ARTE/ Renoir, che cosa importa se piove?

- Giulia Sponza

Una folla disordinata, palpitante sotto “Gli ombrelli” che danno il titolo al quadro. L’arte di Renoir capovolge la pioggia di questi giorni in un momento di festa

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Pierre-August Renoir, Gli ombrelli (particolare) (1881-1886)

Animate dalla segreta armonia di un ritmo sempre nuovo e quasi istintivo, le tele di Renoir sembrano muoversi come dal di dentro del loro stesso esistere.

Ne Gli ombrelli tale respiro, modulato e avvolgente, domina ogni pennellata, informa ogni particolare. Ciascuno si trova così coinvolto nel confuso ondeggiare di questi innumerevoli ombrelli, investito lui pure dalla luce umida e un po’ smorzata di una piovosa giornata d’autunno accaduta più di cent’anni fa.

Neppure il tempo tuttavia ha la meglio su questa folla disordinata che sentiamo così stranamente familiare mentre ci stringe, ci urta, ci sospinge bruciando in un attimo la distanza di un secolo.

Scopriamo allora che in questa tela, gli ombrelli non hanno la funzione di riparare dalla pioggia, ma piuttosto il compito di custodire la delicata trama che lega velatamente i nobili protagonisti della raffinata borghesia fine 800.

Ogni gesto è come tessuto dentro il paziente e ricercato ricamo di una stoffa preziosa: la piega impercettibile di un sorriso appena abbozzato; l’insistente premura di uno sguardo che implora d’essere corrisposto; l’indifferenza solo apparente, dietro cui si cela il fascino di una intimità tutta femminile; il sorpreso disappunto di qualcuno costretto ad aprire l’ombrello visto che si è proprio messo a piovere; la timida baldanza di chi – ancora bambino – invece dell’ombrello impugna, con più disinvoltura, il gioco del cerchio. Un pizzico di apprensione trapela per un attimo nella maggiore delle due sorelle: nonostante l’acerbità di un’adolescenza ancora alle soglie, il gesto appena suggerito del braccio che, delicato, si posa sulla spalla della piccolina, lascia già intravedere una sorta di materna fierezza mescolata all’impaccio un po’ goffo di una signorina in erba.

La chioma fulva e ribelle sotto la finezza di un ricercato cappellino, l’intensità dei volti in primo piano e l’ingombrante sagoma della cappelliera di vimini, accendono macchie di luce chiara destinate a “rompere” la dominante cromatica dei blu che finisce comunque col prevalere.

Copricapi, abiti, mantelle, bouquet, scarpe, ombrelli, pochette: questa dilagante “cascata” di blu inonda l’intero dipinto come per sortire l’effetto di materializzare la pioggia fino a renderla tangibilmente colore, fino ad assorbirla nella luce stessa della tela: anche quello che blu non è, sembra magicamente intridersi del suo segreto riverbero, abbeverarsi delle sue molteplici tonalità.

Lampeggiano accattivanti gli sguardi dei protagonisti: impossibile sottrarsi all’invito.

Che importa se piove?!



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