Bambini decapitati dall’Isis in Mozambico/ Save The Children: “Violenza deve finire”

- Davide Giancristofaro Alberti

Save The Children: “Bambini e ragazzini decapitati dall’Isis in Mozambico”. Dal 2017 più di 2.500 persone uccise e 700mila sfollati

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Sono decisamente drammatiche le notizie che giungono dal Mozambico, dove un gruppo di terroristi islamici facenti parte dell’Isis, ha decapitato bambini e ragazzini. L’episodio, riportato dall’edizione online di TgCom24.it, è accaduto di preciso presso la provincia settentrionale di Cabo Delgado, e a denunciarlo è stato Save The Children, che ha raccolto le testimonianze tragiche delle madri delle povere e innocenti vittime. “Quella notte – il racconto di Elsa, mamma di un ragazzino decapitato davanti a lei e agli altri fratelli, alla BBC – il nostro villaggio è stato attaccato e le case sono state bruciate. Quando tutto è iniziato, ero a casa con i miei quattro figli. Abbiamo cercato di scappare nel bosco ma hanno preso mio figlio maggiore e lo hanno decapitato. Non potevamo fare nulla perché saremmo stati uccisi anche noi”.

Così invece Amelia, che ha spiegato: “Dopo che mio figlio di 11 anni è stato ucciso, abbiamo capito che non era più sicuro restare. Così siamo fuggiti a casa di mio padre in un altro villaggio, ma pochi giorni dopo sono iniziati anche lì gli attacchi”.

BAMBINI DECAPITATI DALL’ISIS IN MOZAMBICO, L’INTERVENTO DELL’AMBASCIATA USA

Chance Briggs, direttore di Save the Children in Mozambico, ha diramato un appello affinchè questa pratica barbara cessi il prima possibile: “Questa violenza deve finire e le famiglie sfollate devono essere supportate mentre tentano di riprendersi dal trauma. Il nostro staff è arrivato alle lacrime quando ha sentito le storie di sofferenza raccontate dalle madri nei campi profughi”. Dal 2017 ad oggi, da quando cioè in Mozambico si è verificata l’insurrezione islamista, più di 2.500 persone sono state uccise, mentre circa 700mila sono dovute fuggire dai propri villaggi. Il governo locale ha chiesto aiuto internazionale, e ha risposto presente l’ambasciata Usa in loco, pronta ad addestrare i soldati e a fornire “attrezzature mediche e di comunicazione”. “La protezione dei civili, dei diritti umani e il coinvolgimento della comunità – fanno sapere attraverso una dichiarazione – sono centrali per la cooperazione degli Stati Uniti e sono fondamentali per combattere efficacemente lo Stato islamico in Mozambico”. Purtroppo quella della decapitazione è una pratica molto comune nell’Isis, e l’ultimo caso che fece scalpore fu quello del prof francese ucciso lo scorso ottobre a Parigi.



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