Balneari, Salvini non ha svenduto le spiagge: fake news M5s/ PagellaPolitica: “taglio canoni automatico per…”

- Niccolò Magnani

Non è vero che il Ministro Salvini ha svenduto le spiagge italiane: la fake news di M5s e Verdi "smontata" dal fact checking di "Pagella Politica". Canoni concessioni balneari: come funziona

Salvini, Lega Matteo Salvini, vicepremier e leader della Lega (Ansa)

IL “FACT CHECKING” DI PAGELLAPOLITICA SULLE ACCUSE CONTRO IL MINISTRO SALVINI

L’accusa di aver svenduto le spiagge italiane con interventi di “taglio” di canoni sulle concessioni balneari contro il Ministro Matteo Salvini è una sonora fake news: lo spiega il portale “Pagella Politica” nell’ultimo fact checking dopo le accuse scattate tanto da Europa Verde quanto dal Movimento 5Stelle nei confronti del leader della Lega e Ministro delle Infrastrutture. Nei giorni in cui il Governo Meloni è alle prese con un proficuo dialogo con l’Unione Europea per dirimere una volta per tutte l’annoso nodo delle concessioni balneari – rispondendo alla “Direttiva Bolkestein” dopo numerosi rinvii di tutti gli ultimi Governi – il servizio di “controllo sui fatti” messo in atto da “Pagella Politica” verifica quanto detto dai Verdi e dal vicepresidente M5s, Mario Turco.

«Il Ministro Salvini ha dato il via ai saldi sulle spiagge italiane, riducendo del 4,5 per cento il canone annuale delle concessioni balneari», ha spiegato il partito di Angelo Bonelli in un post su Facebook del 7 gennaio scorso. A dar manforte alla linea dei Verdi è intervenuto anche il vicepresidente grillino, parlando di decisione «presa dal Ministro Matteo “Papeete” Salvini». “Pagella Politica” ha semplicemente verificato in atto se fossero sensate le ragioni addotte dalle opposizioni contro il leader della Lega, in particolare se avesse o meno tagliato il canone che ogni anno i gestori degli stabilimenti balneari devono versare allo Stato. Il risultato è molto semplice: si tratta di una “fake news”, una “bufala” visto che il taglio dei canoni – che è vero – è in realtà automatico in quanto collegato agli ultimi dati Istat.

BALNEARI, ECCO DA DOVE DERIVA IL TAGLIO DEI CANONI DELLE CONCESSIONI

Innanzitutto bisogna considerare come le spiagge in Italia facciano parte del demanio, ovvero dell’insieme di beni di proprietà dello Stato e che non possono essere venduti o ceduti definitivamente ai privati: «Lo Stato può permettere a quest’ultimi l’uso di beni del demanio attraverso lo strumento delle concessioni, di cui si parla ormai da anni. In base alle regole europee e a varie sentenze della giustizia italiana, le concessioni balneari andrebbero messe a gara, ma diversi governi non hanno rispettato questa indicazione, rimandando i bandi». Dopo l’ultimatum dato dalla Commissione Ue all’Italia (scade il 15 gennaio) con il Governo intenzionato a porre i primi bandi già nelle prossime settimane, M5s e Verdi accusano Salvini di aver dato il via alla “svendita” delle spiagge. Ma non è così: dietro al taglio del canone delle concessioni balneari non v’è la volontà politica di un ministro, un partito o un Governo per conquistare il favore di una categoria come quella dei titolari degli stabilimenti.

«Si tratta di un adeguamento tecnico e automatico ai parametri Istat», spiega il “fact checking” di “Pagella Politica”, «In base a una legge del 1993 i canoni delle concessioni balneari vanno aggiornati ogni anno dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti seguendo l’andamento dell’inflazione». Lo aveva già indicato nei giorni scorsi il sindacato dei balneari (Sib) rispondendo direttamente alle proteste di Verdi, M5s e PiùEuropa, ma non era bastato per placare la critica anti-Salvini: i dati presentati dal sito di informazione invece provano a spiegare bene perché sotto il Governo Draghi i canoni delle concessioni sono cresciuti del 7,95%, perché sotto Conte erano all’1,85% mentre nel dicembre 2022 all’inizio del Governo Meloni si salì addirittura fino al 25,15%. «Questa crescita – spiega “Pagella Politica” – era dovuta in particolare al +41,7% registrato dall’indice dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali tra settembre 2021 e settembre 2022, mentre l’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati era cresciuto dell’8,6%». Alla comprensibile protesta dei balneari e delle singole associazioni di categoria vi furono ben due sentenze di Tar e Consiglio di Stato a fissare come valido l’aumento dei canoni, stabilendo però che ogni beneficiario di una concessione «potrà comunque portare avanti la propria causa in tribunale per vedersi bloccare l’adeguamento al rialzo».





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