BALZO DEL GAS E CROLLO DELL’EURO/ I segni della doppia crisi pronta a esplodere

- Paolo Annoni

L’inflazione non ha ancora raggiunto il suo picco e i rincari energetici, con le loro conseguenze, porranno problemi importanti anche al mondo politico

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Esattamente un anno fa i rincari del prezzo e del gas e l’inflazione cominciavano a imporsi all’attenzione per gli impatti che avrebbero potuto avere su economia e consumatori. L’inflazione nel frattempo è esplosa ed è andata oltre le previsioni ufficiali perché per tutto l’autunno del 2021 la versione delle Banche centrali, e non solo, scommetteva sulla transitorietà del fenomeno. I prezzi del gas hanno aggiornato nuovi massimi e sono molto oltre i livelli già “incredibili” dell’agosto 2021. In questi dodici mesi si è aperta una voragine tra quello che è accaduto sui mercati dell’energia e l’economia reale. Nonostante l’esplosione dei prezzi la vita di milioni di persone è proseguita sostanzialmente immutata. Mentre scriviamo questa voragine si allarga, ma per imprese e cittadini siamo solo alle avvisaglie.

La bolletta di luglio, arrivata agli italiani in ferie, è stata la prima mazzata che ha presentato un conto anche triplo a famiglie e piccole imprese. I contratti di elettricità e gas erano fissati per mesi o anni a prezzi molto più bassi, le imprese avevano venduto la produzione di gas a prezzi molto inferiori a quelli che si sono registrati negli ultimi mesi. Le imprese trasformatrici, la grande distribuzione hanno fatto da scudo, tagliando il tagliabile, assorbendo parte dei rincari pur di non intaccare i volumi. In questo modo l’economia reale ha guadagnato un anno, ma oggi le imprese sono costrette a passare i costi sui consumatori per non lavorare in perdita; altre, che competono sui mercati internazionali, sono fuori mercato perché costrette a battagliare con aziende che hanno costi dell’energia che sono una frazione di quelli europei e italiani.

Gli investitori hanno avuto dodici mesi per digerire i dati e costruire scenari al netto di una liquidità ancora abbondante; l’economia reale, invece, dovrà recuperare in poche settimane e sarà una rincorsa a ostacoli. Le politiche restrittive delle Banche centrali hanno effetti limitati; il rallentamento economico e la chiusura delle imprese rischia paradossalmente di peggiorare il problema dell’inflazione in uno scenario di carenza energetica e di ristrutturazione delle catene di fornitura globali.

Lo sviluppo dell’attuale crisi energetica è avvenuto senza particolare pubblicità oppure con minimizzazioni, si pensi ai gradi in più dei condizionatori, che hanno impedito di percepire la gravità di quanto stava avvenendo. I listini sono stati in qualche modo condizionati da consumatori sostanzialmente in grado e propensi a spendere quello che avevano sempre speso. Il crollo dell’euro rispetto al dollaro, con gli Stati Uniti forti di risorse naturali sterminate, è stato uno degli indicatori della crisi che stava ribollendo. 

Il crollo dell’euro di ieri può essere letto solo all’interno della frattura che si è aperta tra mercati dell’energia ed economia reale. I sistemi politici che non riescono a garantirsi forniture energetiche economiche e catene di fornitura affidabili si trovano nella complicata posizione di dover gestire una crisi economica e una sociale che è imponderabile. Non è più possibile “nascondere” o posticipare la frattura e questo pone una sfida esistenziale perché è un intero stile di vita che viene dato per scontato e che oggi è a rischio.

Non è più possibile selezionare le politiche energetiche per ottenere una costosa transizione e i partner commerciali sulla base di uno stringente codice “di valori” e insieme non essere travolti da un’inflazione ampiamente in doppia cifra e da un impoverimento di cui si fa fatica a vedere il fondo. Le conseguenze di quello che è accaduto sui mercati energetici e degli avvenimenti geopolitici sono iniziate per la grandissima maggioranza delle persone da qualche giorno. In questo senso il tempo trascorso dall’agosto 2021 è stato perso.

La politica oggi ha bisogno di dare una prospettiva a chi subisce la crisi. Può essere una prospettiva cattiva in cui si trovano responsabili esterni o interni a cui dare la colpa di tutto o buona in attesa che politiche industriali “intelligenti” diano i frutti. A oggi, in Italia, siamo ancora al blocco delle trivelle che impediscono persino di sfruttare le considerevoli risorse di gas nazionali. Se qualcosa non cambia presto bisognerà trovare una prospettiva “cattiva” da vendere a chi si troverà improvvisamente schiacciato da un costo della vita impazzito.

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