto all’impettito gentiluomo con bombetta.

Nel quadro La pattinatrice, che testimonia lo svago prediletto dalle parigine, sullo sfondo bianco abbagliante della neve, punteggiato da poche figure sfocate, si staglia con un aggraziato movimento l’amata Léontine, avvolta in una splendida pelliccia. Una meraviglia quel contrasto tra lo sfondo luminosissimo “impressionista” e la delicata silhouette scura in primo piano, disegnata con dettagli minuziosi.

Avviato purtroppo con qualche delusione verso la fine prematura, De Nittis torna a quella pittura en plein air da cui aveva iniziato il suo straordinario percorso. Ci incanta alla fine della mostra la malinconica e delicata Colazione in giardino, quasi un testamento che riconosce la felicità familiare, già velata di lieve tristezza, che egli dovrà lasciare per la sua improvvisa scomparsa.

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