ATTACCO A RATZINGER/ Obiettivo, dannare la sua memoria come con Wojtyła

- Monica Mondo

Perché Ratzinger, perché adesso? Non si vuole la verità. Si cerca di cambiare la dottrina, usando gli abusi per ridurre il cristianesimo a un’etica

Papa Ratzinger
Papa Benedetto XVI con Mons. Georg Ganswein (LaPresse)

Fatemi capire. Un gigante della Chiesa, un uomo di limpida intelligenza e acuta e profetica lettura della realtà, relegato in un piccolo convento di clausura a pregare per la Chiesa, viene accusato con ignominia di aver coperto scandalosi abusi durante gli anni (lontani, lontanissimi) del suo episcopato. Il religioso, il vescovo e il papa che più di ogni altro ha operato per snidare, condannare e limitare la peste degli abusi sessuali nella Chiesa, viene sbattuto in piazza, e accusato come mai i vescovi che hanno pile di accuse provate, che hanno gozzovigliato, sperperato, rubato e apparecchiato festini hard, e sono stati protetti e nascosti in Vaticano, come mai i preti tossici e spacciatori che scappano con i ragazzini stranieri nelle notti buie.

Un uomo mite, fragile, debole e in attesa dell’ultimo passaggio che viene sfiancato da parole come pietre, e non solo dai nemici, ma anche da fratelli, da vescovi e teologi e vaticanisti. Un uomo di immensa fede che si abbandona alle braccia di Dio, e assume su di sé tutte le colpe, anche quelle non commesse, senza vergogna, senza imbarazzo, perché davanti a Dio sa, come tutti dovremmo sapere, che siamo nati nella colpa, consapevole o meno, e solo dalla Sua grazia possiamo essere salvati. Un martirio scelto, ad espiazione di molti.

Fatemi capire, allora. Tutto questo non è abbastanza. E dobbiamo leggere uomini piccoli che sui giornali discettano se sia appena sufficiente questa offerta di sé, se non abbia definito in dettaglio le sue mancanze, e quali consiglieri lo spingano a oscurare la verità.

Non hanno capito nulla. La verità è che qualsiasi sacerdote che abbia più di 40 anni avrebbe cercato di minimizzare, o trattare il peccato più orrendo come un’onta da lavare in famiglia, troncare, sopire. Perché così per secoli hanno educato nei seminari, nelle università pontificie, nelle scuole, nelle omelie domenicali. Sono, siamo tutti coinvolti. E non in malafede. Nessuna giustificazione, bisognava gridare e sbattere in faccia l’orrore, e chiedere giustizia, stare accanto alle vittime.

Ma nessuno l’ha fatto. Non c’è un solo vescovo o cardinale che abbia avuto il coraggio di Ratzinger, di Benedetto XVI. Nessuno che finora abbia ammesso: se ho sbagliato, chiedo perdono, perché non ho nulla da difendere, Dio sa. Però, non fatemi passare per bugiardo, allego le prove della mia onestà. Ricordandoci che la fede non è solamente una morale. Che solo Dio consce il cuore dell’uomo e dona misericordia. Che la Chiesa meretrice e peccatrice Dio l’ha voluta e amata così com’è.

Abbiamo vissuto secoli più cupi. Abbiamo letto e saputo di vescovi e papi puttanieri, guerrieri, traditori, simoniaci. Sono stai chiamati a guidare la Chiesa, proprio loro. Nessuna giustificazione, ma non praevalebunt le forze degli Inferi neanche per mezzo delle loro mani sporche. Perché  Ratzinger, perché adesso?

Perché non è la verità che si cerca, ma altri scopi ben più prosaici e terreni, il potere, la propria ideologia, la vendetta. Ratzinger dà fastidio perché non si è piegato al voler di chi ha creduto di piegare la Chiesa ai propri capricci o interessi, di chi vuole cambiarne la dottrina usando della piaga degli abusi sessuali per ridurre il cristianesimo a un’etica, relativa ai desideri del mondo.

Non è ancora morto, sorregge nonostante la fatica dell’età e gli attacchi malevoli e perfidi l’operato di papa Francesco. E qualcuno, sì, l’hanno scritto, si abbassa a parlare di pene per lui, che non può neanche dimettersi come quel sant’uomo del cardinale Marx, dato che si è già dimesso. Spogliato di tutto, libero da tutto, solo davanti a Dio, a prendere su di sé la pena e lo scandalo, e portarli attraverso la Croce alla Resurrezione. Poiché non è ancora morto, vogliono facilitargli il compito, e dannare la sua memoria, come stanno facendo con Giovanni Paolo II, avendone subito gli altari.

Lui risponde immerso nel mistero di Dio, non possono capirlo, guardano a terra. Grideranno le pietre, se i cristiani non si alzeranno in piedi a smascherare la pavidità, la soggezione, la sacristia in cui li vogliono relegare gli architetti di un pensiero che con la fede non c’entra nulla. Cercano lo strappo, lo scisma, e la chiamano modernità. “Uomini che cominciano a combattere la Chiesa per amore della libertà e dell’umanità, finiscono per combattere anche la libertà e l’umanità pur di combattere la Chiesa”. G.K. Chesterton

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