ARTIGIANO IN FIERA “PHYGITAL”/ “Un incontro di persone e tradizioni, non uno scaffale di prodottI”

- int. Gabriele Alberti

Torna Artigiano in Fiera in versione “phygital”, che mette insieme due esperienze: le relazioni fisiche e la piattaforma digitale. Un aiuto vicendevole a crescere

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Negli stand dell'Artigiano in Fiera (LaPresse)

“Non è un semplice scaffale di prodotti, ma un incontro di persone, storie, culture, tradizioni e, quindi, un’esperienza”. A presentare con queste parole Artigiano in Fiera è Gabriele Alberti, amministratore delegato di GeFi Gestione Fiere Spa, quando ormai siamo a pochi giorni dall’apertura della XXV edizione, in programma sabato 4 dicembre. E l’appuntamento 2021 si presenta con una novità assoluta: Artigiano in Fiera sarà infatti il primo evento “phygital” (fisico e digitale) delle arti, dei mestieri e dell’artigianato del mondo.

Che cosa significa oggi realizzare una fiera “phygital”? 

Partiamo da un presupposto: la fiera è un luogo di incontro insostituibile che mette al centro le relazioni umane. Un aspetto, quest’ultimo, evidente e valido per qualsiasi manifestazione di qualsiasi comparto. Allo stesso tempo, una piattaforma digitale ha la capacità di essere sempre attiva, senza limiti di tempo e di spazio. La dimensione “phygital”, quindi, mette insieme contemporaneamente le due esperienze, quella delle relazioni fisiche e i contenuti della piattaforma digitale, in modo che possano aiutarsi vicendevolmente a crescere.

Come si concretizza questo aspetto “phygital” in Artigiano in Fiera? 

La piattaforma digitale di Artigiano in Fiera e l’app ufficiale di riferimento permettono di vivere la fiera con un’amplificazione. Offrono, infatti, la possibilità di preparare in anticipo la propria visita, di scoprire percorsi e contenuti, di approfondire anche successivamente ciò che si è incontrato oppure ciò che non si è potuto conoscere, e di ottenere informazioni e contenuti coerenti e pertinenti con le proprie aspettative e le proprie preferenze.

Quali sono i numeri della piattaforma digitale di Artigiano in Fiera? 

Abbiamo un milione di persone iscritte e oltre 2mila imprese, 550 delle quali dotate di un proprio negozio e-commerce per un totale di 1.100 video di racconto delle storie e dei laboratori. La piattaforma è attiva in Italia e tra pochi giorni nei mercati di Francia e Germania.

Qual è stato l’approccio degli artigiani nei confronti della proposta? 

Tutte le nostre aziende hanno ormai capito che il digitale è una dimensione essenziale del loro fare impresa. Hanno compreso come anche una micro impresa artigiana debba avere una sua capacità digitale di comunicazione con un’infrastruttura in grado di raggiungere il mercato, sempre. E’ un bisogno che noi abbiamo colto, avvertendo la responsabilità di aiutarle e sostenerle in questo processo di digitalizzazione. E’ un percorso che richiede tempo e che necessita, da una parte, di far crescere le competenze – e in questo ci sta aiutando un cambio generazionale in atto – e, dall’altra, offrire agli artigiani gli strumenti di marketing e tecnologici adeguati alle sfide che abbiamo di fronte e che il mercato pone.

Perché la piattaforma digitale Artigiano in Fiera non è un semplice e-commerce? 

Anche la fiera non è un semplice scaffale di prodotti, ma un incontro di persone, storie, culture, tradizioni e, quindi, un’esperienza. Analogamente, la piattaforma non può essere un semplice e-commerce, che ne è un aspetto, ma si fonda sul valore, sulle storie e sui contenuti che gli imprenditori e le loro imprese sono in grado di esprimere.

Quali sono i margini ulteriori di sviluppo? 

Artigiano in Fiera ha il compito di far crescere il proprio ecosistema, oggi è costituito da una fiera, che si svolgerà dal 4 al 12 dicembre, da una piattaforma digitale, da un ristorante, Mi-View, al ventesimo piano della Torre WJC di Milano. E ha l’obiettivo di allargare la propria community coinvolgendo tutti coloro che scelgono consapevolmente di sostenere un’economia rispettosa della natura, dell’ambiente e della persona.

Esistono modelli paragonabili? 

E’ la prima volta che una fiera come la nostra si presenta con una tale dimensione “phygital” di questo tipo.

Il progetto sarebbe stato sviluppato a prescindere dalla pandemia? 

Dopo tanti anni di lavoro, il progetto era giunto a maturazione nei primi mesi del 2019, quindi prima del Covid. Senza dubbio la pandemia ha accelerato il percorso anche perché ha introdotto dinamiche, comportamenti e consapevolezze nuove, che rendono ormai ineludibile una trasformazione di questo tipo. Certamente noi cogliamo la sfida che i tempi pongono, fiduciosi che questo lavoro possa diventare un contributo per tutti coloro che vorranno farne parte.

(Marco Tedesco)

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