AUTOMAZIONE/ Di Massa (BSD) “In fabbrica è l’ora dei controlli interattivi”

- int. Angela Di Massa

Parla Angela  Di Massa, designer della BSD, attiva nella frontiera dello "human machine interface" e neo associata Ucimu-Sistmi per produrre

TEAM BDS 1 640x300.jpeg Angela  Di Massa e il team di BSD

“Il panorama delle interfacce industriali è in grande crescita perché permette di trasformare il classico pannello di controllo a bordo macchina pieno di cifre e comandi, in una schermata semplice da usare, intuitiva, performante e in linea con l’identità dell’azienda”. Lo dice al Sussidiario.net Angela Di Massa,  Interaction Designer di BSD, azienda attiva nel facility management tecnologico, proiettato nello “human machine interface” (HMI).

Sul vostro sito si legge “siamo uno studio di innovation-interaction-strategic design”, ci spiega meglio?

Nel mondo dell’automazione industriale siamo sicuramente degli outsider perché realizziamo servizi per i macchinari 4.0 partendo da una prospettiva “extra settore” che abbiamo maturato lavorando per il mondo consumer e deriva anche dall’esperienza dei nostri fondatori che, nel 1990, dopo aver sviluppato conoscenze nel mondo del design e dell’ergonomia decisero di fondare BSD per intercettare un’esigenza forte in quegli anni: razionalizzare le interfacce uomo-macchina e l’esperienza d’uso che nel frattempo stavano divenendo sempre più complesse per i tecnici, gli operai e i videoterminalisti che si trovavano ad usarle.

Satispay, Bocconi, NABA, Enel X, è un portfolio che va ben oltre il mondo dell’industria… 

Sì, esatto, sono clienti con cui lavoriamo ormai da diversi anni, abbiamo progetti in corso anche per quanto riguarda la gestione del Customer Service, del Customer Relationship Management e dell’organizzazione aziendale. L’attività di consulenza e progettazione di servizi per le aziende è un po’ la seconda anima di BSD, dopo quella di ricerca e design nell’ambito della progettazione delle interfacce software lato User Experience, con la quale ci siamo sempre più affermati nel mondo industriale. Entrambe hanno in comune un approccio alla progettazione focalizzata sugli utilizzatori finali, sui dipendenti e chiaramente sugli stakeholder.

A tal punto da decidere di associarvi a UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE che è una delle rappresentanze di categoria più significative del mondo industriale: cosa vi aspettate da questa esperienza?

Capita di frequente che le due anime di cui abbiamo parlato prima si incontrino. Ad esempio: l’apertura di ticket di segnalazione per un pezzo che si è rotto a bordo macchina è un’attività che dipende da una serie di implementazioni sia a livello tecnologico sia a livello di organizzazione back office per l’assistenza clienti. Quando progettiamo una soluzione per l’industria vogliamo offrire un’esperienza user friendly a chi lavora sulla macchina. Per riuscirci dobbiamo comprenderne a fondo l’utilizzo. Partecipare ai meeting, alle assemblee, studiare i documenti e le analisi di mercato riservate ai soci UCIMU ha accresciuto molto la nostra conoscenza degli imprenditori e delle loro esigenze. È stato un ulteriore passo avanti affinché la nostra realtà digitale venga riconosciuta come una azienda del settore, come si dice in questi casi: “teniamo a far parte del gruppo”.

In questo mondo però le HMI le realizzano Fagor, Fanuc, Siemens: come fa una PMI italiana a competere con questi colossi internazionali?

La progettazione delle HMI per il mondo industriale è un mercato di nicchia e la competizione in queste arene è serrata. È vero, ci sono i grandi gruppi che oltre all’interfaccia possono offrire anche il loro CNC, e quindi l’intero pacchetto end-to-end, ma di fatto, si tratta sempre di soluzioni che presentano pochi segni di distintività. Sono sistemi standard. Mentre le aziende che scelgono noi a fine progetto si ritrovano con un prodotto, o l’intera famiglia, estremamente personalizzato che rende lo rende unico, oltre che semplice nell’utilizzo. Le soluzioni che progettiamo generalmente si distinguono anche perché supportano la fase di apprendimento degli operatori neofiti, attraverso un’interfaccia intuitiva che non necessita di manuali d’uso per capirne il funzionamento.

