Batterio New Delhi colpisce Toscana/ Resistente ad antibiotici, già 64 casi: allerta

- Dario D'Angelo

Batterio New Delhi colpisce la Toscana: la Regione, 64 i casi accertati di contagio e 17 le morti. Preoccupa la resistenza agli antibiotici.

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Preoccupazione in Toscana per il batterio New Delhi resistente agli antibiotici che, secondo quanto riportato dalla Regione in una conferenza stampa, avrebbe già portato a 64 casi accertati di infezione dal 2018 ad oggi. Una situazione che non può essere sottovalutata, quella della diffusione del super batterio negli ospedali toscani, ma per la quale per ora i vertici sanitari non hanno lanciato un vero e proprio allarme. Ma qual è lo spauracchio che porta il nome della capitale dell’India? Si tratta appunto del New Delhi metallo beta-lattamasi, batterio isolato per la prima volta nel 2009 in un paziente svedese tornato da poco tempo dall’India (ecco il perché del nome). L’aspetto che più preoccupa è appunto l’alta resistenza sviluppata agli antibiotici, soprattutto in relazione a quei pazienti ospedalieri particolarmente fragili, come anziani, immunodepressi o persone con malattie pregresse.

BATTERIO NEW DELHI COLPISCE TOSCANA

Le persone in condizioni di salute “normali” che entrano a contatto con il batterio New Delhi possono convivere con il batterio che vive nella flora intestinale e che, nella maggior parte dei casi, non risulta pericoloso. L’area maggiormente interessata dalla diffusione del batterio, alla luce dei dati in possesso dell’ASL, si riscontrano nella zona Toscana Nord ovest quindi nello specifico nella provincia di Massa, Livorno e Pisa. Come riportato da “La Nazione”, sebbene i casi accertati di persone che hanno contratto la malattia siano 64, quelli sotto la lente sono 44, poiché gli altri 20 soffrivano già di altre patologie. Di queste 44 persone, 17 sono morte, per una percentuale vicina al 40%. L’assessore regionale alla Salute Stefania Saccardi ha dichiarato:”Dobbiamo evitare allarmismi. I numeri, sia pur più alti di quelli attesi, non sono tali, e già da mesi sono state messe in atto le misure necessarie per conoscere meglio il fenomeno ma soprattutto ridurne l’estensione”.



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