ASSOLOGISTICA/ “In poche mosse il governo può salvare 110 miliardi”

- Marco Tedesco

La logistica in Italia vale 110 miliardi e conta 100mila imprese. Che rischiano il default. Le richieste di Assologistica per una terapia d’urto post-Covid

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LaPresse
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In questo difficilissimo frangente l’Italia può permettersi di mettere a repentaglio 100mila imprese, 110 miliardi di euro, quasi un milione di posti di lavoro, un intero settore, quello della logistica e del trasporto merci, strategico e trainante per garantire consumi, distribuzione, approvvigionamento, import ed export, producendo benefici a cittadini, famiglie e sistema imprenditoriale nel suo complesso? La risposta è facile: no, non può assolutamente permetterselo.

Anche se ancora nel pieno della lotta per risolvere l’emergenza sanitaria generata dal Covid-19, occorre infatti iniziare – adesso, da subito, senza perdere un minuto di più – a pensare a come affrontare concretamente il dopo-coronavirus, che – come tutti sappiamo – metterà a dura prova la tenuta economica del nostro Paese. E a questo compito Assologistica, la realtà associativa delle imprese di logistica, che rappresenta oltre 250 aziende associate che operano in Italia con 70mila dipendenti diretti e indiretti, non intende sottrarsi.

“In questo difficile momento e nei momenti che seguiranno nel dopo-emergenza – afferma Andrea Gentile, presidente di Assologistica – al nostro Paese e a tutte le sue componenti produttive sarà chiesto uno sforzo importante. Le imprese, anche del nostro settore, sulla cui strategicità proprio nel corso di questa pandemia tutti hanno preso atto, non possono essere lasciate sole ad affrontare quello che le aspetta, nella consapevolezza che la nostra economia deve continuare a essere una delle maggiori economie dell’Europa, e non solo”.

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Il settore sta affrontando un aggravio di costi, oltre a un calo dei volumi dalle proporzioni allarmanti e che si prevede debba crescere ancora, anche a seguito del prolungamento nel tempo delle misure di contenimento del contagio. La continuità aziendale di moltissime imprese è in grave pericolo e con essa la relativa base occupazionale. “Ecco perché – continua Gentile – noi logistici vogliamo fare, e faremo, la nostra parte, come sempre. Ma lo Stato deve fare la sua, stando al nostro fianco in quella che si va configurando come una sorta di ricostruzione del Paese”.

Per dare scacco matto alla crisi profondissima che si profila al termine dell’emergenza Covid-19, Assologistica propone a Governo e Parlamento poche, ma sostanziali, misure, necessarie per adottare “una terapia d’urto forte e prolungata nel tempo”. In estrema sintesi, si tratta di mosse a sostegno dell’intera collettività, dell’occupazione e delle imprese.

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La prima: per abbattere il costo del lavoro e mantenere l’occupazione serve una decontribuzione straordinaria del 40% a carico delle aziende con decorrenza dal 1° aprile 2020 fino a tutto il 31 dicembre 2021, a condizione che l’impresa mantenga fino a tale data almeno l’80% dei livelli occupazionali in forza alla data del 1° febbraio 2020.

In secondo luogo, con decorrenza 1° marzo 2020 e fino al 31 dicembre 2021 occorre prevedere un credito di imposta del 50% sul costo di acquisto di Dpi (Dispositivi per la protezione individuale) necessari ai lavoratori, in applicazione delle misure previste dal protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del Covid-19 negli ambienti di lavoro.

Terzo punto: assicurare il riconoscimento, immediato e limitato al periodo di permanenza dello stato di emergenza, per la logistica dello status di “servizio pubblico essenziale”, norma a costo zero per lo Stato che renderebbe chiaro a tutti che che chi lavora nella logistica sta contribuendo al sostegno del Paese.

In aiuto alle imprese del settore, poi, Assologistica chiede, da un lato, che quanto già disposto all’articolo 56 del decreto Cura Italia venga esteso anche alle grandi imprese, così da meglio supportare le forme di tutela occupazionale; lo sblocco immediato dei crediti fiscali vantati dalle imprese in forma di liquidazione oppure in forma di smobilizzo del credito verso il settore bancario, con copertura di garanzia da parte dello Stato; dall’altro, la soppressione per tutto il 2020 dell’aumento Ires per i concessionari di demanio pubblico, norma introdotta dall’ultima Legge di Bilancio e che ora non risulta sostenibile, rischiando pure di apparire beffarda.

Infine, un occhio anche all’export, promuovendo la sospensione delle restrizioni previste dal Dpcm del 22 marzo per le sole attività svolte dalle imprese del settore logistico a favore di clienti esteri, altra norma che non produce oneri per lo Stato.

“Ovviamente comprendiamo e condividiamo – conclude Gentile – la “ratio” dei provvedimenti assunti dal Dpcm. Ma l’esperienza concreta di questi giorni sta facendo emergere il grave rischio che i committenti esteri delle nostre imprese, per i quali non vige alcuna restrizione all’attività, possano decidere di approvvigionarsi altrove. E quando l’emergenza sarà passata, il cliente estero sarà difficilmente recuperabile”.

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