ARTE/ L’umanità del sacro: Savelli e Bagnoli, dipingere e scrivere la luce

- Max Ferrario

Viene inaugurata oggi nella Villa Vertua Masolo di Nova Milanese “L’umanità del sacro”, dedicata alle tele sacre del pittore Alessandro Savelli

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Alessandro Savelli, Cinquantesimo giorno (2015), particolare

“L’umanità del sacro” è il titolo della grande mostra che verrà inaugurata alle ore 17 di oggi, domenica 23 febbraio, presso la Villa Vertua Masolo di Nova Milanese e che raccoglie le opere che il pittore Alessandro Savelli ha realizzato nel corso degli anni, a partire dalle prime grandi tele degli anni ottanta e novanta custodite nella Parrocchia dei SS. Pietro e Paolo in Desio, per continuare poi con gli ultimi lavori in cui il tema del sacro diventa per l’artista milanese un vero e proprio terreno di confronto ricorrente: Il cinquantesimo giorno, una grande tela sulla Pentecoste del 2015, a cui sono seguite la Genesi nel 2017, oggi nella Chiesa di S. Antonino a Nova Milanese; la Crocifissione nel 2018; l’Annunciazione, che si trova nella Chiesa di S. Bernardo a Nova Milanese, nel 2019 e infine la recentissima Deposizione.

In mostra queste opere sono accompagnate da cicli di bozzetti e carte preparatorie anche molto differenti dall’opera finita e da leggersi quindi, nel percorso allestito all’interno di Villa Vertua, come lavori autonomi, importanti per esplorare l’attitudine dell’artista e le modalità che ha scelto per affrontare questi impegnativi passaggi nella storia cristiana e biblica.

La Fondazione Rossi, che insieme alla Libera Accademia di Pittura Vittorio Viviani ha realizzato l’evento, ha anche dato alle stampe, per i tipi di Nomos Edizioni, il catalogo della mostra che, oltre a documentare il percorso iconografico, presenta i testi che il poeta Corrado Bagnoli ha appositamente scritto per i diversi quadri di Savelli e che sono qui per la prima volta raccolti insieme.

Si tratta dunque di un’operazione unica nel suo genere: come dice Martina Corgnati nella sua introduzione alla mostra, sono ben pochi gli artisti che nel Novecento e in questo primo scorcio del nuovo millennio si sono confrontati con il sacro. E Savelli lo fa invece cercando proprio “l’incontro con l’immagine, quasi cercasse un’interpretazione letterale della nozione stessa di sacro, che com’è noto vuol dire ‘separato’, quindi diverso, non assimilabile”.

I dipinti, che costituiscono così raccolti un vero e proprio ciclo pittorico, sono tutti di grandi o grandissime dimensioni, pensati per l’altare e lo spazio della chiesa; in essi la manifestazione del significato si articola soprattutto attraverso la luce e il colore, ma non si sottraggono a una narrazione più chiaramente figurativa, talvolta con riferimenti precisi e suggestivi, con citazioni apertamente confessate.

La mostra che si snoda nelle grandi sale di Villa Vertua è dunque un grande viaggio dentro il mistero e la sacralità della vita, attraversata da un evento imprevisto e improvviso che non lascerà nulla come era prima. Un fatto che si annuncia da lontano e che diventa contemporaneo e incontrabile per l’uomo; un’energia che attraversa con il suo vortice di luce l’esperienza quotidiana dei protagonisti umili di quell’ora precisa in cui l’eterno e il tempo s’intrecciano e continua ad avvolgere e ad accompagnare l’esistenza di ciascuno di noi. Un mistero e un’energia che i maestosi quadri di Savelli e le poesie di Bagnoli indagano e testimoniano con pudore e insieme con forza, entrambi impegnati nell’ambiziosa sfida di dipingere e scrivere la luce.

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