Un prodotto piacevole e cucito sulle esigenze del cliente è un po’ la carta vincente per tutta l’industria italiana…bello che questo nostro tratto distintivo si ritrovi anche nel comparto digital

È proprio così! Oggi pure il mondo industriale è pervaso dalla comunicazione e dal marketing. Le imprese cercano qualcosa che sia veramente “proprio”, a livello di design fisico della macchina, dello chassis di controllo, dell’interfaccia grafica fruibile a bordo macchina o da remoto su altri dispositivi. Le produzioni cambiano ma la capacità tutta italiana di realizzare prodotti di qualità con quel tocco di bellezza e originalità non si è persa. E non a caso i nostri clienti parlano di noi utilizzando termini come “boutique digitale”, “bottega virtuale”. E poi siamo nati a Firenze e abbiamo l’headquarter a Milano, le capitali del design in Italia. Il nostro presidente Sebastiano Bagnara è stato il fondatore del Corso di laurea e il Dipartimento di Scienze della Comunicazione dell’Università di Siena; mentre il nostro Inspirational Advisor Donald Norman è stato vicepresidente del gruppo di ricerca sulle tecnologie avanzate per la Apple… Insomma, vogliamo essere protagonisti nel mondo industriale senza dimenticare le nostre linee guida che provengono da contesti riconosciuti a livello mondiale.

Avete poi una sede a Roma, Pesaro e Aosta… mentre l’estero cosa rappresenta per la vostra attività?

La quasi totalità del nostro giro d’affari è assorbita dal mercato italiano ma anche in Germania ci siamo tolti diverse soddisfazioni in questi anni. Abbiamo persino ricevuto il premio German Design Award per una interfaccia realizzata per Stulz, azienda leader nella produzione di soluzioni di raffreddamento per grossi data center. Ma è l’unico mercato oltreconfine con cui lavoriamo.

Anche la vostra partecipazione alle fiere si ferma a Italia e Germania?

In questo momento sì. Partecipiamo alle principali fiere industriali in Germania e ovviamente in Italia. Stiamo anche ragionando su qualche altro paese ma il nostro modo di fare fiera è molto impegnativo perché, non potendo mostrare granché del nostro core business per questioni di segreto industriale, mentre intorno a noi vivono stand con macchinari in funzione che fanno scintille e rumori, cerchiamo di supplire aderendo e presidiando tutte le iniziative che vanno oltre l’esposizione. Ci prepariamo con largo anticipo facendo check dei programmi, leggendo le newsletter dell’organizzatore, aderendo a contest, interviste, podcast, alle arene convegni come quella molto riuscita di BI-MU più che ci aveva piacevolmente sorpreso nel 2022 a fieramilano Rho. Cerchiamo di creare engagement prima e dopo la fiera anche se restiamo dell’idea che esporre continui ad avere il suo gran valore. Essere presenti è un must anche per chi realizza soluzioni non tangibili.

Obiettivi per il futuro?

Vorremmo diventare il punto di riferimento italiano per quanto riguarda la dimensione HMI in ambito industriale. Al contempo però non vogliamo tralasciare tutta l’altra branca di business relativa al mondo accademico che ci vede impegnati nella definizione di corsi universitari e post-universitari ove siamo chiamati ad insegnare la metodologia di questo lavoro. Teniamo anche lezioni di data visualization, user experience per industria 4.0, conversation design. Stiamo crescendo di anno in anno e di pari passo aumenta il numero delle persone che lavorano in BSD. Oggi siamo più di 20 con una età media di 35 anni e probabilmente in futuro dovremo espanderci. Ma non è un obiettivo in sé per sé, dipenderà dalle commesse. Del resto vorremmo restare un’azienda autonoma guidata da fondatori e partner, così da mantenere quel grado di indipendenza fondamentale per esprimere al meglio il nostro potenziale creativo.

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