MILANO RT 1.3 “DIMEZZATO DOPO LOCKDOWN”/ Gallera “In Lombardia rallenta, oggi a 1.5”

- Niccolò Magnani

Milano con indice Rt a 1.3, Ats: “Dimezzato dopo lockdown”. L’assessore al Welfare Giulio Gallera: “In Lombardia rallenta, oggi a 1.5, grazie alle restrizioni introdotte dalla Regione”

Milano
Galleria Vittorio Emanuele durante il lockdown a Milano (LaPresse)

Continua a scendere l’indice Rt nella Regione Lombardia. A confermarlo l’assessore al Welfare Giulio Gallera, oggi in collegamento in commissione Sanità a Palazzo Pirelli. «L’indice Rt ha rallentato in maniera significativa in questi ultimi giorni e questo è sicuramente il risultato delle azioni di messe in campo da Regione Lombardia». Gallera, che ha aggiornato sulla situazione epidemiologica e sulla risposta del sistema sanitario lombardo, ha aperto i lavori illustrando i numeri di ieri del bollettino regionale: 9.291 casi, con particolari criticità nelle aree di Milano, Monza Brianza, Varese, Brescia e Como. A proposito dell’indice Rt, ha spiegazione che la riduzione dell’indice di trasmissibilità del coronavirus in Lombardia era salito ben oltre il valore 2, mentre oggi si attesta sull’1,5. «Anche a Milano siamo attorno all’1,3 in base alle elaborazione dell’Ats», ha concluso Gallera. (agg. di Silvana Palazzo)

ATS MILANO “RT 1.25, DIMEZZATO DOPO LOCKDOWN”

Una buona notizia, ogni tanto, in un lunghissimo periodo di quasi 10 mesi di morti, contagi, scenari apocalittici: l’Ats di Milano oggi con il suo direttore generale Walter Bergamaschi annuncia – a Sky Tg24 – che l’Rt (indice di contagio) nel capoluogo lombardo è praticamente dimezzato dall’inizio del nuovo lockdown. Nella città più colpita della Lombardia dalla seconda ondata di Covid-19, assieme a Monza, Como e Varese, l’Rt vede oggi un dato vicino al 1,25 «Con il lockdown si sta riducendo di giorno in giorno l’indice di contagiosità di Covid-19 e si è quasi dimezzato rispetto al momento di picco», spiega Bergamaschi nell’intervista tv. Era stata la stessa Ats Milano poche settimane fa a richiamare l’attenzione sui dati in crescendo nella metropoli, tanto da portare Regione Lombardia e i sindaci dei capoluoghi a convergere sulla nuova ordinanza di coprifuoco. Poi è giunto il doppio Dpcm che ha reso la Lombardia “zona rossa” con un lockdown praticamente totale su tutto il territorio.

LOCKDOWN MILANO, UNA BUONA NOTIZIA (FINALMENTE)

Ebbene, seppure ieri Milano era ancora la provincia più colpita con 3148 casi (di cui 1149 nella sola città) resta quel trend in discesa che può lasciare ben sperare per le prossime settimane, specie sul fronte dello stress sanitario degli ospedali. In merito alla possibilità per i medici di base di effettuare i tamponi nei propri studi, Bergamaschi ha spigato come a Milano abbia aderito all’iniziativa solo il 10% dei medici: «Su 2500 tra medici di medicina generale e pediatri di libera scelta solo 232 hanno aderito fino ad oggi. Va detto – ha spiegato ancora Bergamaschi a Sky Tg24 – che la richiesta è partita la settimana scorsa e quindi alcuni colleghi si stanno ancora orientando, però i dati raccolti fino ad oggi ci portano a dire che c’è il 10% di adesione, con 64 casi su 232 che hanno fatto richiesta di poter operare in una sede esterna». La situazione conta comunque di migliorare nei prossimi giorni, come spiega ancora il direttore generale «Abbiamo raccolto le loro richieste e chiesto a tutte le strutture ospedaliere di poter mettere i poliambulatori a disposizione dei medici che lo richiedono, in modo da potergli dare spazi adeguati, in una struttura dove oltre tamponi e test si possano fare anche approfondimenti diagnostici e si possa garantire un percorso clinico per il paziente».



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